| Autore |
Messaggio  |
|
|
Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1190 Messaggi
|
Posted - 12/07/2005 : 18:57:48
|
La colazione dei Romani è uno spuntino, che spesso si compone di pane e formaggio; il pranzo del mezzogiorno è un piccolo pasto, che si riduce qualche volta a un pezzo di pane, accompagnato di solito da un pezzo di carne fredda, verdura e frutta, innaffiati con un po’ di vino. Erano l’uno e l’altro pasti freddi presi in fretta e furia, e il solo pasto degno di questo nome era per tutti il desinare della sera: la cena. Si vuole rappresentarli come ghiottoni insaziabili, e si viene a sapere che fino a sera facevano quasi a meno di mangiare. La cena, qualunque ne sia la durata, ha sempre luogo, quando viene offerta da gente agiata, in una stanza a parte dell’appartamento e i convitati si distendono su un triclino. E’ questo un particolare importante, al quale oggi ci adatteremo ben difficilmente e che avvicina la cena a quei pasti orientali in cui i divani stanno al posto delle nostre sedie. Ma per nulla al mondo i Romani vi avrebbero rinunciato. Restavano a sedere solo i ragazzi, per i quali venivano disposti degli sgabelli davanti al letto del padre e della madre. I Romani non usavano forchette e poiché mangiavano con le mani erano costretti a frequenti abluzioni.
Che cosa mangiavano i Romani? Preferivano il pesce, anche se non disprezzavano la carne, soprattutto di animali rari come cicogne, pavoni, pappagalli. Quale condimento usavano olio, aceto, menta, mosto, e una salsa speciale detta garum a base di pesce macerato. Essi mescolavano i cibi in modo per noi piuttosto strano: riempivano i piccioni di datteri, i funghi di miele, i pesci di albicocche.
I Romani usavano molto il miele, unico dolcificante allora noto. Come lo zucchero, così patate, pomodori, té, caffé erano ancora sconosciuti. Le portate dei banchetti erano tanto numerose e abbondanti che i Romani, pur di continuare a mangiare, usavano provocarsi il vomito per creare nuovo spazio nello stomaco.
Come mangiavano, invece, i poveri? Il pane era la base della loro alimentazione: un pane non lievitato, adatto quindi ad essere conservato a lungo; consumavano minestre di legumi, pesce salato, e, nelle grandi occasioni, carne ovina o suina.
Ecco un menu tipo:
Antipasti:
-pesci salati e uova
-mammelle di scrofa farcite
-cervella cotta con latte e uova
-funghi bolliti in salsa di pesce
-ricci di mare alle spezie con miele e olio.
Piatti principali:
-daino arrostito con salsa alla cipolla, rabarbaro, datteri, uva secca, olio e miele
-struzzo bollito con salsa dolce
-ghiri farciti con pinoli
-prosciutto bollito con fichi e cotto in crosta con miele
-fenicottero bollito ai datteri.
Dolci e frutta:
-fricassea di rose in crosta
-datteri snocciolati farciti di pinoli fritti nel miele
Buon appetito....
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
|
|
|
Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
1947 Posts
|
Posted - 12/07/2005 : 19:09:34
|
Ecco la mia ricetta romana preferita, un dolce semplice e gustoso, da: De re coquinaria, Apicio
-Prenderai il latte, a seconda quanto stimerai ne contenga la pentola, lavora il latte con il miele come si fa per i latticini, metti 5 uova per sestario (600g). Dissolvile nel latte in modo da amalgamarle, versa nella pentola di terracotta e cuoci a fuoco lento. Quando si sarà ritirato, cospargi di pepe e porta in tavola.
Aurelio Ventidio Aquila |
|
|
|
Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2347 Posts
|
Posted - 12/07/2005 : 20:25:44
|
preferisco la focaccia
Lucio Emilio Paolo |
|
|
|
Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
1947 Posts
|
Posted - 12/07/2005 : 21:16:40
|
Ave!
Oppure la salsa di pesce... marcio!
