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INIZIO
TATTICHE i
MILITES FORTI LE
LEGIONI LA FLOTTA
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Nel
Forum Romanum puoi
discutere di soldati, legioni tattiche battaglie ed altro con altre persone.
STORIA DELLE LEGIONI DALL'
ETÀ ARCAICA FINO AL TARDO IMPERO
Età Regia: ordinamento "oplitico".
La legione (termine derivato da legere cioè scegliere) nasce secondo la
leggenda come unità tattica ideata dallo stesso Romolo. In una prima fase
l'esercito era composto solo dai patrizi, gli unici a potersi procurare armi e
armatura, coadiuvati da una parte dei loro clientes. Sotto il governo del
Re Servio Tullio invece si aprirono i ranghi legionari a tutti coloro che
potevano pagarsi un'armatura dando origine alla leva censitaria. Tutti coloro
che erano esclusi dal censo perché proletari o per altre ragioni, vi potevano
partecipare come "tecnici" (fabbri, falegnami....) o come velites o
ausiliari semplici.
Il modo di combattere della legione arcaica, era simile per certi versi a quello
della falange greca: ossia i legionari rimanevano vicini e uniti spalla a
spalla, con le lance inclinate, ed avanzavano compatti verso il nemico. L'unica
suddivisione era quella in centurie che in realtà esisteva più a fini politici e
organizzativi che propriamente militari. Questo schieramento permetteva di
sferrare un solo attacco, e di essere molto vulnerabili ai lati, dato che la
cavalleria era ridotta essendo costosissimo l'armamentario.
La legione "oplitica" fu sufficiente a difendere Roma in tutta l'età arcaica,
fino agli albori della Repubblica dove avvennero importanti mutamenti che
avrebbero visto prevalere l'Esercito romano su tutti gli altri.
| CLASSE | CENSO (ASSI) | N° CENTVRIE | TOT. |
| I | 100.000 |
18 cavalleria 80 fanteria |
98 |
| II | 75.000 | 20 fanteria | 95 |
| III | 50.000 | 20 fanteria | |
|
IV |
25.000 | 20 fanteria leggera | |
| V | 11.000 | 30 arcieri e frombolieri | |
| VI | proletarii | 5 falegnami fabbri ecc... |
Nella Repubblica:
l'ordinamento manipolare.
Dalla nascita della Repubblica (509 a.C.), la legione inizia un processo di
profondo rinnovamento tradizionalmente attribuito al leggendario Furio Camillo:
innanzitutto si abbandona la formazione oplitica, per prendere quella
manipolistica che vedeva la legione non più come un unico blocco ma divisa in
più unità, dette manipoli, ognuna delle quali aveva una certa autonomia e poteva
essere utilizzata facilmente ove fosse necessario senza creare lesioni al resto
dello schieramento. Altra innovazione fu la distinzione di tre tipi di
legionario armati diversamente a seconda del censo: la prima fila di manipoli
era composta da 1200 hastates armati con una spada e una lancia
sostituita poi con due pila, in seconda linea si trovavano 1200
principes armati di gladi, e in terza fila trovavano posto i triares
in numero di 800, armati con lunghe lance. La legione era composta regolarmente
da 3000 uomini divisi in centurie, ossia gruppi di 60 uomini (nell'età arcaica
erano 100, da cui il nome centurie) comandati da un centurione che stava sulla
destra, solitamente la centuria comprendeva oltre ai legionari anche un
cornicifer ossia un uomo designato a portare la tuba per dare i segnali e un
otpio, l'aiutante del centurione. Le centurie erano unite due a due per
formare i manipoli, dove solo uno dei due centurioni era detto prior
ossia aveva il comando supremo dell'unità, ed era seguito dal signifer o
porta insegna del manipolo.
Durante le Guerre Puniche, i generali romani apprendono l'importanza della
cavalleria non solo per operazioni di supporto e fiancheggiamento ma anche, e
sopratutto per proteggere i lati della legione; e proprio a questi scopi essa
viene portata a circa 200 effettivi.
Nella Repubblica la leva era effettuata tramite il censo (vedere tabella) e
obbligava tutti i cittadini abili.
Le legioni erano di norma quattro, ma potevano essere anche di più in casi di
necessità, ed erano comandate due per Console.
