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 Agricola, un imperatore mancato?
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Dragonerosso
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Posted - 08/13/2004 :  7:16:32 PM  Show Profile  Email Poster  Reply with Quote
TACITO E IL SUO TEMPO

La battaglia di monte Graupio, (84 dopo cristo) probabilmente avvenuta, forse, sui Grampians Montains, nel pieno centro dell𠿟ttuale Scozia (si veda in proposito i campi di marcia romani rinvenuti in quella zona: http://www.roman-britain.org/places/_military_layermap.htm#tic) � l𠌊ltima grande battaglia combattuta in Inghilterra dalle legioni romane, per mantenere ed estendere il dominio dell㠙sola.
Da un punto di vista militare lo scontro, fu un grande scontro tradizionale, dove due eserciti si contrapposero, per ottenere una vittoria al tempo stesso tattica e strategica.
Leggendo in contro luce il testo di Tacito, che descrive la vita di Giulio Agricola, si notano, una serie di spunti interpretativi, a mio modo molto interessanti e sintomatici, sull𨬓voluzione di quello che in questo momento � il pensiero forte degli uomini che guidavano od aspiravano a guidare l㠙mpero, e a dargli quindi una precisa direzione.
Trattandosi di un mio personalissimo studio sugli eventi non entrer� nella querelle dello scontro ideologico che sar� tentato da altri, ma mi limiter� soltanto ad evidenziare alcuni punti, che ritengo interessanti, e che forse possono aprire una luce interpretativa un po� diversa su quegli anni di scoperte, ed affermazioni politiche.
Ci� che sappiamo di quello scontro lo dobbiamo soprattutto a quanto scritto da Tacito, contemporaneo di Agricola e uomo di potere, ben dentro il potere dell㠙mpero.
La sua opera, 驘ita di agricola�, De Vitae Iulii Agricolaee Liber come 鍸a Germania�, � ormai notoriamente acquisita, come una critica al sistema dell𨬓poca, ormai uscito dalle orbite tradizionali della societ� repubblicana romana..
Di conseguenza le pesanti critiche tacitiane, vengono lette come critiche al sistema imperiale, uscito dalla tradizione repubblicana.
Personalmente io ho molti dubbi di una lettura del genere, per un insieme di ragioni che non citero� in questo momento, ma fermo restando il giudizio di Tacito, sull㠙mpero e sulle sue espansioni, vorrei far notare alcune incongruenze, lasciate spesso in subordine in merito da quanto scritto dallo storico latino, che era, oltre a storico, anche uomo di governo dell㠙mpero.
Nella Vita di Agricola, viene evidenziato il carattere del vero romano, Agricola appunto, la cui virt� risplende se paragonata a quella dell㠙mperatore Domiziano, il quale � presentato come rappresentante degenerato dell𠿟utoritas imperiale.
In realt� le cose non stavano propriamente cos�. Al di l� della penetrazione romana, promossa da questo imperatore, e stabile al di l� del Reno e del Danubio, una penetrazione, questa, che aveva provocato un vero e proprio esodo 𣁽allico� nei nuovi territori in Germania, fatti colonizzare da elementi celtici pi� disagiati, provenienti dalla Gallia; questo periodo di fine secolo, il primo dell𨬓ra volgare, vedeva per la prima volta le armi romane, raggiungere una perfezione militare, quasi pi� raggiunta, nei secoli successivi dell㠙mpero.
La qualit� legionaria, e degli ausiliari, era altissima. Il loro armamento, difensivo ed offensivo ineguagliabile dalle altre popolazioni, la loro tattica, quasi perfetta, il valore singolo e di corpo, difficilmente comparabile, e determinato dalla certezza di appartenere ad un elite combattente migliore in campo aperto di qualunque altro reparto.
Sotto il monte Graupio, in Scozia, quindi, si assistette ad uno scontro, che malgrado la netta superiorit� dei Calcedoni e dei loro alleati era gi� scritta in partenza.

