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Romano Tebaldi
Membro Adventus
8 Messaggi
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Posted - 27/12/2005 : 20:17:17
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| Chi � stato secondo voi l'ultimo imperatore o generale dell'impero ad aver avuto im mano una seria possibilit� di salvare l'impero e perch�? |
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Domizio Aureliano
Membro Solitus
  
89 Posts
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Posted - 29/12/2005 : 02:49:35
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Diocleziano,perch� dopo la disgregazione dell'impero in molti regni secessionisti (anarchia)e le prime invasioni ha compiuto l'opera di restaurazione che altri imperatori(Illirici)avevano iniziato.
Oltre a meriti militari(era un grande generale)aveva riformato l'esercito,l'economia e le istituzioni politiche.
Ide� la tetrarchia,capita male e applicata peggio dai sucessori,perch� aveva intuito che l'impero doveva iniziare a difendersi.Regn� a lungo(cosa assai rara in quei periodi)dando stabilit� all'impero e carisma alla carica dell'imperatore.
Penso sia stato l'ultimo garnde Cesare di ROMA.
ROMA VITTORIOSA!!!
Domizio Aureliano |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2353 Posts
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Posted - 31/12/2005 : 22:46:42
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riferirsi a un solo imperatore mi sembra un po' vago....al massimo ci si pu� riferire a una serie di imperatori.Aureliano,Adriano,Giuliano l'apostata e chi pi� ne ha pi� ne metta...calcolando che nell'ultimo periodo della storia di Roma gli imperatori duravano pochi anni,mi sembra impreciso aggiudicare a un solo imperatore l'appellativo di salvatore
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
1977 Posts
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Posted - 01/01/2006 : 15:57:37
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
riferirsi a un solo imperatore mi sembra un po' vago....al massimo ci si pu� riferire a una serie di imperatori.Aureliano,Adriano,Giuliano l'apostata e chi pi� ne ha pi� ne metta...calcolando che nell'ultimo periodo della storia di Roma gli imperatori duravano pochi anni,mi sembra impreciso aggiudicare a un solo imperatore l'appellativo di salvatore
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Diciamo anche che sarebbe servito riordinare la struttura dello stato romano e dell'esercito, evolvere per sopravvivere.. adattarsi alle nuove necessit� del momento e sopravvivere per combattere (e conquistare) ancora.
Aurelio Ventidio Aquila
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Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1235 Posts
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Posted - 07/01/2006 : 01:48:52
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La morte, inaspettata, di Costantino scatena da subito un problema antico, quello della successione.
L'anziano imperatore infatti, per ragioni in parte misteriose, non si � preoccupato di designare alcun successore, lasciando cos� implicitamente ai figli la possibilit� di spartirsi i territori imperiali, secondo una soluzione di potere di tipo 'pluralista' che � stata estranea alle sue scelte politiche.
Dei suoi tre figli, soltanto il pi� giovane, Costante, rimarr� inizialmente escluso dal titolo di Augusto, andando infatti la parte occidentale a Costatino e quella orientale a Costanzo.
La morte improvvisa - e forse violenta - di Costantino, far� tuttavia di Costante l'erede dell'Occidente (340).
Sarebbe superfluo descrivere in dettaglio i vari avvicendamenti al potere degli imperatori di questi anni, che vanno dal 337 al 363.
Ci limiteremo quindi a dire che, in questi come nei decenni precedenti, si avranno sia episodi di usurpazione (in particolare quello che vedr� Magnenzio, nel 350, occupare l'Italia e la Gallia, dopo aver eliminato Costante, venendo poi sconfitto da Costanzo nel 353), sia di larvato indipendentismo (quale quello di Treboniano Gallo, un parente di Costanzo cui questi ha affidato la sorte delle regioni orientali, ma che ha poi fatto giustiziare per il sospetto di mire separatistiche e indipendentiste�)
Ma tra tutti i personaggi di questi anni, � senza dubbio la figura di Giuliano (detto l'Apostata, a causa della sua scelta di ripudiare quell'indirizzo filo-cristiano che l'Impero ha oramai definitivamente preso) a emergere, sia per l'originalit� delle proprie vedute che per la propria abilit� militare.