Aurelio Ventidio Aquila |
|
|
|
Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2347 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 17:05:41
|
Lucius Antonius Primo ha dimenticato le lingue di fenicottero e le budella di murena,nonchè le cervella di pavone...cibi molto richiesti a Roma..
Lucio Emilio Paolo |
|
|
|
Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
1947 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 19:00:57
|
Forse sarebbe da tornare a cibi più semplici, ho anche sentito che nella Roma Imperiale esistevano delle specie di zone pubbliche ove si poteva consumare del cibo frivolo senza pagare, è così?
Aurelio Ventidio Aquila |
|
|
|
Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2347 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 19:02:54
|
senza pagare?mi suona strano....forse...ma non credo...dovremmo documentarci
Lucio Emilio Paolo |
|
|
|
Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1190 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 19:14:53
|
quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
senza pagare?mi suona strano....forse...ma non credo...dovremmo documentarci
Lucio Emilio Paolo
Cio invece che ho sentito io è che esistevano dei ristoranti o locande in tutto l'impero ( a Pompei e Ostia ne sono stati ritrovati due), che oltre che servire pasti uguali erano diffusi in tutto l'impero, insomma un McDonald romano...
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
|
|
|
|
Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
1947 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 19:32:13
|
Cio invece che ho sentito io è che esistevano dei ristoranti o locande in tutto l'impero ( a Pompei e Ostia ne sono stati ritrovati due), che oltre che servire pasti uguali erano diffusi in tutto l'impero, insomma un McDonald romano...
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
[/quote]
No no, sto parlando proprio di cibi semplici, come noci o altre sostanze nutritive non elaborate, e venivano lasciate in grandi otri semisepolti nel bancone attorno al quale si sedeva chiunque volesse e ne prendeva finchè non avesse mangiato a sazietà.
Aurelio Ventidio Aquila |
|
|
|
Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2347 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 19:50:18
|
ma...cibo gratis?dipende dal periodo...di certo con la crisi,eo nei periodo in cui il grano scarseggiava,difficilmente offrivano mangiare gratis,so però che nel Colosseo lanciavano pane agli spettatori
Lucio Emilio Paolo |
|
|
|
Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
1947 Posts
|
Posted - 13/07/2005 : 20:06:19
|
Non sto parlando di grano o di focacce o di cibi elaborati, sto parlando di noci, ghiande, e tutti quei cibi come la frutta secca che puoi trovare un pò dovunque, e comunque non era roba così costosa, ma comunque non avrebbe avuto un costo così considerevo e quindi non sarebbe stata venduta con un certo guadagno.
Aurelio Ventidio Aquila |
|
|
|
Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1190 Posts
|
Posted - 23/07/2005 : 19:17:36
|
La credenza che descrive i Romani impegnati in ricchissimi banchetti, eternamente affamati e ubriachi non è esatta, accadeva solo nelle case dei ricchi nei giorni di festa. In realtà il popolo si arrangiava e molto spesso i pasti venivano consumati per strada. Tipiche erano le caupona (taverne) e i venditori ambulanti, che vendevano olive, pesci in salamoia, carne arrosto, uccelli allo spiedo, polpi in umido, frutta, dolci e formaggio.
Un pasto medio era composto da un pezzo di pane e da piccoli pesci in salamoia accompagnati da un bicchiere d'acqua o di vino non di qualità.
I pasti più importanti della giornata erano tre:
- Jentaculum
- Prandium
- Cena (o Vespertinae epulae)
Il Jentaculum e il Prandium di solito erano spuntini consumati frettolosamente durante il lavoro. Il pasto più importante della giornata era la Cena; era in questa occasione che l'uomo romano poteva assaporare i vari piatti più o meno elaborati, comodamente disteso sul triclinae e conversare con i suoi convitati.
La cena aveva inizio dopo l'ora ottava in inverno (circa le ore due del pomeriggio) e dopo l'ora nona in estate e aveva fine prima che fosse notte fonda. La stanza della casa dove avveniva la cena era il triclinium, il nome del quale deriva proprio dai letti a tre posti utilizzati dagli invitati.
