Si può ancora guadagnare dal mining di criptovalute?

Criptovalute

Cominciamo con dare alcune informazioni di base per capire di cosa stiamo parlando.

CHE COSA SI INTENDE CON IL TERMINE MINING
Per evitare errori riportiamo la definizione di mining trovata sulla rete Internet al seguente link:
https://bitcointalk.org/index.php?topic=24228.0 
“Il mining è il modo utilizzato dal sistema bitcoin e dalle criptovalute in generale per emettere moneta.
La rete bitcoin memorizza le transazioni all’interno di strutture di dati chiamate in gergo “blocchi”. Affinchè un blocco possa essere aggiunto alla catena dei blocchi, ovvero all’enorme database pubblico contenete tutte le transazioni in bitcoin, è necessario che un elaboratore lo “chiuda” trovando un particolare codice, che può essere unicamente azzeccato a furia di tentativi. Questa operazione cristallizza il blocco, impedendo qualsiasi modifica futura, e chi trova tale codice è ricompensato con una certa quantità di bitcoin (attualmente 25), più tutte le tasse delle transazioni da lui inserite nel blocco, come incentivo alla “donazione” di tempo macchina alla causa del bitcoin. Questa operazione è chiamata in gergo mining, nome che deriva dal parallelismo bitcoin-oro, nel quale il reciproco è costituito dai minatori che cercano strenuamente le pepite d’oro nella roccia.”

Trattandosi di criptovalute anche la definizione è molto criptica: cerchiamo di fare un po’ di luce: è chiaro che il mining è l’operazione attraverso la quale si può generare un blocco cioé la registrazione di una transazione avvenuta in bitcoin.

L’operazione sopra descritta non è per niente né semplice né veloce – e nemmeno gratuita, come vedremo più avanti costa in termine di giga messi a disposizione – e mentre agli albori dell’era bitcoin gli operatori che usavano questa moneta erano veramente pochi e venivano remunerati (per il loro tempo e per la quantità di memoria e di energia elettrica che mettevano a disposizione) con 25 bitcoin – che allora valevano quasi nulla, ma che ora varrebbero circa 375 mila dollari – ci si poteva attendere che lasciando girare programmi automatici sul proprio computer (o sulla rete dei propri computer) nel giro di qualche giorno si sarebbero guadagnati un discreto numero di queste criptomonete.

UN NEMICO PERVERSO: L’INVALIDBOCK
Il sistema però si autoregola (non chiedete in quale maniera e con quali criteri…) e fa in modo che il numero totale di bitcoin che viene generato non possa superare un certo limite giornaliero (parliamo di poche unità!) per cui la probabilità che il vostro lavoro e il vostro denaro reale (i costi dei computer, delle memorie messe a disposizioni e dell’energia elettrica spesa per il funzionamento e quant’altro) venga ripagato sono inferiori all’1%.
Tant’è che adesso non sono più singoli minatori alla caccia di questo fantomatico oro virtuale ma si sono create delle vere e proprie associazioni di ricercatori – dette pool mining – con risultati che però sembrano modesti, almeno sul piano individuale

PIU’ ALTO IL NUMERO DI UTENTI MAGGIORE LA QUOTAZIONE
Il bitcoin deve il proprio successo proprio a questo: è possibile coniare un numero limitato di monete.
Meno persone usano queste monete (è accaduto all’inizio del fenomeno) meno valore aveva ciascun bitcoin.
Via via che l’utilizzo si è diffuso (prima attraverso l’accettazione dei bitcoin come moneta di scambio per alcuni siti, poi come valuta accettata da quasi tutti i più grossi operatori dell’e-commerce, poi come forma di investimento tra i più coraggiosi speculatori, da ultimo con la quotazione dei futures alla Borsa di Chicago) il bitcoin è passato da successo in successo toccando vette vertiginose fino al temere dello scoppio dell’ennesima bolla speculativa.

Tra le altre è ben strano – e dovrebbe far riflettere i più assennati – come sebbene sotto al bitcoin non ci sia proprio nulla (al contrario delle altre monete reali che oltre alle garanzie degli enti di emissione hanno come sottostante il PIL dei Paesi che le usano) i bitcoin vengano usati come sottostante dei futures che vengono scambianti a suon di milioni di dollari!

SCOPPIATA UNA BOLLA SE NE CREA UN’ALTRA
Non solo: il successo di questa criptovaluta ha svegliato l’interesse della speculazione mondiale sulle altre criptovalute.
Ora si comincia a parlare di altre figlie degli algoritmi: di moda al momento c’è Ethereum – verso la quale si stanno dirigendo le folle di quelli che giudicano troppo elevato e rischioso l’investimento sui bitcoin.
Ma attenti: fra un po’ anche le massaie cominceranno a familiarizzare con nomi tipo LitecoinRippleDash e altri generati dalla fantasia e dall’abilità di geniali informatici e pubblicitari.

Ma il web ha in serbo una novità ancora più clamorosa.
Si chiama MONERO, è la criptovaluta sulla quale si sono concentrati gli sforzi maggiori in termini di studi e investimenti (il nome è stato preso dall’esperanto e significa proprio denaro) e dietro al quale sembrano esserci oltre ai soliti informatici anche un discreto numero di multinazionali.
Dopo alcune differenziazioni iniziali anche questa valuta virtuale ha finito per diventare speculare con il Bitcoin, con le stesse identiche caratteristiche e peculiarità, la principale delle quali è l’anonimato delle transazioni.
Cioè speculazione pura e senza controllo.
E i poveri minatori?

POVERI MINATORI: UN DESTINO CHE SI RIPETE
Può sembrare strano che all’aumentare della notorietà dei bitcoin e al crescere esponenziale del suo valore questi moderni minatori vengano remunerati sempre meno.
Ma è la Storia che ci insegna che funziona così: lo è stato per l’oro, per il carbone, stiamo assistendo a come lo stia per diventare per il petrolio.
La ricchezza non premia più l’attività estrattiva – in genere non paga più proprio il lavoro -, ma solo la speculazione sulla materia prima estratta.
Anche quando non è materia.
I più svelti e i più furbi sposteranno la loro sudata attività sulla criptovaluta più conveniente del momento, alcuni si spegneranno con la loro criptovaluta sottostante, i più saggi abbandonerano questo tipo di attività e se ne inventeranno delle altre.

CONCLUSIONI
Per quanto detto sopra il mining sui bitcoin pare non essere più così remunerativo, come era all’inizio, ma forse non lo più proprio per niente: ma probabilmente i primi a saperlo sono proprio quelli che ci si stanno dedicando.
Riusciranno i nuovi arrivati sulle nuove criptovalute a ripetere i successi e i guadagni del bitcoin?
Forse….
Ma il mondo cambia con una velocità sempre più travolgente e la speculazione è un’amante affascinante ma infedele.