Tacito, presenta Agricola, come un soldato, cresciuto in una colonia romana ed educato sin da piccolo, con filosofia greca e buon senso romano.
Indubbiamente Agricola fu un personaggio carismatico, ma io ritengo che facesse parte di quella schiera di Romani che proprio in questi decenni portarono consapevolmente l㠙mpero al proprio apogeo. Non era una mosca bianca, ma il parto cosciente del potere romano all𠿟pice in Europa.
Politici, soldati, persino intellettuali, ne facevano parte integrante, e non erano come scrive Tacito eccezioni del sistema, ma bens� fulcro orbitante del sistema stesso e tipico del latino classico dei tempi antichi.
Ovvero un romano, cresciuto nelle elit� che detenevano il potere e soprattutto educato a gestirlo, basandosi sugli esempi della tradizione, anche, o soprattutto, militare passata.
L𨬓sempio perfetto di questo romano che gestisce lo stato, o che dovrebbe gestirlo, � proprio Agricola.
Il quale non � proprio un provincialotto, come vorrebbe farci credere il nostro autore, ma un militare che sa il fatto suo e che dimostra di aver ben compreso la tattica dei grandi del passato, come Scipione, l𡒶fricano.
Si perch� la battaglia di monte Graupio, � tatticamente parlando la riedizione riveduta e corretta di Zama.
Se vediamo infatti gli schieramenti, ci accorgiamo come i due eserciti presentino caratteristiche simili allo schieramento che vide quattro secoli prima confrontarsi punici e romani.

LA BATTAGLIA

Tatticamente lo scenario si presentava cos�:
Sulle cime dei monti era appostato l𨬓sercito britannico, enorme, una massa, presumibilmente falangitica, era diviso in linee, che ricoprivano tutto l侊rizzonte romano dalle cime alle pianure. La cavalleria, i famosi 倴arri da guerra�, invece erano schierati in basso a valle.
Li comandava Calgacus, che commise il primo errore della mattinata, ovvero invece di limitarsi a dominare le alture e fortificare le posizioni, condannando i romani ad una lunga lotta di posizione, che per le sue caratteristiche avrebbe sicuramente danneggiato le armate imperiali, ripet� l𨬓rrore di Vergingetorige.
Ovvero quello di accettare battaglia, concedendo il terreno pi� consono al nemico.
Agricola invece, schier� il suo esercito, tenendo ben in mente la lezione di Scipione ad Annibale e di Cesare ad Alesia
Inferiore per numero, allungo' la sua linea orizzontale, disponendo tradizionalmente la cavalleria ai lati, presumibilmente per contrastare i carri da guerra.
Di riserva lasci� le legioni, Tacito scrive per salvare sangue romano, meno prosaicamente, penso che la scelta fosse dovuta al fatto, che come ad Alesia, Agricola si lasci� volutamente una riserva tattica pronta a tamponare eventuali falle nello schieramento amico.
Di pi� lasciando i legionari di riserva ripeteva la manovra di Scipione, riproponendo non solo i triari di riserva tattica, ma intere legioni da utilizzare nel secondo tempo della partita. Secondo tempo previsto, sempre a mio modo di vedere proprio in relazione al terreno della battaglia.
Come Cesare e Scipione, Agricola non comand� la battaglia dal campo trincerato o in posizione decentrata, ma si port� subito a terra, scendendo da cavallo e partecipando ai primi combattimenti. 𩡗untando i pieni davanti ai vessilli�.
Calgacus, invece, commise quasi subito il secondo errore della giornata, quello appunto di non prevedere n� una riserva tattica, n� uno scenario diverso da quello dello scontro di massa basato sul numero, e incentrato sul valore individuale dei suoi guerrieri, oltre a non predisporre un adeguato collegamento tra i reparti, proprio in relazione ad un andamento diverso dello scontro.