Sempre durante la Repubblica nasce la carica dei Tribuni Militium:
solitamente erano sei uomini (di cui uno di rango senatorio) che avevano il
comando di parti dello schieramento e della cavalleria.
Fine della Repubblica: ordinamento coortale e le riforme di Caio Mario
Terminate le guerre guniche,
l'Esercito romano entra in crisi, infatti gli obblighi militari avevano
costretto i contadini ad abbandonare le campagne, ed al loro ritorno dalla
guerra trovarono i terreni impoveriti. Non avendo più soldi per ricostruirsi
l'attività decisero di venderla. La maggioranza degli ex contadini, andò quindi
a formare il così detto proletariato urbano. Nel 107 a.C. Caio Mario viene
eletto Console, e come soluzione a questi disagi propose la leva volontaria. In
tal modo i soldati avrebbero ricevuto dallo Stato l'armatura, sarebbero stati
pagati periodicamente, ed alla fine della leva avrebbero avuto un pezzo di terra
da coltivare sottratta all'Ager Publicus.
Dal punto di vista
prettamente militare la sua riforma apportò sostanziali modifiche alla struttura
della legione e all'armamento trasformandola in un corpo di veri e propri
professionisti della guerra.
- Per quello che riguarda l'armamento questo venne uniformato,
facendo quindi cadere la triplice divisione
tra principi astati e triari fin'ora in uso. Si introdussero per tutti una cotta
di maglia (in realtà già in uso dai principi) portata sopra la tunica rossa,
l'uso di un daga o coltello come arma ausiliaria, la nascita del primo
"zaino tattico" della Storia che permetteva al legionario di portare tutto il
necessario (badile, piccone, sacca per il frumento, borraccia, pentolino per il
rancio, ricambio) con se in poco spazio. Il tutto in aggiunta ai già presenti
gladio e pilum. Ciò valse ai legionari dell'epoca il soprannome di Marius
mulae cioè muli di Mario, per la quantità di di cose trasportate.
- Invece, dal punto di vista tattico e
organizzativo, il numero dei soldati per centuria venne portato ad 80, visto che
la recente invenzione della tenda di tipo "canadese", acquisita dall'esercito
per la facilità di trasporto e montaggio, consentiva di ospitare 8 uomini
corrispondente alla contuberna o "camerata" che quindi divenne la base di
tutta la struttura della legione. Di conseguenza i manipoli erano formati da 160
uomini. Altra innovazione non meno importante fu l'introduzione della cohors
o coorte, un'unità formata dall'unione di tre manipoli, in grado di svolgere un
grande spettro di attività oltre che di affrontare piccoli scontri
autonomamente. La coorte era formata da 480 uomini, anche se
variò sensibilmente più volte durante l'epoca
imperiale, ed era rappresentata dal
signum cohortis o insegna della coorte portata da uno specifico alfiere. La
coorte poteva essere comandata da un Tribuno Militare.

Età Imperiale: la
legione "perfetta"
L'Imperatore Ottaviano (I sec. d.C.) nell'ottica della sua imponente riforma
statale, diminuisce drasticamente il numero delle legioni che passano da 60 a 25
circa, inoltre raddoppia permanentemente il numero degli uomini della prima
coorte che arrivano a 1000 circa e per questo verrà chiamata cohors
millenaria: essa era composta solo da cinque centurie con effettivi doppi.
La cavalleria viene riorganizzata e quindi divisa in 10 squadroni (detti
turmae) formati da circa 15 cavalieri ciascuno. Ogni legione poteva avere un
minimo di 150 cavalieri fino ad un massimo di 300 circa. Ogni turma era
sottoposta a tre decuriones di cui il più anziano deteneva il controllo
dell'unità.
Il generale della legione prende il nome di Legatus Legionis ed è
subordinato ad un generale d'armata chiamato Comes Legionis (vedi
i gradi militari).
Inoltre la necessità di accorpare anche temporaneamente reparti provenienti da
legioni diverse viene compiuta con l'istituzione delle vexillationes.
