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 L'Impero in generale
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 quando è diventata irreversibile la fine di Roma..
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Romano
Membro Adventus

10 Messaggi

Posted - 12/05/2006 :  21:43:49  Mostra profilo utente  Rispondi con citazione
Cari frequentatori di questo foro, tutti più veteterani di me, saluti a tutti.
In una altra discussione mi si è obiettato che nel 454 era ormai troppo tardi per salvare Roma (ovvero l'impero d'occidente).

Allora propongo un esercizio retorico. Immaginiamo di avere una macchina del tempo ma con abbastanza carburante solo per un viaggio.
Dove, o meglio " quando" andiamo per salvare l'impero dalla sua triste fine nel 476?

L'ULTIMO DEI ROMANI

Edited by - Romano on 12/05/2006 22:53:19

Flavio Ezio
Membro Antiquo

432 Posts

Posted - 13/05/2006 :  14:35:39  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
per me si va nel 405,cioè un anno prima del crollo del limes renano.
questa ovviamente la data non proprio per salvare roma,ma per prolungare ancora un po l'agonia,forse un cento anni...se si vuole parlare di futuro vero e proprio dell'impero,sicuramente andrei nel 377,prima della divisione e di adrianopoli.

NON MOLLARE MAI
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CesareIV
Membro Novo

30 Posts

Posted - 13/05/2006 :  15:13:40  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
ciao Romano anche io postando in vari forum mi si è sempre obiettato qualcosa ma le persone che contraddicono si dimenticano sempre di dire che le loro risposte non provengono da approfondite conoscenze ma da opinioni e cultura personali.
Essendo come moltissimi altri argomenti non storicamente provati secondo me si poteva salvare roma dal 395, anno di definitiva divisione tra occidente e oriente infatti da quella data è un continuo affanno per non "retrocedere".
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Romano
Membro Adventus

10 Posts

Posted - 13/05/2006 :  21:16:51  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
saluti a Ezio e a Cesare.

Io penso che farei anch'io una capatina nel 377 per convincere Valente, con le buone o le cattive, a gestire meglio l'affare Goti.

Il 405 sarebbe secondo me una soluzione non ottimale perchè per respingere i barbari sul Reno ghiacciato nel 406 potrei invece accelerare la caduta di Roma in mano ad Alarico. Stilicone aveva fama di generale accorto e se ritirò legioni da Britannia e Gallia del nord per rinforzare l'Italia doveva avere le sue ragioni.

Sarei anche tentato di prendere il problema del 378 alla radice (Valente era evidentemente un incapace) e tornare ancora qualche anno prima a provare a vedere cosa sarebbe successo se Giuliano avesse gestito meglio la sua campagna in Mesopotamia, magari avrebbe sconfitto definitivamente i Sassanidi e avrebbe ridato nuova energia positiva all'impero. Ma con solo un viaggio a disposizione nella mia macchina nel tempo non rischierei e andrei nel 377 per rompere la catena malefica che portò alla catastrofe: " Adrianopoli-Goti a vagare nell'impero ad impegnare risorse militari dell'impero- legioni romane ed imperatori intimiditi dalla carneficina del 378 con conseguente progressiva tendenza all'arruolamento di bande intere di barbari con i loro capi al posto delle legioni- distrazione di forze dalle frontiere occidentali per fermare i goti- sfondamento del Reno, ormai mal presidiato, da parte di Vandali, Burgundi e Suebi- abbandono della Britannia da parte delle ultime legioni locali guidate da Costantino III per fermare vandali ecc. che finì invece poi sconfitto dalle forze di Onorio in uno scontro fraticida..."

L'ULTIMO DEI ROMANI

Edited by - Romano on 13/05/2006 21:21:37
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Aulo Sebastiano
Membro Solitus

113 Posts

Posted - 14/05/2006 :  15:42:29  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Io invece sarei andato intorno al 290, prima di Diocleziano, per poter portare avanti l'opera di imperatori del calibro di Aureliano, e per evitare gli "esperimenti" di Diocleziano.