LA PRIMA FASE

La prima parte della battaglia fu costituita da una scambio d𠿟rtiglieria, ovvero, frecce e pilum. L侊nere della prima carica pass� ai romani, i quali attaccarono al corpo a corpo, straziando le prime file poco coperte da scudi e da un atteggiamento tattico, probabilmente falangitico, che non permetteva rientri o contrassalti, ma di contro rimaneva statico a subire la pressione.
Nonostante le vittoria di questo primo scontro, anche Agricola commise il suo errore, errore che avrebbe potuto pagare caro.
Spazzati via i nemici dalla pianura, infatti, le coorti attaccarono i britanni sulle alture, scompaginando le proprie file e lasciandosi molti nemici vivi, feriti o sbandati alle spalle. Slacciando in questo modo il suo esercito e esponendolo ed un possibile ritorno avversario.
Inoltre la cavalleria romana, dispersi i carri britannici era impossibilitata a portare aiuto sia ai reparti all𠿟ssalto, vuoi per la formazione difensiva dei britanni, vuoi per la confusione provocata dalla rotta dei reparti montati.

LA SECONDA FASE

Qui Calgacus, gioc� il tutto per tutto, ma a mio modo di vedere, lo gioc� male, ingannato dalla gran massa di uomini che ancora aveva illesi e dai pochi romani che salivano, ordin� l𠿟ttacco frontale e aggirante. Per Tacito basto' la riserva tattica di cavalleria a impedire la manovra.
Per il sottoscritto, invece, la scena non and� propriamente, cos�.
Poche righe prima, lo storico latino aveva descritto, la difficolt� di operare della cavalleria rispetto alle formazioni serrate, di conseguenza risulterebbe abbastanza improbabile una manovra di cavalleria, considerato anche il naturale utilizzo di proiettili da parte dei Britanni, per contrastare la manovra.
A mio modo di vedere, la manovra di Calgacus fu scongiurata, perch� Agricola, fece intervenire i triarii delle legioni, o intere coorti legionarie, lasciate di riserva e non citate da Tacito. Reparti legionari o legioni, che si posero come scudo e come nuova linea di incontro, intatta, tra le due formazioni. Entrambe, comunque, immuni da sconquassi. I romani si trovarono cos� a rafforzare un fronte le cui coorti d𠿟ttacco, erano state disseminate, proprio a causa della prima schermaglia vittoriosa, e forse proprio a questo mirava il duce britannico, trasformare la battaglia in una battaglia disorganizzata, sempre e soltanto confidando sul numero dei suoi.
Se questo fosse stato il suo piano, si pu� scrivere che manc� di non molto l侊biettivo di mettere in crisi lo scacchiere avversario. Senza riserva tattica, i romani sarebbero stati inevitabilmente sopraffatti dal numero avversario. Una volta bloccata la manovra aggirante britannica, per�, -utilizzando proprio quella riserva tenuta in disparte-, Agricola, scaten� la sua cavalleria, fatta intervenire ai lati, la quale, come a Zama, intervenne al momento giusto mandando in corto circuito lo schieramento britannico, che si sfald� in due momenti, prima ripiegando abbastanza ordinatamente, poi dandosi alla fuga, ma soltanto dopo che lo schieramento romano era ritornato in linea, e la manovra aggirante della cavalleria era riuscita.

