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Licinius Lucullus
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Posted - 01/05/2005 : 13:54:01
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Ave omnibus!
Approfitto per complimentarmi con L.E.Paolo per le sue doti narrative... Potresti avere un futuro di scrittore/romanziere (se gi� non lo sei... ).
Attender� le prossime puntate...
Ah, da cultore di Civilizat...ehm, Civilizzazione2 , ricordo che esiste uno scenario chiamato "Americhe fittizie", e parte proprio dal fatto che i Romani fossero giunti in America...
Fine della digressione (chi ama civ2 mi trover� pronto a dialogo, scambio di idee/info, etcetera).
Valete e buona domenica!
"Spes ultima dea" |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 01/05/2005 : 14:16:12
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Ave Licinius!Ti ringrazio per i complimenti!!  A dire il vero i miei prof mi dicono sempre che a scrivere faccio pena ,sar� che voi Cives e il Forum mi isprirate! Che ne dici di continuare tu il racconto? Mi farebbe piacere (sono praticamente l'unico a rispondere a questa discussione!! )
Otium cum dignitate
Nihil est magnum somnianti
Lucio Emilio Paolo |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 01/05/2005 : 14:53:53
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
Visto che nessuno osa mostrare le proprie doti letterarie continuer� da solo "LOdissea romana in America".
quote:
Ecco l'inizio di un'Odissea romana in America...Una piccola flotta di triremi composta da 6 navi da guerra,contenenti un modesto numero di militari,sta navigando costeggiando la britannia.L'ordine � di risalire la costa per vedere l'intera espansione dell'isola britannica.La flotta ha viveri e acqua potabile per almeno due settimane.Giunti all'estremo nord dell'isola il comandante Marcello Claudio Prisco da ordine di attraccare sull'isola,notando una tempesta avvicinarsi.A quasi duecento metri dalla spiaggia per� una fortissima raffica di vento sospinge la flotta a mare aperto.Solo una nave riescie a resistere ed ad attraccare.Marcello si rende conto di cosa sta succedendo e d� l'ordine di ammainare le vele e ai rematori di mantenere le navi vicino alla costa.Il vento per� � troppo forte e i rematori,nonostante tutti gli sforzi non possono nulla contro la tempesta.La flotta si abbandona ai flutti del mare,cercando di rimanere unita nonostante le altissime onde e il forte vento.La tempesta dura quasi 24 ore e sfortunatamente due triremi vengono sospinte lontano dalle altre.Finita la tempesta le tre rimaste navigano per tre giorni verso l'ignoto,finch� all'alba del terzo giorno vedono la terra,la Groenlandia...
.
Il comandante Marcello Claudio Prisco ordina di mantenersi presso la costa.Non ha la pi� pallida idea di dove si trovi.Il clima � gelido e sulla terra ferma non scorge alcuna forma di vita.Se non bastasse le navi rimaste a sua disposizione sono solo pi� tre,le altre sono andate disgraziatamente perdute durante la tempesta.Osserva il mare senza fine e prega che il resto dell'equipaggio si sia messo in salvo.Da ordine alle tre navi di mantenersi appresso,poiche il vento continua ad essere modestamente forte.Da quindi l'istruzione di ammainare le vele e di continuare il tragitto con l'ausilio dei rematori.Mentre il comandante passa in rassegna gli equipaggi delle tre triremi,un suo centurione gli si avvicina riferendogli che erano stati avvistati dei movimenti sulla costa.Il comandante � perplesso:
"Possibile che viva qualcuno in queste lande di ghiaccio?!"
Il capitano osserva il punto indicato dal suo centurione.Una massa brulicante di strane fiere dalla corporatura possente e dai lunghi canini aguzzi stava muovendosi sulla costa,facendo sembrare quella massa grigio-marrone una parte stessa dell'isola.Tutto l'equipaggio osserva attonito lo spettacolo che gli si presenta davanti,ma il capitano,ripresosi,da ordine di continuare il viaggio...
Otium cum dignitate!!