Renovatio Imperii
"Oderint, dum metuat"
"Durarent secundisque se rebus seruarent"
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Publius Rutilius Rufus
Membro Solitus

120 Posts

Posted - 15/05/2006 :  13:04:22  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Ave fratres.
se la macchina del tempo ha abbastanza carburante per un viaggio solo, allora preferisco andare in qualsiasi periodo della vita di Roma (per me sarebbe meglio nell'età repubblicana) e godermi in presa diretta la "Storia", senza fare assolutamente nulla per salvare l'impero.
Non ti preoccupare, Romano, non voglio eludere l'esercizio retorico da te proposto, ma penso che la caduta dell'Impero Romano non sia da ricercarsi in un anno ben preciso o in un fatto storico circoscritto, bensì in un insieme di fattori che sono principalmente di ordine economico , amministrativo e culturale.
1) Crisi dei commerci per le difficoltà del credito e per la svalutazione della moneta. Grande insicurezza delle vie di comunicazione e delle campagne prede di ex schiavi liberati che divengono briganti con il conseguente scollamento della periferia dal centro: le villae, e i territori aperti si chiudono a riccio e si fortificano provvedendo in proprio alla propria difesa e al proprio sostentamento (sotanzialmente è il preludio al feudalesimo)
2)Vengono meno le autonomie: il potere arriva all'apice della centralizzazione e della burocratizzazione. Le città, e soprattutto i ricchi delle città, vengono spremute come limoni per far funzionare la macchina statale. viene meno così l'autonomia, si spegne la cellula vitale dell'Impero; la manutenzione degli edifici, la viabilità, l'istruzione vengono accentrate nelle mani dello Stato che deve pensare a tutto e a tutti!
3)Crisi totale dei valori antichi. Il cristianesimo porta nuovi valori una spiritualità intimista, individuale e, quindi, socialmente inutile anche in relazione con lo Stato. Nei valori antichi si poteva trovare, invece, il senso dellostato, la responsabilità, la pietas, la fides, tutti valori che inevitabilmente si fondevano con la collettività perchè in essa avevano la propria ragione di vita. I valori del cristianesimo creano, così, una sorta di frattura con lo stato che viene visto come nemico, oppressore e non è più concepito come il tutto di cui il cittadino fa parte

Publius Rutilius Rufus
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Lucius Tanicius Verus
Membro Senior

264 Posts

Posted - 15/05/2006 :  14:44:48  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
Ave,
onestamente concordo con quasi tutte le osservazioni di Rufus, è difficile dire una data esatta in cui farsi trasportare nel tempo. Questo perché una storia complessa come quella di Roma vede più fattori che ne hanno determinato la caduta. Fattori politici, economici, militari, sociali, religiosi, ecc. Verrebbe da chiedersi quale di questi è più determinante, ovvero se lo sono tutti o parte. Credo che fosse una battaglia da combattere su più fronti, in diversi periodi temporali e, tra l'altro, in alcuni casi l'esito sarebbe comunque stato lo stesso...per esempio l'esaurirsi di alcune miniere aurifere difficilmente poteva essere modificato, se non scoprendo (cosa non facile) altre miniere o allargando i confini.
Sono convinto che eventuali modifiche potrebbero aumentare la vita dell'impero, ma difficilmente salvarlo.
Saluti.

Lucius Tanicius Verus
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Aeneas
Membro Iunior

75 Posts

Posted - 15/05/2006 :  22:56:04  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
E se invece ipotizzassimo di tornare ancora più indietro per salvare la Repubblica? ed evitare l'avvento dell'Impero, intendo. In quale anno sarebbe opportuno?
...e poi, la Repubblica sarebbe durata di più?


AENEAS
(ex Heinz)
"Si vis pacem, para bellum"
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Publius Rutilius Rufus
Membro Solitus

120 Posts

Posted - 15/05/2006 :  23:35:16  Mostra il Profilo di questo membro  Rispondi con una citazione di questo messaggio
quote:
Originally posted by Aeneas

E se invece ipotizzassimo di tornare ancora più indietro per salvare la Repubblica? ed evitare l'avvento dell'Impero, intendo. In quale anno sarebbe opportuno?
...e poi, la Repubblica sarebbe durata di più?





Beh, per non arrivare all'impero avremmo dovuto "eliminare" Augusto.
Per il salvataggio della Repubblica vale lo stesso discorso della caduta dell'impero romano; un fenomeno progressivo di deterioramento inarrestabile che non ha saputo rinnovarsi e trasformarsi.

Publius Rutilius Rufus
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