CONCLUSIONI


Fin qui la battaglia che spero d𠿟ver rappresentato nei suoi difetti su entrambi gli schieramenti.
Un𠿟ltra battaglia politica, pi� generale, invece continu�, vedendo ancora la Britannia protagonista. Tacito, infatti descrivendo questo successo, imputa i contrasti subito nati con Roma, come un segno dell㠙nvidia, ma sarebbe pi� corretto dire dei sospetti, dell㠙mperatore.
Anche in questo caso dubito molto che, l㠙nvidia invocata da Tacito, sia stata la vera causa.
In realt� ho la netta sensazione che Tacito non ci dica tutto. Fa di Agricola, prima un esempio di virt�, poi lo elogia come un sostenitore di Traiano, inoltre Agricola, alla luce della sua amministrazione militare e politica della Britannia, da pi� l㠙dea di ricercare un vero e proprio consenso 鬭d personam�, sull㠙sola, creando di proposito una base personale per i suoi potenziali futuri successi, ben piu� importanti, per lui, come per l'ambiente che rappresentava, di un comando militare provinciale, mirando, forse, proprio a quel titolo di imperator, cos� mal descritto da Tacito. Un titolo che si poteva conquistare proprio, grazie alle glorie militari acquisite, come sul rapporto di consenso e clientela ricercato scientificamente nella ricostruzione della provincia, che viene descritta come immediata e ben accettata dai britannici.
Da ricordare che proprio sotto Agricola, l葕uropa continentale 鷔copr� definitivamente� le isole e le loro estensioni, di Britannia e di Irlanda, dato che furono circunnavigate entrambe. segno di come questo scacchiere non fosse uno scacchiere di seconda scelta. Infatti, proprio Agricola, aspirava a fare dell𥕜rlanda una base logistica di mezzo, -da e per- i possedimenti spagnoli, (Un㠙dea questa ripescata poi dall㠙nvincibile armada di Filippo II) , e sempre non a caso questa strategia ricollegava la provincia Britannica di agricola, con quella di provenienza del futuro imperatore Traiano.
Concludo quindi con due note, una militare, ovvero l𠌊tilizzo perfetto della tattica militare romana da parte di Agricola e risultante da tutta la precedente tradizione militare soprattutto repubblicana o tardo repubblicana, e la sua non citata, ma desunta dal sottoscritto, sia chiara, ambizione politica, ambizione che se non fosse sopraggiunta la precoce morte avrebbe potuto portarlo direttamente fin sullo scranno imperiale.
Comunque sia, se fosse sopravvisuto, probabilmente sarebbe stato o a fianco o al comando di Traiano, l㠙mperatore che port� i confini dell㠙mpero sino al mare indiano.(Tacito ci dice che auspicava con voti e preghiere la sua ascesa al soglio imperiale)
Per questo il 'De vita Iulii agricolae', � pi� di un libro sulla conquista romana della Britannia. Forse � il mancato 飇e bello britannico�, l侊pera di presentazione di un imperatore, o di un alto magistrato imperiale, che non fece in tempo a diventare tale.

Bibliografia:
Tacito, Tutte le opere.


Hic manemibus optime

Sulla
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Posted - 08/19/2004 :  7:54:13 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
scrivo in merito a quanto affermi sull侊pera storica di Tacito. Non entro in merito alle battaglia del 58 d.C. � brano poco opinabile e comunque di secondo piano nell侊pera tacitiana � quanto piuttosto sulle critiche mosse allo storico latino, a mio avviso, poco sostenibili e molto azzardate. In particolare, leggo che Agricola �non era una mosca bianca, ma il parto cosciente del potere romano e che �politici, soldati, e anche intelletuali non erano un𨬓ccezione, come scrive Tacito, bens� fulcro orbitante del sistema e tipico del latino classico dei tempi antichi (???????); poche righe dopo per� affermi che Agricola non era un provincialotto come vuol farci credere Tacito (ma dove???!!!!). Infine � oltre alla volont� di Agricola di divenire imperatore (da quali fonti trai questa conclusione? non certo da Tacito - leggo che �..mirando, forse, a quel titolo di imperator, cos� mal descritto da Tacito�..grazie al consenso e alla clientala ricercato scientificamente nella ricostruzione della provincia, che viene descritta come immediata e ben accettata da britanniaci. Ma.. Cominciamo dall㠙nizio. L𡒶gricola � essenzialmente una laudatio funebris, dato che il generale romano era suocero di Tacito e grazie alle sue raccomandazioni Tacito pot� fare carriera durante il principato di Domiziano. L侊pera tuttavia � anche in parte di natura etnografica e geografica, sebbene queste disgressioni non distraggano mai l𠿟utore dal suo personaggio principale: la Britannia � soprattutto campo in cui si esplica la virtus di Agricola, il teatro delle sue brillanti imprese. � in questa cornice, che la figura di Agricola emerge - se non come mosca bianca certamente come specie in via d'estinzione - esempio di virt� in un mondo dominato da un pessimo principe; questa � l㠙ntenzione manifesta di Tacito, che utilizza il parente quale categoria morale e politica:

-Sappiamo, quanti hanno per abitudine di ammirare i gesti di ribellione che si pu� essere grandi uomini anche sotto cattivi imperatori, e che l侊bbedienza e la moderazione [...], si elevano a quella gloria della quale i pi� si fregiano attreverso vie pericolose, ma senza utilit� per lo stato, con una morte ambiziosa (42, 2)-