Eletto da Costanzo II Cesare delle Gallie, col compito di tutelarne l'integrit� territoriale contro i tentativi di penetrazione dei popoli germanici (Alamanni e Franchi), Giuliano dar� subito prova delle proprie capacit� militari ottenendo pi� di un successo, e guadagnandosi cos� anche la fiducia e l'approvazione delle popolazioni indigene locali.
Tuttavia non saranno tali imprese a guadagnargli una fama duratura a livello storico, bens� piuttosto le sue originali concezioni religiose e politiche, che si concretizzeranno in un programma di riforma sia istituzionale che culturale.
Se infatti da un lato egli promuover� nuovamente la diffusione dei culti pagani nell'Impero, negando quindi alla religione cristiana quel primato che essa aveva gradualmente acquisito a partire dai tempi di Costatino, dall'altro invece spinger� per una politica di tipo tradizionalista, volta allo smantellamento di gran parte degli apparati statali (e al ridimensionamento della stessa corte imperiale), nonch� alla rivalutazione dei buoni rapporti tra lo Stato e i ceti ricchi, attraverso una diminuzione della pressione fiscale.
La sua sar� insomma un'azione in favore delle forze pi� antiche (ma oramai anche irrimediabilmente in declino) della societ� romana, legata peraltro alla sua personale concezione del potere e dell'Impero - una concezione decisamente in controtendenza rispetto alle tendenze degli ultimi decenni.
Gli eventi che porteranno Giuliano a divenire Imperatore unico, passeranno attraverso lo scontro con Costanzo II, avvenuto a causa di una richiesta di quest'ultimo non soddisfatta dal giovane Cesare.
Impegnato sul fronte orientale, difatti, Costanzo richieder� a Giuliano un massiccio invio di truppe, al fine di poter sferrare un nuovo attacco contro la potenza persiana. Al rifiuto di Giuliano - dovuto sia alla propria volont�, temendo egli molto probabilmente di rimanere sguarnito militarmente sul proprio fronte, sia a quella delle sue truppe - l'Imperatore Costanzo reagir� entro breve tempo con una vera e propria dichiarazione di guerra, muovendo poi incontro al suo rivale.
Una battaglia, quella tra i due duci romani, che tuttavia non verr� mai combattuta, a causa della morte di Costanzo nel 360 a soli 34 anni d'et�.
Dopo tale evento, dunque, l'Impero passer� nella sua interezza nelle mani di Giuliano, che potr� cos� finalmente portare avanti a livello globale i suoi progetti di riforma.
Nei due anni del proprio principato infatti (361-363), egli condurr� una politica fondamentalmente anti-cristiana sul piano religioso e tradizionalista su quello economico e politico, che gli frutter� peraltro l'odio della Chiesa e, con esso, il soprannome di Apostata (cio� di rinnegato).
Nonostante poi la profondit� della sua visione (che analizzeremo meglio pi� avanti), l'intrinseca anacronisticit� del suo progetto politico far� in modo che i suoi successori rinneghino praticamente tutte le sue riforme - anche se ci� non toglie che esse siano espressione di un clima culturale e di tensioni reali che attraversano la societ� romana di questi anni.
Dopo la morte di Giuliano, avvenuta nel corso di una campagna contro i Parti, � un personaggio della corte, Gioviano, a prenderne il posto; questi governer� per soli tre mesi, facendo per� a tempo a concludere una pace con l'Impero partico.
Dopo Gioviano, il potere supremo passer� a Valentiniano (364-375), il quale sceglier� di dividerlo con il fratello Valente (364-375), assegnando a se stesso la parte occidentale e a suo fratello quella orientale (la cui capitale � divenuta oramai Costantinopoli).
Successivamente egli assocer� al titolo imperiale anche il figlio sedicenne Graziano (367-383), dimostrando in tal modo come anche la soluzione diarchica sia oramai superata in favore di un altro tipo di divisione, dettata essenzialmente dalle esigenze del momento.
Con Valentiniano l'alleanza tra l'Imperatore e gli eserciti verr� rafforzata ulteriormente, contribuendo egli in tal modo a una ulteriore militarizzazione della parte occidentale, ovvero a una prevalenza degli elementi militari anche tra le pi� alte sfere dello Stato: un dato che anche in futuro distinguer�, come si � detto, l'occidente dall'oriente!
Graziano, invece, sar� il primo imperatore romano a rinunciare al titolo di Pontefice Massimo (una carica religiosa legata alle antiche tradizioni pagane), contribuendo cos� all'allontanamento dello Stato dalle consuetudini pagane.