I triclinia erano delle superfici in legno o in muratura , leggermente inclinate verso la parte esterna della mensa, sulle quali venivano distesi materassi, coperte e cuscini. I convitati vi prendevano posto, tre per ogni letto, distesi su un fianco, uno accanto all'altro in modo da avere di fronte il tavolo. Il primo letto da sinistra verso destra era chiamato summus, il secondo, cioè quello centrale e d'onore era chiamato medium e l'ultimo era l'imus, il posto del padrone di casa.
Appena lo schiavo nomenclatur che annunciava gli invitati aveva sistemato comodamente i partecipanti alla cena, i ministratores iniziavano a portare i piatti, che potevano essere piani (patina o patella) o fondi (catinus), i bicchieri senza manico o poculum o le coppe e i coltelli. I convitati alle cenae mangiavano con le mani e non utilizzavano le posate; soltanto in caso di pietanze liquide o cremose, erano muniti di cucchiai di varie forme fra i quali i più utilizzati erano la ligula, o cucchiaio classico e la trulla , o mestolo. Molti convitati usavano portare da casa alcuni tovaglioli che oltre a essere usati come tovaglia, servivano per portare a casa gli apophoreta, gli avanzi del pasto e i doni distribuiti dal padrone di casa.
La cena iniziava con gli antipasti o gustatio, cibi leggeri come olive, uova, porri, funghi, ostriche e varie verdure, accompagnate dal mulsum, il vino con miele. Ogni portata della cena era cjiamata (mulsum); proseguiva con la cena vera e propria, composta di varie portate, chiamate ferculum. Dopo le libagioni in onore dei Lari la fase conclusiva della cena era formata da dessert (secundae mensae) e dal rito tradizionale della commissatio, diffusa più frequentemente nei grandi banchetti, che consisteva in una grande bevuta generale di vino sottoposta a regole ferree, durante la quale si assisteva anche a piccoli spettacoli, concerti o letture.
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS |
|
|
|
Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1190 Posts
|
Posted - 23/07/2005 : 19:18:50
|
Il nutrimento essenziale dei Romani era rappresentato dalla polenta di frumento (puls o pulmentus), da legumi (fave, ceci, lenticchie), da farro e da ortaggi. Nella preparazione della polenta, veniva utilizzato principalmente il farro (far), il cereale più coltivato in quel periodo; più tardi vennero utilizzati anche miglio, panico, orzo, la farina di fave o di ceci. Il farro poteva essere cotto sia in grani interi, sia macinato o frantumato nel mortaio e ridotto in polvere assumendo un aspetto molto simile all'attuale farina (da far, farro). La polenta era preparata in un contenitore di terracotta detto pultarium dove al farro trattato si aggiungeva acqua, sale e un po di latte e a seconda dei gusti veniva arricchito con fave (puls fabata), cavoli, cipolle, formaggio (puls caseata) ed anche con alcuni pezzi di carne o di pesce. Il risultato finale era un miscuglio di ingredienti chiamato satura o satira, da cui l'utilizzo moderno di queste due parole: saturazione e satira nel senso di battute o scherzi pesanti, poichè portava in breve tempo alla sazietà di chi lo mangiava.
Con l'arrivo del pane sulle tavole, la polenta, che era stata l'alimento base per molto tempo, vide diminuire la sua importanza. Vi erano tre tipi di pane:
- panis plebeius o rusticus, il pane nero o pane dei poveri
- panis secundarius, il pane bianco
- panis candidus o mundus, il pane bianco di farina finissima o pane dei ricchi.
Il grano con cui era fatto arrivò ad avere un'importanza primaria, e i Romani arrivarono perfino alla promulgazione di leggi che regolavano la corretta distribuzione di questo prodotto, come la cura annonae, la lex Clodia e la lex Sempronia frumentaria. Furono organizzati speciali servizi di approvvigionamento, facendo arrivare il grano via mare da zone lontane, depositandolo in magazzini speciali per la successiva distribuzione alla popolazione sotto forma di grano in chicchi oppure come avvenne in un secondo momento, direttamente in pani già cotti.