Nel I secolo d.C. la tipica lorica anellata basata sulla cotta di maglia
viene sostituita dalla lorica segmentata formata da più piastre
longilinee poste le une sopra le altre. Questa armatura era molto resistente nei
confronti delle stoccate e delle frecce poiché era in grado di assorbire l'urto
e di disperderlo su tutta l'armatura; inoltre era piuttosto flessibile
garantendo al soldato una buona mobilità.
Per capire meglio qui sotto è rappresentata la tipica legione del primo Impero
schierata per la battaglia esponiamo quindi le sue principali componenti: la
coorte da 500 uomini è gialla, la coorte millesimaria (960 uomini c.a.) è
grigia, il manipolo (160 uomini) è verde scuro, la centuria (1/2 manipolo) è
arancione, la turma è verde chiaro, mentre la ala di cavalleria (5 turmae)
è azzurra.

Età tardo
Imperiale: lo sdoppiamento delle legioni.
La
struttura dell'Esercito rimane invariata pressoché per secoli, fino a quando
l'Imperatore Diocleziano (285-301 d.C.) attua una nuova riforma secondo la quale
il numero delle legioni sarebbe aumentato, e che le legioni fossero divise in
due parti. La prima parte detta limitanea (cioè che stava nei pressi del
confine), aveva il compito di sorvegliare i confini, mentre la seconda detta
comitatus stava nelle retrovie, pronta a fermare eventuali orde riuscite ad
oltrepassare il limes (confine dell'Impero); il comitatus formava
il nerbo dell'Esercito ed era posto più internamente per poter rapidamente
accorrere ove fosse necessario. Già dalla seconda metà del III secolo d.C.
l'esercito, a causa delle continue e d'altronde necessarie immissioni di soldati
barbari poco inclini alla disciplina, era diventato sempre più barbarizzato, la
tipica uniforme romana troppo difficile da produrre in tempi così difficili
venne sostituita da una cotta di maglia portata sopra la tunica, il gladio
spesso veniva sostituito con la spada,e, al posto del pilum e dello scutum
presero posto lancia e parma (scudo tondo) oppure lo scudo ovale.
Vista questa situazione di generale imbarbarimento i
generali cercavano di adattare gradualmente il modo di combattere dei barbari,
basato su rapide scorrerie, e disordinati attacchi in massa di fanteria, con la
disciplina del manipolo romano e al combattimento di corpo piuttosto che quello
individuale.
LE GLORIOSE VITTORIE DI ROMA.
Le
celeberrime vittorie di Roma sui suoi nemici, venivano commemorate con fastosi
Triumphes che si concretizzavano con il gesto da parte delle legioni
vittoriose nel varco dell'Arco di Trionfo edificato appositamente per loro. Il
Trionfo poteva essere accordato solo dal Senato, che doveva ricevere il
resoconto degli scontri, e sapere quanti nemici erano caduti, e quindi l'entità
della battaglia finale.
Durante il tragitto i soldati acclamavano il proprio generale, e prendendolo in
giro con canti scherzosi: lo stesso Caesar veniva chiamato "l'adultero calvo".
Il corteo era preceduto dal generale vittorioso che montava una quadriga,
seguito dai tribuni militari, dalle Aquile e dai Vessilli delle legioni, poi dal
resto delle truppe che trasportavano su grandi carri il bottino di guerra (che
poi veniva diviso fra i soldati), gli schiavi, e delle tavole dipinte che
rievocavano i punti salienti delle battaglie. Al momento culminante del Trionfo
per tradizione, lo schiavo che teneva l'alloro della vittoria sulla testa del
generale gli sussurrava nell' orecchio "Ricordati, sei sempre un uomo". Il
tragitto del Trionfo solitamente partiva dal Campo Marzio, passando per le vie
fin dentro al Circo Massimo, poi per la via Trionfale, e quella Sacra passando
per il Foro, e aveva come meta il tempio di Giove Capitolino, in cima al
Campidoglio ove venivano versati gli onori al generale vittorioso. Al termine
della processione trionfale venivano preparati grandissimi banchetti a cui tutta
la popolazione era invitata a partecipare. Nell'età imperiale, il Trionfo fu
praticamente accordato solo ad Imperatori visto che erano questi ultimi a
condurre le campagne militari, comunque ai generali erano concesse delle
onorificenze, dette ornamenta triumphalia, che permettevano loro di
sfilare con le vesti del triumphator insieme all'Imperatore.
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