Lucio Emilio Paolo
A grande richiesta ecco la continuazione dell'Odissea romana in America:
ATTO III
Ormai il viaggio dura da quasi una settimana e il cibo,nonch� l'acqua potabile,incominciano a scarseggiare.Se ci� non bastasse il morale dell'equipaggio non � dei migliori.Sentono la mancanza della terra ferma e soprattutto del clima mediterraneo.Negli ultimi giorni,fortunatamente,la temperatura si � alzata e il desolante paesaggio ghiacciato ha lasciato posto al mare.Purtroppo buona parte dell'equipaggio � composto da legionari e truppe ausiliarie,non abituati a lunghi viaggi nel mare aperto.Marcello Claudio Prisco cerca di calmare i suoi uomini,che ultimamente lanciano continue lamentele nei confronti del generale e i suoi centurioni.Il comandante ha paura di un insubordinazione e spera che al pi� presto sia avvistata la terra ferma.La sera un suo centurione,Tito Emilio,compagno d'armi di Marcello da anni,gli riferisce che le provviste alimentari sono finite e che il morale dei soldati � al limite.Marcello non ha la pi� pallida idea di come comportarsi,purtroppo la stima che i soldati avevano di lui � sparita quasi del tutto.Invoca l'aiuto degli dei e degli antenati della sua famiglia,la famiglia Claudia.Poi dice al centurione Tito che all'indomani avrebbe comunicato la situazione a tutto l'equipaggio.Spera solo pi� in un miracolo.La notte passa tranquilla e le tre triremi,mal concie,tagliano le onde con silenziosa rapidit�.Il generale non riesce a prender sonno,e non ne ha alcuna intenzione.Mentre la luna piena illumina le tre navi da guerra romane,il comandante sente urlare dall'esterno.
Esce di corsa con il gladio in pugno imitato dal resto dell'equipaggio.Sul ponte delle navi per� c'� la pi� totale tranquillit�.A urlare era stato un legionario della trireme pi� vicina,che gridando e gesticolando freneticamente stava indicando un punto non ben preciso di fronte allo piccola flotta.Marcello aguzza lo sguardo e vede la terra ferma.
"Finalmente la terra ferma!Il fato � dalla nostra parte!"
Un urlo di gioia si alza dagli equipaggi delle triremi,forse c'� ancora un barlume di speranza...
Lucio Emilio Paolo
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Edited by - Lucio Emilio Paolo on 01/05/2005 18:27:02
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Licinius Lucullus
Moderator Fori
    
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Posted - 01/05/2005 : 22:00:02
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Eh, caro L.E.Paolo, non mi sento all'altezza...
Beh, scrivere a scuola � sempre pi� difficile che farlo in libert� (c'� un approccio mentale ben diverso, con pi� tensione e meno tempo), ma uno dei segreti per migliorare la qualit� dello scrivere � LEGGERE molto. Libri (sopratutto) e giornali (un linuaggio pi� 'alla moda', non per questo necessariamente migliore.).
Dunque continua a leggere...e a scrivere!!!
Son curioso di vedere gli indigeni e le loro facce all'approdo di questi forestieri...
"Spes ultima dea" |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 07/05/2005 : 17:09:16
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Ave Omnibus!!Sono appena tornato da una gita con la scuola a Pra Catinat,di una settimana,e sono distrutto.Mi � mancato il forum,la prima cosa ke ho fatto appena arrivato a casa infatti � stata quella di collegarmici.Comunque volevo sapere come mai Licinius non se la sente di continuare il racconto.Sarebbe divertente scrivere un romanzo con il contributo di tutti i Cives del forum!!
Otium cum dignitate
Nihil est magnum somnianti
Lucio Emilio Paolo |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 07/05/2005 : 20:42:06
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
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Originally posted by Lucio Emilio Paolo
Visto che nessuno osa mostrare le proprie doti letterarie continuer� da solo "LOdissea romana in America".