Nel 378 poi, si avr� la celebre sconfitta dei romani presso la citt� di Adrianopoli, in Tracia, in una battaglia nel corso della quale perder� la vita lo stesso Imperatore d'Oriente Valente, e che rappresenter� uno dei pi� grandi smacchi di tutta la storia dell'Impero, costituendo inoltre - a causa del dilagare incontrollato delle popolazioni gotiche nelle zone danubiane - un rischio enorme per la stessa sopravvivenza politica di tali zone.
Alla morte di Valente, rimasta vacante la reggenza in Oriente, Graziano affider� quest'ultima (379) a un certo Teodosio, un valoroso generale, figlio di un ufficiale che si era a sua volta distinto in Britannia al servizio di Valentiniano.
L'azione di quest'ultimo seguir� essenzialmente le seguenti fasi: in una prima (380) egli riguadagner� a Roma quelle regioni danubiane che erano andate perdute subito dopo la battaglia di Adrianopoli (arruolando poi un grande numero di elementi barbarici tra i reparti militari di frontiera, e permettendo inoltre a essi di insediarsi stabilmente in alcune regioni definite dell'Impero); in un secondo momento egli si impegner� in un'opera di radicamento ulteriore della Chiesa all'interno dello stato imperiale (nel 382 per esempio, egli proibir� la pratica dei culti pagani in luoghi pubblici, mentre nel 394 estender� tale proibizione anche ai luoghi privati); infine tra il 388 e il 394 combatter� e sconfigger� due usurpatori del trono imperiale: Massimo (asceso alla dignit� imperiale dopo avere eliminato Graziano nel 384), e Eugenio (sostenuto dal generale Abrogaste, uomo d'armi molto potente nelle zone occidentali).
Teodosio morir� nel 395, essendo stato in realt� Imperatore unico ufficialmente soltanto nel breve periodo che va dal 394 (anno della sconfitta di Eugenio) al 395, ma avendo in pratica dato all'Impero un'impronta decisiva per ci� che riguarda i decenni futuri.
Alla sua morte, inoltre, quest'ultimo sar� - per la prima volta - diviso in due parti indipendenti: quella occidentale retta da Onorio e quella orientale retta da Arcadio.
L'ultima figura di imperatore-filosofo che Roma conosca � quella di Giuliano.
Pur avendo rifiutato la religiosit� cristiana in favore delle pi� antiche tradizioni pagane, Giuliano non ha - a dispetto di ci� che si potrebbe immaginare - ricevuto in giovane et� un'educazione pagana, bens� al contrario rigidamente cristiana (i suoi precettori essendo stati scelti proprio dal suo parente e tutore Costanzo II).
E' piuttosto la sua vasta cultura, che spazia dagli ambiti religiosi a quelli pi� propriamente filosofici, a portarlo col tempo ad avvicinarsi alle concezioni neoplatoniche, con le quali difatti egli condivide tanto le tendenze ascetiche e misticheggianti quanto l'ispirazione profondamente anticristiana.
Anche politicamente poi, Giuliano si pone in profondo contrasto con le tendenze dominanti nei suoi anni, opponendosi sia all'orientamento generale verso una sempre pi� accentuata 'simbiosi' politico ideologica tra Stato e Chiesa; sia alla crescita spropositata degli apparati burocratici (oltre che a quella della corte e del suo sfarzoso cerimoniale) e al conseguente aumento della fiscalit� (due tendenze queste, che - come si sa - gi� da tempo fanno sentire i loro effetti negativi sull'economia imperiale, effetti tra i quali vi � in primo luogo il ripiegamento di gran parte della popolazione all'interno delle grandi propriet� latifondistiche).
Negli anni della sua attivit� dunque, Giuliano spinger� fondamentalmente in direzione di un rovesciamento della situazione in atto, all'insegna di un ritorno agli antichi fasti del periodo di Traiano e dell'et� aurea, cercando di favorire un riavvicinamento politico tra i ceti pi� ricchi e le istituzioni dell'Impero.
Si noti inoltre come lo sfarzo della corte e i poteri sempre pi� estesi e radicati della classe burocratica (la quale si � trasformata col tempo in una sorta di casta chiusa, capace di grandi arbitri ai danni delle popolazioni locali, quali ad esempio enormi sprechi delle risorse comuni) muovano molte proteste da parte dei comuni cittadini: un fattore che, con ogni probabilit�, finisce per sostenere anche tra la popolazione il suo programma di rinnovamento!
