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LA MISVRA DEL TEMPO LA MISVRA DELLO SPAZIO LE OPERAZIONI DI PESATVRA
Pesi, Strumenti e Misure nella Antica Roma
REDATTRICE:
ULTIMA MODIFICA: 17 giugno 2001
III - LE OPERAZIONI DI PESATVRA E COMMERCI
Cos� come la misurazione degli spazi, anche i metodi di pesatura, gi� introdotti durante le prime lavorazioni dei metalli, si pongono tra i primi problemi delle societ� arcaiche e lo stesso verbo "pendere" (pesare) ricorda la struttura della bilancia. Con il temine lanipendia, inoltre, si indicava colei che era addetta a pesare e distribuire alle schiave la quantit� di lana da lavorare giornalmente (pensum).
Nonostante le bilance fossero strumenti gi� ampiamente utilizzati dagli antichi, la pesatura poteva essere effettuata anche con il riempimento di recipienti campione, diversissimi a seconda delle tradizioni locali, di solito usati per misurare i beni solidi in genere e soprattutto i cereali.
Districarsi tra le unit� di peso antiche � impresa ardua e pone ancora non pochi problemi di interpretazione.
L'unit� ponderale autoctona italica era la lithra-libra (con base decimale o duodecimale a seconda delle zone) che, per la stretta connessione tra misure di peso e valore intrinseco dei materiali, divenne determinante anche per la valutazione delle varie monete in uso, il cui effettivo peso rimane tuttavia in molti casi ancora incerto per il successivo e graduale diffondersi di un valore fiduciario delle monete stesse. Si ritiene comunque che la litra bronzea italica dovesse pesare circa 109 grammi.
Anche il peso attribuibile alla libra romana � stato oggetto di numerose ipotesi e varia tra i 327,45 grammi (testimoniati da Livio che la rapporta al talento attico), i 326 grammi ( derivanti dalla considerazione che il solidus aureo di Costantino di 4,55 grammi era pari a 1/72 di libbra) e i 324 grammi (corrispondenti alla libbra di et� bizantina).
L'interpretazione delle fonti comporta poi ulteriori problemi.
Il fatto che la libbra avesse come sinonimi pondo e as spiega le diciture dupondius (due unit� di peso) e assipondium (una unit�), nelle quali per� si ritiene che l'as debba intendersi semplicemente come unit� di misura generica. Gli stessi termini, inoltre, ricorrono spesso anche come sinonimi di unit� metriche, soprattutto se si tratta di specificare delle proporzioni come per le eredit� ( in questo caso anche il piede pu� essere definito as, 2 piedi e � vengono detti pes sestertius, � piede � un'uncia). A questo si aggiunga che con il termine libra veniva anche designata spesso e pi� semplicemente la bilancia quale strumento.
Varrone indica il termine as come derivato da aes, l'unit� di moneta in bronzo, e lo ricollega ad assis, asser inteso come barra (ricordiamo a questo proposito che i lingotti di bronzo chiamati aes signatum erano cosiddetti perch� contrassegnati da un'incisione rappresentante un ramo secco). Altre interpretazioni vorrebbero invece che il termine assis designasse semplicemente il segno grafico indicante l'unit� di misura. Il temine aes, inoltre, ricorre anche nella dicitura che indica il sistema di pesatura in uso nella Roma arcaica, dove le contrattazioni commerciali avvenivano per aes et libram, letteralmente "pesando il bronzo con la bilancia".
In ogni caso, qualunque fosse il peso di una libra rapportato alle odierne unit� di misura, i suoi multipli e sottomultipli erano i seguenti:
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sottomultipli della libra |
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Libra |
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semis |
� libra |
6 once |
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quincus |
5 once |
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triens |
1/3 libra |
4 once |
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quadrans |
� libra |
3 once |
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sextans |
1/6 libra |
2 once |
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uncia |
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Sottomultipli dell'uncia |
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dextans |
10/12 uncia |
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dodrans |
9/12 uncia |
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bes |
8/12 uncia |
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semuncia |
6/12 uncia |
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silicus |
3/12 uncia |
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sextula |
2/12 uncia |
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scripulum |
0,5/12 uncia |
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Multipli della libra |
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dupondius |
2 libbre |
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tripondius |
3 libbre |
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quadrussis |
4 libbre |
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quincussis |
5 libbre |
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decussis |
10 libbre |
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bicessis |
20 libbre |
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tricessis |
30 libbre |
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quadricessis |
40 libbre |
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quincessis |
50 libbre |
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Centussis |
100 libbre |
Come gi� detto, strumenti fondamentali per le operazioni di pesatura erano le bilance, mostrate da numerose fonti iconografiche oltre che dai ritrovamenti archeologici, ricchissimi nella zona di Pompei.
Diffuse erano certamente le bilance a bracci uguali, i cui esemplari di maggiori dimensioni erano probabilmente costruire di solito in legno.