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Ecco l'inizio di un'Odissea romana in America...Una piccola flotta di triremi composta da 6 navi da guerra,contenenti un modesto numero di militari,sta navigando costeggiando la britannia.L'ordine � di risalire la costa per vedere l'intera espansione dell'isola britannica.La flotta ha viveri e acqua potabile per almeno due settimane.Giunti all'estremo nord dell'isola il comandante Marcello Claudio Prisco da ordine di attraccare sull'isola,notando una tempesta avvicinarsi.A quasi duecento metri dalla spiaggia per� una fortissima raffica di vento sospinge la flotta a mare aperto.Solo una nave riescie a resistere ed ad attraccare.Marcello si rende conto di cosa sta succedendo e d� l'ordine di ammainare le vele e ai rematori di mantenere le navi vicino alla costa.Il vento per� � troppo forte e i rematori,nonostante tutti gli sforzi non possono nulla contro la tempesta.La flotta si abbandona ai flutti del mare,cercando di rimanere unita nonostante le altissime onde e il forte vento.La tempesta dura quasi 24 ore e sfortunatamente due triremi vengono sospinte lontano dalle altre.Finita la tempesta le tre rimaste navigano per tre giorni verso l'ignoto,finch� all'alba del terzo giorno vedono la terra,la Groenlandia...
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Il comandante Marcello Claudio Prisco ordina di mantenersi presso la costa.Non ha la pi� pallida idea di dove si trovi.Il clima � gelido e sulla terra ferma non scorge alcuna forma di vita.Se non bastasse le navi rimaste a sua disposizione sono solo pi� tre,le altre sono andate disgraziatamente perdute durante la tempesta.Osserva il mare senza fine e prega che il resto dell'equipaggio si sia messo in salvo.Da ordine alle tre navi di mantenersi appresso,poiche il vento continua ad essere modestamente forte.Da quindi l'istruzione di ammainare le vele e di continuare il tragitto con l'ausilio dei rematori.Mentre il comandante passa in rassegna gli equipaggi delle tre triremi,un suo centurione gli si avvicina riferendogli che erano stati avvistati dei movimenti sulla costa.Il comandante � perplesso:
"Possibile che viva qualcuno in queste lande di ghiaccio?!"
Il capitano osserva il punto indicato dal suo centurione.Una massa brulicante di strane fiere dalla corporatura possente e dai lunghi canini aguzzi stava muovendosi sulla costa,facendo sembrare quella massa grigio-marrone una parte stessa dell'isola.Tutto l'equipaggio osserva attonito lo spettacolo che gli si presenta davanti,ma il capitano,ripresosi,da ordine di continuare il viaggio...
Otium cum dignitate!!
Lucio Emilio Paolo
A grande richiesta ecco la continuazione dell'Odissea romana in America:
ATTO III
Ormai il viaggio dura da quasi una settimana e il cibo,nonch� l'acqua potabile,incominciano a scarseggiare.Se ci� non bastasse il morale dell'equipaggio non � dei migliori.Sentono la mancanza della terra ferma e soprattutto del clima mediterraneo.Negli ultimi giorni,fortunatamente,la temperatura si � alzata e il desolante paesaggio ghiacciato ha lasciato posto al mare.Purtroppo buona parte dell'equipaggio � composto da legionari e truppe ausiliarie,non abituati a lunghi viaggi nel mare aperto.Marcello Claudio Prisco cerca di calmare i suoi uomini,che ultimamente lanciano continue lamentele nei confronti del generale e i suoi centurioni.Il comandante ha paura di un insubordinazione e spera che al pi� presto sia avvistata la terra ferma.La sera un suo centurione,Tito Emilio,compagno d'armi di Marcello da anni,gli riferisce che le provviste alimentari sono finite e che il morale dei soldati � al limite.Marcello non ha la pi� pallida idea di come comportarsi,purtroppo la stima che i soldati avevano di lui � sparita quasi del tutto.Invoca l'aiuto degli dei e degli antenati della sua famiglia,la famiglia Claudia.Poi dice al centurione Tito che all'indomani avrebbe comunicato la situazione a tutto l'equipaggio.Spera solo pi� in un miracolo.La notte passa tranquilla e le tre triremi,mal concie,tagliano le onde con silenziosa rapidit�.Il generale non riesce a prender sonno,e non ne ha alcuna intenzione.Mentre la luna piena illumina le tre navi da guerra romane,il comandante sente urlare dall'esterno.
Esce di corsa con il gladio in pugno imitato dal resto dell'equipaggio.Sul ponte delle navi per� c'� la pi� totale tranquillit�.A urlare era stato un legionario della trireme pi� vicina,che gridando e gesticolando freneticamente stava indicando un punto non ben preciso di fronte allo piccola flotta.Marcello aguzza lo sguardo e vede la terra ferma.
"Finalmente la terra ferma!Il fato � dalla nostra parte!"