Ecco, con questo passo, gi� smentite le affermazioni cardine dell㠙dea di Dargonerosso. Sta appunto per Tacito nell侊bbedienza e nella moderazione il cardine della grandezza di Agricola: non certo nell𠿟mbizione al soglio imperiale, anzi, � nell𨬓vitare gesti di ribellione che portino alla guerra civile e al male per lo stato la grandezza di un uomo virtuoso. Improbabile, se non errato, anche alla luce di altre fonti letterarie e documentarie, avanzare una seria ipotesi di tentativo insurrezionalista di Agricola. Che egli sia morto - e come e perch� Tacito non lo esplica - per incomprensioni con Domiziano non � certo prova di un suo tentativo eversivo; troppe morti sotto Domiziano, mille i motivi e altrettante le cause. L𡒶gricola, si scriveva un tempo, ovvero la sterilit� dell侊pposizoone. Certo, poi, mi viene da sorridere quando leggo che Tacito voleva far passare il suocero come provincialotto; mi sembra che non serva neppure rispondere a questa osservazione, tant坿 che un oratore come Tacito, in una laudatio funebris del fautore della sua carriera pronunciata davanti alla famiglia del defunto, se ne guardava bene. Basti leggere la consolatio finale (agricola 46) per farsene un㠙dea. All𠌊ltimo punto, mi chiedo se Dragonerosso abbia mai letto con attenzione Tacito. Tacito non disprezza il titolo di imperator, semmai gli preferise quello di princeps (cfr. Agricola 13.1.2) con tutto ci� che ne consegue (il famoso principato civile cfr. Pani e Michel in Bibliografia). Ma quando affermi che�. la ricostruzione della provincia fu immediata e ben accetta dai britannici sei proprio fuori strada. Al di l� che vi � stata una rivolta su cui ti soffermi a decifrearne una battaglia, ma dimentichi il passo Tacitiano per eccelenza, quando lo storico latino mette in bocca al capo britanniaco Calgaco, capo dell㠙nsurrezione, la famosa frase 則anno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace�. Agricola 13.2.2. Giudico pi� che sufficiente quanto riportato.

In conclusione, credo che Tacito meriti un po� pi� di studio e attenzione e che la descrizione di una battaglia non valga da metro per il pi� grande storico romano.

Scriveva F. Guicciardini, Ricordi 18:

勇nsegna molto bene Cornelio Tacito a chi vive sotto a� tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemente, cos� come insegna a� titanni e modi di fondare la tirannide.


Bibliografia:

R. Syme, Tacito trad. it. Brescia 1967-71 (opera fondamentale)
Commento all𡒶gricola di R. Till, Berlin 1961.

Di interesse:

A. Michel, Tacito e il destino dell㠙mpero, Torino 1973
L.Canfora, La Germania di Tacito da Engels al nazismo, Napoli 1979
M. Pani, Potere e valori da Augusto a Traiano, Bari 1991.

Vale

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Dragonerosso
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Posted - 08/19/2004 :  11:06:15 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Critica garbata e puntuale....
Non ti rispondo nemmeno.
Se vuoi un contradditorio rimani nei limiti, almeno dell'educazione.

Sul fatto che io abbia usato parole per te' 'infelici'... Basta leggere Tacito, vedere in 200 anni, per la precisione tra il primo decolo AC e il primo dell'era volgare, quante menti raffinate, popolari, aristocratiche, imperiale, viziose e geniali ha prodotto Roma.
Questo per me dimostra una cosa. Che il sistema funzionava ed era ben vivo.
Sulla Germania non ho bisogno di leggere Canfora...
Mi limito a metterlo nell'armadio.
Io ho fatto notare una cosa sola.
Le idee e la stategia di Agricola, saranno riprese da Traiano.
I due, � Tacito che scrive, si conoscevano. Di pi� Agricola, faceva i voti affinch� questo divenisse imperatore.
Comunque io non l'ho dato per assodato, ho posto un quesito.
Complimenti per la replica.
Insegnano bene all'Universit�, ai miei tempi, quando mi sono laureato in Storia, insegnavano ancora un p� di rispetto....
ggi invece che insegnano.... Tutto quello che non vi insegnamo, noi baroni, laudatori e profumatamente retribuiti, � un'emerita K@@@@@a?