Diverse bilance di questo tipo ritrovate negli scavi mostrano in una met� del giogo una serie di tacce incise a intervalli regolari, indicanti la suddivisione in sottomultipli dell'unit� di peso. Certamente lungo questa parte del giogo scorreva un piccolo peso che consentiva una migliore equilibratura dei piatti.
Un particolare tipo di bilancia era poi la cosiddetta moneta che, come dice il nome, veniva utilizzata per pesare le monete. Di piccole dimensioni, aveva uno dei piatti sostituito da una catenella alla quale era appesa una moneta e, a parte l'utilizzo del tutto specifico, essa pu� senz'altro considerarsi la progenitrice dalla stadera, ampiamente usata dai Romani, nella quale la moneta venne in breve sostituita da un piccolo peso, libero di scorrere lungo l'asta, e il gancio di sospensione spostato dal centro ad una delle estremit�. I pesi utilizzati nelle stadere sono vere e proprie creazioni artistiche, forgiati in bronzo riempito con piombo o stagno e rappresentano spesso la testa di divinit� o di personaggi della famiglia imperiale.
Oltre ad essere un indispensabile strumento, la bilancia acquista ben presto anche l'importante significato simbolico di giustizia ed equit�, tanto che in epoca imperiale Equitas � elevata al rango di divinit� e rappresentata da una figura femminile che regge una bilancia in equilibrio.
Anche nelle insegne delle botteghe di artigiani e commercianti, macellai, fabbri, orafi o farmacisti che fossero, si nota spesso la rappresentazione di bilance. In alcune di esse la presenza di una bilancia sovradimensionata sta a sottolineare l'onest� del titolare della bottega, precisazione, questa, non di poco conto se si considera che l'accusa pi� frequentemente mossa ai commercianti era quella di agire mossi da fraus et lucrum e che il termine mercator era considerato dai pi� sinonimo di imbroglione. Proverbiali sono rimasti gli inganni perpetrati dai mercanti di porpora, materiale preziosissimo, i quali pare frodassero gli acquirenti utilizzando bilance truccate i cui piatti, apparentemente uguali, erano in realt� di peso diverso.
Le operazioni di pesatura erano alla base anche del commercio all'ingrosso. La spedizioni di grosse partite di merce - che avveniva preferibilmente per mare o via fiume, nonostante l'efficientissima rete stradale romana, sulla quale viaggiavano solo merci che potessero "autotrasportarsi " (bestiame) - comportava che i carichi delle navi venissero pesati sia al momento dell'imbarco che allo sbarco. Probabilmente apposite bilance di grosse dimensioni erano poste ad ogni scalo e manovrate esclusivamente da personale addetto, presente certamente anche negli altri luoghi adibiti all'attivit� commerciale, pubblici o privati che fossero.
Le testimonianze iconografiche al riguardo sono svariate. Ricordiamo tra gli altri, l'affresco presente nella Casa del Larario del Sarno a Pompei che illustra il trasporto sul fiume Sarno di un carico di derrate alimentari (presumibilmente olive) e sul fondo del quale � ben visibile una bilancia di grandi dimensioni poggiata su di un piede solo. Il carico imbarcato poteva per� essere pesato anche a bordo. Questo, almeno, parrebbe confermato dal ritrovamento di un peso calcareo tra il carico di una nave di Et� Augustea rinvenuta dalle parti di Comacchio. Poich� non � stato ritrovato il resto della bilancia, si � ipotizzato che la nave fosse dotata di una bilancia costruita con materiale deperibile, legno e corde, montata probabilmente solo all'occorrenza. Anche i contenitori delle merci, anfore, sacchi, botti o quant 'altro, potevano essere utilizzati per pesare il carico e recavano scritto sulla parte esterna il peso della tara o la capacit� dell'involucro. Essendo per lo pi� dipinte, tali indicazioni si sono tuttavia conservate in pochi reperti.
Nonostante la progressiva ingerenza pubblica in quasi tutti i settori - pare che nel VI secolo d.C. fossero statali tutte le attivit� commerciali tranne quelle inerenti alla tessitura - e i controlli dei pesi, confrontati con le misure campione depositate presso templi e luoghi pubblici e certificate a volte dall'Imperatore in persona (ritrovamenti archeologici mostrano, tra gli altri, un dupondius in pietra e una semuncia in bronzo emesse da Caligola, un quadrans pure in bronzo ritrovato a Lione con le iniziali di Claudio, una libra certificata da Giulio Nepote), le frodi, come abbiamo visto, erano all'ordine del giorno, tanto da rendere oggetto di accuse pressoch� indiscriminatamente tutti coloro che avevano a che fare con lo smistamento di merci. Illuminante, in proposito, la protesta dei navicularii di Arles (i navicularii erano una corporazione di armatori addetti esclusivamente ai rifornimenti annonari, cio� al reperimento di derrate alimentari per il sostentamento di tutta la collettivit�) i quali, stanchi di vedersi imputare le irregolarit� dei carichi, si rivolsero direttamente al Prefetto dell'Annona perch� prendesse provvedimenti, minacciando, in caso contrario, di rinunciare a svolgere tale servizio pubblico.