Un urlo di gioia si alza dagli equipaggi delle triremi,forse c'� ancora un barlume di speranza...
Lucio Emilio Paolo
ATTO IV
Marcello non crede ai suoi occhi,finalmente la terra.Il rischio che i suoi uomini lo uccidessero nel sonno era un pensiero che lo attanagliava da tempo,e non credeva di riuscire a cavarsela.Per fortuna il morale dell'equipaggio � alto,pochi pensano a quello che � successo per giungere l�,e i loro pensieri e i loro sguardi sono concentrati sulla spiaggia.Il comandante,mentre contempla la strana flora del paesaggio si sente dare una pacca sulla spalla.E' il centurione Tito Emilio,che con un largo sorriso comunica al capitano la sua gioia.Il comandante si riprende subito e ordina di attraccare sulla terra ferma.Gli uomini ubbidiscono con pi� entusiasmo del solito e i rematori muovono i loro strumenti con pi� energia,dando un ritmo fortissimo alle remate.La gioia di poter di nuovo scendere sulla terra gli concede una forza che,viste le loro condizioni, sembra quasi soprannaturale,probabilmente il Fato e gli Dei romani hanno concesso loro parte della loro forza divina,salvandoli.La gioia del capitano,ormai quasi del tutto sparita,lascia il posto agli impegni:ci sono tre navi da riunire,esplorare il posto,preparare l'accampamento e raccogliere acqua e viveri.Appena le tre navi attraccano,il comandante controlla,con l'ausilio dei suoi centurioni,la sua legione e l'equipaggio.Quello che rimane della legione sono:cinquecento legionari,una centuria di cavalleria e duecento ausiliari.Tutti si meravigliano del fatto che la cavalleria possa essere riuscita a resistere alla tempesta,come hanno potuto i cavalli a sopravvivere,visto che a stento ci sono riusciti i soldati.Probabilmente la Dea Fortuna voleva che ci� accadesse.Marcello da quindi l'ordine di iniziare la costruzione dell'accampamento,ma visto che gli uomini sono provati,d� loro pi� tempo del solito.Chiama quindi il centurione delle truppe ausiliarie,Primo Massimo,di padre romano e madre barbara,pi� precisamente gallica.Lo si pu� dedurre dalla sua stazza enorme,alto e possente,con gli occhi azzurri e capelli di un castano chiarissimo.Anche lui,come Tito Emilio,� un uomo affidabile e riceve dunque l'incarico di esplorare la zona con cento ausiliari.Primo Massimo si avvia con i cento uomini pi� in condizione di marciare e lascia gli altri cento a difesa dei lavori.Fatto questo si addentra nella foresta,ignaro di cosa trover�....
Lucio Emilio Paolo
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Edited by - Lucio Emilio Paolo on 07/05/2005 20:44:44
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Licinius Lucullus
Moderator Fori
    
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Posted - 09/05/2005 : 00:12:08
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Bene, bene, bravo L.E.Paolo. continua cos�, che vai bene (anche senza di me, eh eh) 
Permeetimi solo un rapido "fuori discussione". Sei andato a Pracatinat? Beh, se non ci sono omonimie � un paese vicino a Fenestrelle (TO), dove si trova (e mea culpa che ancora non l'ho visitata ma rimedier� al pi� presto) il Forte di Fenestrelle, noto anche come "LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE".
Storicamente non ha visto grandi scontri, ma � imponente, un'opera militare di prima grandezza, e oggi un colpo d'occhio eccezionale!
Fu costruita nel '700 dall'architetto Bertola, se ben ricordo, nato a Tortona (AL).
Valete!
"Spes ultima dea" |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 09/05/2005 : 16:11:53
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Il Forte di Fenestrelle l'ho visto,ma non l'ho visitato.E' alquanto imponente,ma non � mai servito un gran ch�.So solo che Napoleone ci aveva fatto svernare parte del suo esercito.Viene considerata una struttura quasi inespugnabile.Ti consiglio di andarlo a vedere.
Otium cum dignitate
Nihil est magnum somnianti
Lucio Emilio Paolo |
Edited by - Lucio Emilio Paolo on 09/05/2005 18:50:40
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 09/05/2005 : 19:13:10
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
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Originally posted by Lucio Emilio Paolo
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Originally posted by Lucio Emilio Paolo
Visto che nessuno osa mostrare le proprie doti letterarie continuer� da solo "LOdissea romana in America".