Ma anche credere che Giuliano si ponga a capo di un vasto movimento di rinascita politica e culturale, trovando l'appoggio entusiastico - ad esempio - delle antiche famiglie senatorie, rimaste in gran parte legate alle antiche tradizioni pagane, sarebbe decisamente fuorviante e semplicistico.
L'ispirazione filosofica alla base delle sue riforme infatti, la cui impostazione � largamente debitrice alle tradizioni elleniche, non va certo a genio alla nobilt� terriera occidentale, abituata da sempre a idee e concezioni pi� di grana grossa, e diffidente quindi nei confronti di una tale impostazione.
Piuttosto - e paradossalmente - molti aspetti della personalit� e delle scelte di Giuliano, avvicinano quest'ultimo proprio a quella cultura cristiana dalla quale vorrebbe prendere risolutamente le distanze.
Si pensi ad esempio alle sue forti inclinazioni verso l'ascetismo (queste ultime alla base, tra l'altro, della rinuncia al lusso e alla sfarzosit� della corte: un atteggiamento che come si � visto ha, anche sul piano politico, implicazioni notevoli), o al tipo di riorganizzazione da lui auspicata per le istituzioni religiose pagane, largamente debitrice alle strutture stesse della Chiesa cristiana e cattolica.
Un breve cenno va fatto infine a quelle che sono le riforme effettivamente promosse da Giuliano - quasi tutte poi revocate dai suoi successori - negli anni del proprio mandato imperiale.
Da un punto di vista amministrativo e politico - oltre a restituire alla nobilt� senatoria una parte almeno del prestigio sociale e dell'autorit� decisionale che le era stata tolta nei decenni precedenti - Giuliano introdurr� una nuova moneta, la siliquia, il cui valore sar� di 1/24 rispetto al solidus auerus (la moneta interamente in oro introdotta da Costantino) e la cui pi� facile utilizzabilit� avvantagger� i ceti commerciali, facendo parte inoltre di un pi� ampio progetto di rilancio dell'economia di mercato, oramai in declino.
Da un punto di vista religioso, pur non ponendo egli in atto una vera e propria persecuzione ai danni delle comunit� cristiane (anche perch� tali provvedimenti sarebbero ormai impensabili, dopo le trasformazioni degli ultimi anni), Giuliano porr� in atto comunque alcune misure volte a ridurre drasticamente la loro presenza nelle pi� alte sfere dello Stato, e promuover� al tempo stesso un ritorno al paganesimo come religione di Stato.
Ci� attraverso le seguenti misure: restaurazione degli antichi templi pagani, abolizione dei privilegi concessi da Costantino (e dai suoi successori) alla Chiesa cristiana, e proibizione dell'insegnamento ai maestri di religione cristiana.
E' ovvio tuttavia come la situazione oramai mutata sia da un punto di vista politico e sociale che culturale, renda impossibile il perdurare di simili provvedimenti.
Gi� Gioviano, il suo successore, si affretter� difatti a smantellare il complesso di tali misure in direzione di una politica pi� realistica, ovvero di un ritorno all'alleanza tra Stato Chiesa nonch� alle recenti misure economiche e amministrative.
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Pont Max Lucius Antonius Primus Firnus
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
Iustitiam quaerimus,rem omni auro cariorem.
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Edited by - Lucius Antonius Primo on 07/01/2006 18:55:57
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Gaius Rutilius Lupus
Praefectus Praetorii
   
160 Posts
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Posted - 09/01/2006 : 09:55:45
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AVE FRATRES!
A MIO MODESTO PARERE UN NOME SOLO...
AURELIANO.
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VIS ET HONOR!
Gaius Rutilius Lupus Achilleus
Praefectus Praetorii
ROMA SEMPER VICTRIX
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Claudio I
Membro Novo

29 Posts
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Posted - 09/01/2006 : 18:52:11
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| Secondo m� Aureliano.Ave |
Claudius
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Domizio Aureliano
Membro Solitus
  
89 Posts
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Posted - 13/01/2006 : 02:19:31
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AVE Claudius Julius Lupus
Ave Claudio I
garzie di tale riconoscimento ,non sono rosso.....ma paonazzo
per�,e non per falsa modestia,ritengo sia pi� indicata la figura di Diocleziano.
