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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2347 Messaggi
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Posted - 02/04/2005 : 15:17:46
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Ave!Volevo rendervi partecipi di una mia scoperta.L'altro giorno stavo guardando un documentario,su Roma naturalmente,e ho sentito dire che i Romani sapevano dell'esistenza dei batteri,o pi� che altro ne supponevano l'esistenza.Fu Cicerone ad avanzare quest'ipotesi,in uno dei suoi innumerevoli reperti scritti.Egli not� che nelle zone malsane come le paludi,era pi� facile contrarre malattie e disse che secondo lui esistevano piccolissime cose,invisibili all'occhio umano,che entravano nel corpo attraverso il naso e la bocca e le ammalavano.Naturalmente le sue erano solo supposizioni,del resto azzeccate,ma comunque la notizia mi sorprende alquanto.Qualcuno di voi � a conoscienza di altri dettagli?Mi sembra un argomento assai interessante!!
Otium cum dignitate
Lucio Emilio Paolo |
Edited by - Lucio Emilio Paolo on 02/06/2005 17:07:33
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caesar
Amministratore del Foro
   
225 Posts
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Posted - 03/06/2005 : 22:01:56
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E' vero, infatti penso che comunque sapessero che le malattie erano causate da "qualcosa" che si poteva eliminare e per questo pensavano che accendendo e bruciando le costruzioni in cui c'erano stati lebbrosi si eliminasse questa "cosa".
"Roma Aeterna"
"In medio stat virtus"
"Stat rosa pristina nomine nomina nuda tenemus" |
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Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1190 Posts
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Posted - 13/08/2005 : 19:53:40
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Ovidio scrisse "Adesso colei chge vuole apoparire bella corrompe l'utero, e ai tempi nostri � raro che una donna desideri essere madre...".
A Roma, contraccezione e aborto costituivano probabilmente la regola, pi� che l'anomalia: � stato calcolato che, in assenza di metodi di controllo delle nascite, la poplazione dell'urbe sarebbe stata ben pi� numerosa dl suo milione e mezzo di abitanti, soltanto un terzo del quale, comunque, era di sesso femminile.
A consigliare e praticare i metodi anticoncezionali (nonch� abortivi) erano di solito le sagae, ovvero le levatrici, il cui nome eccheggia ancora neltermine francese sages-femmes. Queste "mammane" costituivano l'unico presidio medico per la stragrande maggioranza delle donne di Roma ed erano le continuatrici latine della celebre tradizione delle ostetriche greche. Greci, infatti, sono i nomi di alcune famose sagae vissute a cavallo del primo secolo: Olimpia di Tebe, Laide, Elefantiade...
Ora, i metodi con i quali si praticava il controllo delle nascite nell'antichit� erano realmente efficaci? Non lo sappiamo di certo, tuttavia ci permettiamo di dubitarne: sull'aborto, la letteratura medicaantica, ligia al codice ippocratico, non tramanda ricette; in compenso, per�, conosciamo alcuni rimedi consigliati dalle levatrici: Laide e Elefantiade, ad esempio, si affidano al carbone delle radici di brassica, mirto o tamerice.
La botanica di teofrasto, tanto ricca di note sulla fitoterapia, ci indica come abortivi sia la felce femmina che il famoso vino di Cerinia, di cui parlerannoanche Varronee dioscoride, medico di Nerone: secondo quest'ultimo, per attivare l'effettoabortivo era necessariopiantare ai piedi del viticcio l'elleboro, la scammonica (una specie di convolvolo) o il cosiddetto coccomero selvatico. i principi attivi di queste erbe tossiche sarebbero dovuti passare nel vino, che le pazienti sorbivano a dgiuno, dopo essersi provocate il vomito.
Sempre Dioscoride elenca altre piante, alcune delle quali velenose, utilizzate per interrompere la gravidanza: l'aro, il dracozio, lo smirnio, la saponaria, il ciclamino (il cui succo andava spalmatoattorno all'ombelico), l'aristolochia (da assumersi insieme a pepe e mirra) e infine la brionia. In effetti, queste ultime specie sembrerebbero caratterizzarsi per talune propriet� farmacologiche, ma la questione rimane controversa, perch� non � mai facile identificare con esattezza le piante citate nei testi greci e latini secondo i criteri della moderna tassonomia.
Le pozioni, e i salti pericolosi, riservati alle p鋱� povere e disperate, non erano le sole pratiche contraccetive; esistevano anche i pessari, le compresse vaginali e unguenti pi� o meno spermicidi.
Fine I parte
Pont Max Lucius Antonius Primus Firnus
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
Iustitiam quaerimus,rem omni auro cariorem. |
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