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Ecco l'inizio di un'Odissea romana in America...Una piccola flotta di triremi composta da 6 navi da guerra,contenenti un modesto numero di militari,sta navigando costeggiando la britannia.L'ordine � di risalire la costa per vedere l'intera espansione dell'isola britannica.La flotta ha viveri e acqua potabile per almeno due settimane.Giunti all'estremo nord dell'isola il comandante Marcello Claudio Prisco da ordine di attraccare sull'isola,notando una tempesta avvicinarsi.A quasi duecento metri dalla spiaggia per� una fortissima raffica di vento sospinge la flotta a mare aperto.Solo una nave riescie a resistere ed ad attraccare.Marcello si rende conto di cosa sta succedendo e d� l'ordine di ammainare le vele e ai rematori di mantenere le navi vicino alla costa.Il vento per� � troppo forte e i rematori,nonostante tutti gli sforzi non possono nulla contro la tempesta.La flotta si abbandona ai flutti del mare,cercando di rimanere unita nonostante le altissime onde e il forte vento.La tempesta dura quasi 24 ore e sfortunatamente due triremi vengono sospinte lontano dalle altre.Finita la tempesta le tre rimaste navigano per tre giorni verso l'ignoto,finch� all'alba del terzo giorno vedono la terra,la Groenlandia...
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Il comandante Marcello Claudio Prisco ordina di mantenersi presso la costa.Non ha la pi� pallida idea di dove si trovi.Il clima � gelido e sulla terra ferma non scorge alcuna forma di vita.Se non bastasse le navi rimaste a sua disposizione sono solo pi� tre,le altre sono andate disgraziatamente perdute durante la tempesta.Osserva il mare senza fine e prega che il resto dell'equipaggio si sia messo in salvo.Da ordine alle tre navi di mantenersi appresso,poiche il vento continua ad essere modestamente forte.Da quindi l'istruzione di ammainare le vele e di continuare il tragitto con l'ausilio dei rematori.Mentre il comandante passa in rassegna gli equipaggi delle tre triremi,un suo centurione gli si avvicina riferendogli che erano stati avvistati dei movimenti sulla costa.Il comandante � perplesso:
"Possibile che viva qualcuno in queste lande di ghiaccio?!"
Il capitano osserva il punto indicato dal suo centurione.Una massa brulicante di strane fiere dalla corporatura possente e dai lunghi canini aguzzi stava muovendosi sulla costa,facendo sembrare quella massa grigio-marrone una parte stessa dell'isola.Tutto l'equipaggio osserva attonito lo spettacolo che gli si presenta davanti,ma il capitano,ripresosi,da ordine di continuare il viaggio...
Otium cum dignitate!!
Lucio Emilio Paolo
A grande richiesta ecco la continuazione dell'Odissea romana in America:
ATTO III
Ormai il viaggio dura da quasi una settimana e il cibo,nonch� l'acqua potabile,incominciano a scarseggiare.Se ci� non bastasse il morale dell'equipaggio non � dei migliori.Sentono la mancanza della terra ferma e soprattutto del clima mediterraneo.Negli ultimi giorni,fortunatamente,la temperatura si � alzata e il desolante paesaggio ghiacciato ha lasciato posto al mare.Purtroppo buona parte dell'equipaggio � composto da legionari e truppe ausiliarie,non abituati a lunghi viaggi nel mare aperto.Marcello Claudio Prisco cerca di calmare i suoi uomini,che ultimamente lanciano continue lamentele nei confronti del generale e i suoi centurioni.Il comandante ha paura di un insubordinazione e spera che al pi� presto sia avvistata la terra ferma.La sera un suo centurione,Tito Emilio,compagno d'armi di Marcello da anni,gli riferisce che le provviste alimentari sono finite e che il morale dei soldati � al limite.Marcello non ha la pi� pallida idea di come comportarsi,purtroppo la stima che i soldati avevano di lui � sparita quasi del tutto.Invoca l'aiuto degli dei e degli antenati della sua famiglia,la famiglia Claudia.Poi dice al centurione Tito che all'indomani avrebbe comunicato la situazione a tutto l'equipaggio.Spera solo pi� in un miracolo.La notte passa tranquilla e le tre triremi,mal concie,tagliano le onde con silenziosa rapidit�.Il generale non riesce a prender sonno,e non ne ha alcuna intenzione.Mentre la luna piena illumina le tre navi da guerra romane,il comandante sente urlare dall'esterno.