Il suo � stato un regno pi� lungo e quindi con una serie di riforme che se fossero state capite e proseguite dai sucessori,ROMA avrebbe avuto ancora la possibilit� non solo di salvarsi ma di ritornare ai fasti di un tempo.Invece ci sar� un susseguirsi di piccoli regni,spesso di mezze figure,che hanno solo cercato di ritardane la fine.
Basti citare anche l'umilt� di abdicare,volontariamente,dopo aver compiuto la sua opera,proprio in contraddizione con tanti esempi precedenti di avidit� di potere,egoismo,egocentricit�.......
Proprio per dare un'esempio,un modello da seguire ai sucessori. |
ROMA VITTORIOSA!!!
Domizio Aureliano
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Domizio Aureliano
Membro Solitus
  
89 Posts
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Posted - 13/01/2006 : 02:47:11
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Ave Lucio,
Ho indicato una sola figura,Diocleziano appunto,solo perch� era questa la domanda,che ammetteva un solo nome.
Sicuramente sarebbe pi� completo riferirsi a pi� figure o meglio ad un periodo in particolare in cui si ebbe realmente la possibilit� di salvare l'impero.Per� penso che questo periodo debba essere breve e preciso nella sua collocazione temporale,questo almeno per rispondere correttamente alla domanda iniziale della discussione,quindi non penso sia giusto spaziare nel tempo e accumunare come chi aveva avuto un'ultima possibilit� di salvezza,figure come Adriano e Aureliano Giuliano, cos� distanti tra loro per periodo storico e situazione politica.
Se invece di un solo nome dovessi indicarne pi� di uno,con l'autorizzazione di non uscire dallo spirito della dicussione e dalla domanda iniziale posta da Romano Tebaldi,personalmente penserei agli imperatori Illirici il cui ciclo,passando per Claudio II,Aureliano,Probo,si conclude con Diocleziano appunto.
Si veniva da un periodo dove ROMA ebbe il preavviso della fine che avrebbe potuto fare:
- anarchia militare che aveva frantumato l'impero,sperperando energie in lotte fratricide
- autorit� imperiale indebolita
- valori tradizionali Romani in declino o messi in discussione
- prime invasioni barbariche,dovute ai primi punti,pi� che per una reale forza dei barbari
Ecco che arrivano questi imperatori che riescono a rimettere le cose a posto,dimostrando che ROMA era ancora forte e da temere.
Probo pass� ancora il reno e pens� (e penso sia stato davvero l'ultimo a farlo) di arrivare all'elba.
quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
riferirsi a un solo imperatore mi sembra un po' vago....al massimo ci si pu� riferire a una serie di imperatori.Aureliano,Adriano,Giuliano l'apostata e chi pi� ne ha pi� ne metta...calcolando che nell'ultimo periodo della storia di Roma gli imperatori duravano pochi anni,mi sembra impreciso aggiudicare a un solo imperatore l'appellativo di salvatore
http://farestrategie.forumfree.net/
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ROMA VITTORIOSA!!!
Domizio Aureliano
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Edited by - Domizio Aureliano on 13/01/2006 02:52:14
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Romano Tebaldi
Membro Adventus
8 Posts
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Posted - 03/02/2006 : 16:53:08
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| Salve a tutti. Sono d'accordo con voi quando dite che sarebbe il caso di parlare di pi� imperatori ma in quel caso il discorso si allargherebbe troppo. Io ritengo che l'ulktimo ad avere in mano carte buone per salvare l'Impero fu Stilicone, il quale, pur non essendo imperatore, grazie alle sue capacit� ed al suo carisma godeva dell'appoggio di buona parte della popolazione e di tutto l'esercito. Purtroppo ci pens� l'imperatore Onorio nel 408 dopo cristo a mettere fine alla sua stella uccidendolo data la propria invidia per il suo carisma e timoroso che potesse prendere il suo posto. Solo 2 anni dopo, nel 410 Roma sub� il suo primo saccheggio dopo 800 anni. Da quel momento in poi, a parte la breve parentesi del generale Ezio circa quarant'anni dopo, fu solo questione di tempo, anche perch� del grande Impero era ormai rimasto solo il nome!!! |
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