Il servizio dei rifornimenti annonari, data la massima importanza che rivestiva nella vita cittadina romana, merita alcune precisazioni. Svolto in tutto l'Impero anche da privati, era solo a Roma di carattere esclusivamente pubblico fin dai tempi di Caio Gracco (123 a.C.), dove il diritto sancito per legge dei cittadini Romani di poter acquistare il grano a prezzi ridotti prima e di averne somministrazioni gratuite poi (le cosiddette frumentationes - lex Clodia del 58 a.C., ) port� alla costruzione di numerosi granai pubblici. Con Augusto venne introdotta la figura del Prefetto dell'Annona, che si doveva occupare del reperimento delle derrate per scopi civili (le provviste militari erano di competenza del Prefetto del Pretorio) e le figure dei Praefecti frumenti dandi, successivamente sostituiti da due curatores frumenti, addetti alle frumentationes. Al Prefetto dell'Annona era anche demandato il compito di "� vegliare affinch� il grano affluisca nei magazzini senza che avvengano frodi o negligenti alterazioni, senza che l'umidit� o l'eccessivo calore lo guastino e vedere che nulla manchi nel peso e nella misura�"(Seneca, De Brevitate vitae - dedicato a Pompeo Paolino, prefetto dell'Annona, 49 o 55 d.C.).
Di quale entit� fosse il problema dello stoccaggio e del controllo quantitativo e qualitativo del grano � comprensibile anche in considerazione del fatto che ogni anno i traffici marittimi erano sospesi dall' 11 novembre al 10 marzo a causa delle cattive condizioni del mare (mare clausum), il che rendeva necessario un preciso e programmato accumulo di provviste. I mensores frumentarii (misuratori di grano) di Roma e Ostia, riuniti in una corporazione, avevano il delicato compito di pesare i rifornimenti al momento dello sbarco in porto e, ancora, prima che fosse immagazzinato nei luoghi destinati, da dove venivano periodicamente prelevati e inviati a Roma via Tevere, previa ulteriore pesatura. Un mosaico ritrovato a Ostia, nell'Aula dei Mensores, mostra chiaramente l'attivit� di un mensores, munito di un rutellium (un bastone), col quale pareggia il livello del grano versato all'interno di un modio (apposito contenitore utilizzato per la misurazione del grano), mentre un ragazzino poco lontano conteggia i modii misurati grazie ad una sorta di pallottoliere costituito da una cordicella nella quale infila una tessera rettangolare ogni modio riempito.
Parlando dei rifornimenti di derrate alimentari, � infine doveroso un cenno alle anfore, utilizzate per il trasporto dei liquidi e dei semiliquidi (vino, olio, conserve di pesce).
Se il termine latino anphora indicava anticamente una misura di capacit� pari a circa 26 litri, con esso veniva anche chiamato qualsivoglia contenitore di terracotta munito di due manici, un collo pi� o meno lungo e stretto che poteva essere sigillato con un tappo, un corpo tondeggiante molto capiente e un fondo appuntito. La caratteristica forma del fondo era utile per conficcare l'anfora nella terra o nella sabbia e per ottimizzarne lo stivaggio nelle navi, dove le anfore venivano ammassate a quincunx, cio� in pi� file sovrapposte (di solito non pi� di tre). Il fondo delle anfore superiori era incastrato nello spazio tra i colli di quelle poste sotto e tra di esse era messa della paglia o altro materiale in grado di ammortizzare gli urti del trasporto.
La forma delle anfore ha subito varie modifiche ed aggiustamenti nel tempo, tanto che se ne conoscono svariati tipi, con provenienza diversa a seconda del luogo di produzione. La diffusione di un tipo di anfora piuttosto di un altro risulta prevalente nei vari periodi a seconda della predominanza commerciale, diversa nel tempo, dei luoghi di importazione delle varie merci.
Una testimonianza curiosa, ad esempio, della notevole diffusione a Roma dell'olio di produzione spagnola � data dal Monte Testaccio, che potremmo definire il "cimitero" delle anfore denominate "Dressel 20 " , prodotte nella provincia Baetica, tra Siviglia e Cordoba, nel periodo che va dal II al III e forse anche a una parte del IV sec. d.C. Il Monte Testaccio, infatti, altro non � se non una collina artificiale sulla riva sinistra del Tevere, creata dall'accumulo dei cocci di queste anfore di importazione spagnola, che venivano frantumate dopo averne travasato l'olio in altri contenitori.
-Storia, Civilt� e Vita ai tempi di Roma antica, vol. 1 e 2 - Autori Vari - De Agostini 1999
-Homo Faber, natura scienza e tecnica nell'antica Pompei - Autori vari - Electa 1998
-Pondera, pesi e misure nell'antichit� - Autori vari - Libra 93, 2001
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