Esce di corsa con il gladio in pugno imitato dal resto dell'equipaggio.Sul ponte delle navi per� c'� la pi� totale tranquillit�.A urlare era stato un legionario della trireme pi� vicina,che gridando e gesticolando freneticamente stava indicando un punto non ben preciso di fronte allo piccola flotta.Marcello aguzza lo sguardo e vede la terra ferma.
"Finalmente la terra ferma!Il fato � dalla nostra parte!"
Un urlo di gioia si alza dagli equipaggi delle triremi,forse c'� ancora un barlume di speranza...
Lucio Emilio Paolo
ATTO IV
Marcello non crede ai suoi occhi,finalmente la terra.Il rischio che i suoi uomini lo uccidessero nel sonno era un pensiero che lo attanagliava da tempo,e non credeva di riuscire a cavarsela.Per fortuna il morale dell'equipaggio � alto,pochi pensano a quello che � successo per giungere l�,e i loro pensieri e i loro sguardi sono concentrati sulla spiaggia.Il comandante,mentre contempla la strana flora del paesaggio si sente dare una pacca sulla spalla.E' il centurione Tito Emilio,che con un largo sorriso comunica al capitano la sua gioia.Il comandante si riprende subito e ordina di attraccare sulla terra ferma.Gli uomini ubbidiscono con pi� entusiasmo del solito e i rematori muovono i loro strumenti con pi� energia,dando un ritmo fortissimo alle remate.La gioia di poter di nuovo scendere sulla terra gli concede una forza che,viste le loro condizioni, sembra quasi soprannaturale,probabilmente il Fato e gli Dei romani hanno concesso loro parte della loro forza divina,salvandoli.La gioia del capitano,ormai quasi del tutto sparita,lascia il posto agli impegni:ci sono tre navi da riunire,esplorare il posto,preparare l'accampamento e raccogliere acqua e viveri.Appena le tre navi attraccano,il comandante controlla,con l'ausilio dei suoi centurioni,la sua legione e l'equipaggio.Quello che rimane della legione sono:cinquecento legionari,una centuria di cavalleria e duecento ausiliari.Tutti si meravigliano del fatto che la cavalleria possa essere riuscita a resistere alla tempesta,come hanno potuto i cavalli a sopravvivere,visto che a stento ci sono riusciti i soldati.Probabilmente la Dea Fortuna voleva che ci� accadesse.Marcello da quindi l'ordine di iniziare la costruzione dell'accampamento,ma visto che gli uomini sono provati,d� loro pi� tempo del solito.Chiama quindi il centurione delle truppe ausiliarie,Primo Massimo,di padre romano e madre barbara,pi� precisamente gallica.Lo si pu� dedurre dalla sua stazza enorme,alto e possente,con gli occhi azzurri e capelli di un castano chiarissimo.Anche lui,come Tito Emilio,� un uomo affidabile e riceve dunque l'incarico di esplorare la zona con cento ausiliari.Primo Massimo si avvia con i cento uomini pi� in condizione di marciare e lascia gli altri cento a difesa dei lavori.Fatto questo si addentra nella foresta,ignaro di cosa trover�....
Lucio Emilio Paolo
ATTO V
Primo Massimo sta marciando con i suoi uomini da quasi un'ora.Ha gi� trovato l'acqua potabile e i viveri,ma nessun segno di vita.Concede una breve sosta,mentre cerca rifugio dal caldo torrido sotto uno strano albero.Mentre ammira uno strano uccello dal piumaggio acceso e dai vari colori,un suo soldato ausiliario gli si fa vicino con una certa fretta e impazienza:
"Abbiamo notato dei movimenti.Non crediamo si tratti di qualche animale,dai movimenti ci � sembrato un uomo.Probabilmente un barbaro del luogo".