Un'ultimissima cosa su Tacito....
Non so quale versione hai letto.
Nella mia gli ultimi passi della Vita di agricola finiscono con un peana alla ricostruzione della provincia, la battaglia di cui parlavo prima era finita.
Quello che dice, se mai l'ha detto, Calcago, appartiene al prima.....

Hic manemibus optime

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Edited by - Dragonerosso on 08/19/2004 11:17:16 PM
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Sulla
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Posted - 08/20/2004 :  4:06:51 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
rileggendo quanto ho scritto, forse ho ecceduto in qualche espressione, e per questo di porgo le mie scuse; risparmiami solo il paternalismo dei bei tempi andati. Tuttavia, la tua replica mi pare eccessiva, tanto pi� che ho avvalorato la mia tesi fondandomi su passi documentati e non su semplici supposizioni. Rimango comunque convinto che la tua interpretazione dell'Agricola sia quantomeno opinabile.

Vale
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Sulla
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Posted - 08/20/2004 :  4:08:21 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
rileggendo quanto ho scritto, forse ho ecceduto in qualche espressione, e per questo di porgo le mie scuse; risparmiami solo il paternalismo dei bei tempi andati. Tuttavia, la tua replica mi pare eccessiva, tanto pi� che ho avvalorato la mia tesi fondandomi su passi documentati e non su semplici supposizioni. Rimango comunque convinto che la tua interpretazione dell'Agricola sia quantomeno opinabile.

Vale
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Dragonerosso
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Posted - 08/20/2004 :  5:16:29 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
quote:
Originally posted by Sulla

Caro Dragonerosso,
rileggendo quanto ho scritto, forse ho ecceduto in qualche espressione, e per questo di porgo le mie scuse; risparmiami solo il paternalismo dei bei tempi andati. Tuttavia, la tua replica mi pare eccessiva, tanto pi� che ho avvalorato la mia tesi fondandomi su passi documentati e non su semplici supposizioni. Rimango comunque convinto che la tua interpretazione dell'Agricola sia quantomeno opinabile.

Vale




Che sia opinabile ,l'accetto.
Che sia inverosimile, meno.
I tuoi passi documentati, non sono storici d'epoca romana, ma storici nati, vissuti dopo. Quindi opinabili.....

Hic manemibus optime
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Sulla
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Posted - 08/21/2004 :  7:43:30 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
intendevo affermazioni documentate da passi Tacitiani citati. In tal senso, ti chiedo se fosse possibile sapere a quali passi dell'Agricola fai riferimento (o di altri autori) quando proponi Giulio Agricola quale possibile imperatore alternativo (come poi avverr�) allo sciagurato principato domizianeo.

Vale
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Dragonerosso
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Posted - 08/24/2004 :  3:58:28 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
quote:
Originally posted by Sulla

Caro Dragonerosso,
intendevo affermazioni documentate da passi Tacitiani citati. In tal senso, ti chiedo se fosse possibile sapere a quali passi dell'Agricola fai riferimento (o di altri autori) quando proponi Giulio Agricola quale possibile imperatore alternativo (come poi avverr�) allo sciagurato principato domizianeo.

Vale



Mah, forse ti � sfuggito qualcosa o hai letto un p� precitosamente.
Io non sostengo che Tacito faccia un' ode funebre ad un imperatore mancato, ma semplicemente che, per come � impostato il racconto Tacitiano, forse, e implicitamente il nostro autore, in maniera introspettiva, quindi velata, ci presenta un uomo, un 'proviciale', ovvero un romano nato in provincia, e non un uomo da considerare meno degno di fede, che sapeva benissimo il fatto suo.
Che fu un ottimo capo militare, un buon politico e uno di quelli che contava, e tanto in ambito militare.
Per questo parlo di Prototraiano, ovvero di colui che forse anticipa il periodo 'militare' degli imperatori romani....
Di cui Traiano � l'incarnazione principe...

.....