Il pesce era un cibo molto diffuso, sia di fiume che di mare, sia quello allevato in grandi vivai (vivaria). I pesci utilizzati nella cucina romana erano di circa 150 specie, si andava da quelli delle tavole dei ricchi (orate, triglie, sogliole, dentici, trote ecc.) a quelli delle tavole dei poveri, più piccoli, di basso prezzo, di solito conservati in salamoia (menae, gerres ecc.). Molto richiesti erano anche aragoste, polpi, datteri, gamberi e ostriche.
Le ostriche (ostrea) che Plinio definiva il "vanto delle mense opulente" erano molto ricercate tanto da essere allevate dagli uomini più facoltosi in allevamenti personali. La posata per questo frutti di mare era uno speciale cucchiaio a punta (cochler) con cui si aprivano e si vuotavano.
La mensa romana era basata sul pesce ma anche la carne aveva una sua importanza. Le carni più utilizzate erano quelle di bue e di maiale, ma non era raro trovare anche carne di cervo, di asino selvatico (onager), di cinghiale e di ghiro; di quest'ultimo, le cui carni erano molto ricercate, esistevano anche alcuni allevamenti (gliraria) e veniva servito di solito disossato e farcito. Molto utilizzata anche la carne di uccelli. Oltre alle specie classiche ancora da noi utilizzate (tordi, piccioni ecc.), venivano cucinati anche alcuni trampolieri come i fenicotteri, di cui era prelibata la lingua, le cicogne e le grù. Piatto molto ricercato era quello a base di carne di pavone e di fagiano. Il pollo era considerato carne poco pregiata e la si trovava per lo più nell'alimentazione dei poveri. La carne veniva cucinata in moltissimi modi: arrosto, in umido e ripiena, con salse di vario genere.
Le uova erano la base di ogni antipasto e venivano consumate rapidamente durante la giornata. Dal latte si ricavavano formaggi freschi e secchi e dolci con aggiunta di miele, farina e frutta; il burro era poco utilizzato in cucina in quanto era usato come medicinale o come unguento per il corpo. Di verdura si consumavano lenticchie, fave, ceci, piselli, lattughe, cavoli, carote, rape, cipolle, zucche, carciofi, asparagi, cetrioli, erbe lassative come malve e bietole, menta e i ricercatissimi funghi (boleti). Le olive erano sempre presenti sia sulle tavole dei ricchi che su quelle dei poveri.
La frutta era costituita da mele (mala), pere (pira), ciliege (cerasa), susine (pruna), noci, mandorle (nux amygdala), castagne, uva fresca e passa e pesche. Dall'Armenia giungevano le albicocche che venivano utilizzate spesso spiaccicate, ricavandone una salsa che accompagnava molti piatti di carne, e dall'Africa arrivavano i datteri (dactyli). La frutta oltre che consumata fresca veniva utilizzata anche per ricavarne marmellate ed era un componente importante per la preparazione di dolci.
Nelle opulente mense dei ricchi, in occasione di grandi banchetti i piatti di carne o di pesce, venivano preparati nei modi più fantasiosi; era in queste occasioni che i cuochi sfoderavano la loro arte culinaria, servendo in tavola piatti a base di carne camuffati in modo che avessero l'aspetto di uno stupendo pesce alla griglia o sotto forma di vere e proprie sculture a tema mitologico. Molto famosi sono i piatti serviti nell'ormai epica cena di Trimalcione, descritta da Petronio nel Satiricon e rievocata alcuni secoli dopo da Macrobio. Qui vengono serviti alcuni piatti dall'aspetto esageratamente fantasioso che però rispecchia il modo a volte sfacciato di alcuni ricchi romani, di ostentare la loro magnificenza; fra questi pi atti viene servita una lepre con le ali in modo da raffigurare Pegaso, il cavallo alato di Bellerofonte, e una scrofa di cinghiale ripiena di tordi vivi con tanto di cinghialini, fatti di pasta, nell'atto di succhiare alle mammelle della madre.
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS |
|
|
|
Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2347 Posts
|
Posted - 23/07/2005 : 21:32:00
|
e le ligue di fenicottero? ....per non parlare delle cervella di pavone 
Lucio Emilio Paolo |
|
|
| |
Messaggio  |
|
|
|