In effetti solo dei barbari potevano vivere in un luogo simile!Massimo da ordine di riiniziare la marcia e dice a un suo sottoufficiale di seguire quella persona con qualche ausiliario.Continua dunque l'avanscoperta con i suoi uomini per circa cinquecento metri,ma viene raggiunto da rumori provenienti dal sottobosco.Gli ausiliari avevano catturato il barbaro.Aveva uno strano copricapo piumato,la pelle era abbronzata ed era di statura pi� o meno alta.Portava strani anelli alle orecchie e strani dipinti sul torace.Si rivolse a lui in latino,ma il barbaro emetteva strani suoni,incomprensibili per Primo.Gli indica dunque la testa della fila di soldati.Il barbaro sembra capire,e li guida verso una destinazione ignota.Massimo nota che il barbaro � intimorito,ma sembra soddisfatto dell'incontro.Manda avanti alcuni uomini,temendo una trappola.Il barbaro in realt� li st� conducendo verso il suo popolo...
Lucio Emilio Paolo
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 11/05/2005 : 18:50:54
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Ave!Ho bisogno di un consiglio...come posso (nel racconto) far comunicare gli indigeni del luogo con i Romani?!?!?!?!?!Come posso far capire ai Romani che questi "barbari" li considerano delle divinit�? 
Otium cum dignitate
Nihil est magnum somnianti
Lucio Emilio Paolo |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 11/05/2005 : 19:55:34
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
Visto che nessuno osa mostrare le proprie doti letterarie continuer� da solo "LOdissea romana in America". Ecco l'inizio di un'Odissea romana in America...Una piccola flotta di triremi composta da 6 navi da guerra,contenenti un modesto numero di militari,sta navigando costeggiando la britannia.L'ordine � di risalire la costa per vedere l'intera espansione dell'isola britannica.La flotta ha viveri e acqua potabile per almeno due settimane.Giunti all'estremo nord dell'isola il comandante Marcello Claudio Prisco da ordine di attraccare sull'isola,notando una tempesta avvicinarsi.A quasi duecento metri dalla spiaggia per� una fortissima raffica di vento sospinge la flotta a mare aperto.Solo una nave riescie a resistere ed ad attraccare.Marcello si rende conto di cosa sta succedendo e d� l'ordine di ammainare le vele e ai rematori di mantenere le navi vicino alla costa.Il vento per� � troppo forte e i rematori,nonostante tutti gli sforzi non possono nulla contro la tempesta.La flotta si abbandona ai flutti del mare,cercando di rimanere unita nonostante le altissime onde e il forte vento.La tempesta dura quasi 24 ore e sfortunatamente due triremi vengono sospinte lontano dalle altre.Finita la tempesta le tre rimaste navigano per tre giorni verso l'ignoto,finch� all'alba del terzo giorno vedono la terra,la Groenlandia...
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Il comandante Marcello Claudio Prisco ordina di mantenersi presso la costa.Non ha la pi� pallida idea di dove si trovi.Il clima � gelido e sulla terra ferma non scorge alcuna forma di vita.Se non bastasse le navi rimaste a sua disposizione sono solo pi� tre,le altre sono andate disgraziatamente perdute durante la tempesta.Osserva il mare senza fine e prega che il resto dell'equipaggio si sia messo in salvo.Da ordine alle tre navi di mantenersi appresso,poiche il vento continua ad essere modestamente forte.Da quindi l'istruzione di ammainare le vele e di continuare il tragitto con l'ausilio dei rematori.Mentre il comandante passa in rassegna gli equipaggi delle tre triremi,un suo centurione gli si avvicina riferendogli che erano stati avvistati dei movimenti sulla costa.Il comandante � perplesso:
"Possibile che viva qualcuno in queste lande di ghiaccio?!"
Il capitano osserva il punto indicato dal suo centurione.Una massa brulicante di strane fiere dalla corporatura possente e dai lunghi canini aguzzi stava muovendosi sulla costa,facendo sembrare quella massa grigio-marrone una parte stessa dell'isola.Tutto l'equipaggio osserva attonito lo spettacolo che gli si presenta davanti,ma il capitano,ripresosi,da ordine di continuare il viaggio...
Otium cum dignitate!!