Hic manemibus optime
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Sulla
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Posted - 08/25/2004 :  3:00:53 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
va detto che probabilmente anche Tacito era un provinciale, nato forse in Gallia Naronense, come Traiano, ispanico d'origine. Vi � dunque un ovvio rispetto per i cosidetti provinciali nell'opera vdello storico, sebbene, a mio avviso, l'origo, in senso geografico, non costituisse un grande problema al tempo in cui Tacito scrisse le sue opere. Gi� con Claudio i Galli erano stati ammessi in Senato, mentre con Flavi, soprattutto sotto Vespasiano, molti pesonaggi orietali, spesso attraverso una carriera equestre, riuscirono ad arrivare in alto nello stato romano. Credo che pi� di principato militare, Tacito promuova il cosidettto principato civile, in contrapposizione al principato dinastico-clientelare ( e dunque ad appannaggio di una singola familia) che aveva trovato forma soprattutto sotto i Giulio-Claudi. D'altronde, la stessa adozione di Traiano da parte di Nerva , sebbene mossa ad evitare un'altra guerra civile come nel 69, diede inizio a quella serie di principi di adozione, per i quali almeno in genere valeva il principio del migliore al comando. Stimo che Tacito nell'Agricola si riferisse in previsione a questa nuovo modo d'intendere il principato, conscio del fallimento della linea dinastica flavia, oltre che di quella del divino Augusto.

Vale
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Sulla
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Posted - 08/25/2004 :  3:03:20 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
va detto che probabilmente anche Tacito era un provinciale, nato forse in Gallia Naronense, come Traiano, ispanico d'origine. Vi � dunque un ovvio rispetto per i cosidetti provinciali nell'opera vdello storico, sebbene, a mio avviso, l'origo, in senso geografico, non costituisse un grande problema al tempo in cui Tacito scrisse le sue opere. Gi� con Claudio i Galli erano stati ammessi in Senato, mentre con Flavi, soprattutto sotto Vespasiano, molti pesonaggi orietali, spesso attraverso una carriera equestre, riuscirono ad arrivare in alto nello stato romano. Credo che pi� di principato militare, Tacito promuova il cosidettto principato civile, in contrapposizione al principato dinastico-clientelare ( e dunque ad appannaggio di una singola familia) che aveva trovato forma soprattutto sotto i Giulio-Claudi. D'altronde, la stessa adozione di Traiano da parte di Nerva , sebbene mossa ad evitare un'altra guerra civile come nel 69, diede inizio a quella serie di principi di adozione, per i quali almeno in genere valeva il principio del migliore al comando. Stimo che Tacito nell'Agricola si riferisse in previsione a questa nuovo modo d'intendere il principato, conscio del fallimento della linea dinastica flavia, oltre che di quella del divino Augusto.

Vale
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Dragonerosso
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Posted - 08/27/2004 :  12:44:16 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Considerare il fatto che forse tacito aspirasse ad una dittatura miliate in nome della restauratio repubblicana?

E per dittatura prego di non confondere con quelle moderne... grazie

Hic manemibus optime
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Sulla
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Posted - 08/27/2004 :  2:59:05 PM  Mostra il Profilo di questo membro  Invia una epistula electronica a questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Caro Dragonerosso,
molto coinciso, forse troppo. Sinceramente non credo che questa fosse l'aspirazione di Tacito, o meglio, non poteva esserlo perch� in fin dei conti egli ci viveva gi� in una dittatura militare con una facciata repubblicana. Il principato instaurato da Augusto era proprio questo, una dittatura militare, pi� o meno evidente, nella quale il senato e l'esercito corrispondevano agli angoli portanti del sistema e in cui il popolo rivestiva sempre meno credito. In tal senso, come gi� scritto precedentemente, credo che Tacito aspirasse ad un principato meno legato a regole dinastiche e clienterali e in cui l'optimus princeps divenisse tale in seguito ad una scelta ponderata del suo predecessore. In effetti, gli imperatori d'adozione, nel II sec. corrisposero alla massima fioritura dell'impero, in una realt� politica come quella romana che ormai si era lasciata alle spalle le origini divine giulie e in cui gli italici non rivestivano pi� il ruolo assoluto che ancora sotto i flavi era presente ai vertici dello stato romano.

Vale
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