Lucio Emilio Paolo
A grande richiesta ecco la continuazione dell'Odissea romana in America:
ATTO III
Ormai il viaggio dura da quasi una settimana e il cibo,nonch� l'acqua potabile,incominciano a scarseggiare.Se ci� non bastasse il morale dell'equipaggio non � dei migliori.Sentono la mancanza della terra ferma e soprattutto del clima mediterraneo.Negli ultimi giorni,fortunatamente,la temperatura si � alzata e il desolante paesaggio ghiacciato ha lasciato posto al mare.Purtroppo buona parte dell'equipaggio � composto da legionari e truppe ausiliarie,non abituati a lunghi viaggi nel mare aperto.Marcello Claudio Prisco cerca di calmare i suoi uomini,che ultimamente lanciano continue lamentele nei confronti del generale e i suoi centurioni.Il comandante ha paura di un insubordinazione e spera che al pi� presto sia avvistata la terra ferma.La sera un suo centurione,Tito Emilio,compagno d'armi di Marcello da anni,gli riferisce che le provviste alimentari sono finite e che il morale dei soldati � al limite.Marcello non ha la pi� pallida idea di come comportarsi,purtroppo la stima che i soldati avevano di lui � sparita quasi del tutto.Invoca l'aiuto degli dei e degli antenati della sua famiglia,la famiglia Claudia.Poi dice al centurione Tito che all'indomani avrebbe comunicato la situazione a tutto l'equipaggio.Spera solo pi� in un miracolo.La notte passa tranquilla e le tre triremi,mal concie,tagliano le onde con silenziosa rapidit�.Il generale non riesce a prender sonno,e non ne ha alcuna intenzione.Mentre la luna piena illumina le tre navi da guerra romane,il comandante sente urlare dall'esterno.
Esce di corsa con il gladio in pugno imitato dal resto dell'equipaggio.Sul ponte delle navi per� c'� la pi� totale tranquillit�.A urlare era stato un legionario della trireme pi� vicina,che gridando e gesticolando freneticamente stava indicando un punto non ben preciso di fronte allo piccola flotta.Marcello aguzza lo sguardo e vede la terra ferma.
"Finalmente la terra ferma!Il fato � dalla nostra parte!"
Un urlo di gioia si alza dagli equipaggi delle triremi,forse c'� ancora un barlume di speranza...
Lucio Emilio Paolo
ATTO IV
Marcello non crede ai suoi occhi,finalmente la terra.Il rischio che i suoi uomini lo uccidessero nel sonno era un pensiero che lo attanagliava da tempo,e non credeva di riuscire a cavarsela.Per fortuna il morale dell'equipaggio � alto,pochi pensano a quello che � successo per giungere l�,e i loro pensieri e i loro sguardi sono concentrati sulla spiaggia.Il comandante,mentre contempla la strana flora del paesaggio si sente dare una pacca sulla spalla.E' il centurione Tito Emilio,che con un largo sorriso comunica al capitano la sua gioia.Il comandante si riprende subito e ordina di attraccare sulla terra ferma.Gli uomini ubbidiscono con pi� entusiasmo del solito e i rematori muovono i loro strumenti con pi� energia,dando un ritmo fortissimo alle remate.La gioia di poter di nuovo scendere sulla terra gli concede una forza che,viste le loro condizioni, sembra quasi soprannaturale,probabilmente il Fato e gli Dei romani hanno concesso loro parte della loro forza divina,salvandoli.La gioia del capitano,ormai quasi del tutto sparita,lascia il posto agli impegni:ci sono tre navi da riunire,esplorare il posto,preparare l'accampamento e raccogliere acqua e viveri.Appena le tre navi attraccano,il comandante controlla,con l'ausilio dei suoi centurioni,la sua legione e l'equipaggio.Quello che rimane della legione sono:cinquecento legionari,una centuria di cavalleria e duecento ausiliari.Tutti si meravigliano del fatto che la cavalleria possa essere riuscita a resistere alla tempesta,come hanno potuto i cavalli a sopravvivere,visto che a stento ci sono riusciti i soldati.Probabilmente la Dea Fortuna voleva che ci� accadesse.Marcello da quindi l'ordine di iniziare la costruzione dell'accampamento,ma visto che gli uomini sono provati,d� loro pi� tempo del solito.Chiama quindi il centurione delle truppe ausiliarie,Primo Massimo,di padre romano e madre barbara,pi� precisamente gallica.Lo si pu� dedurre dalla sua stazza enorme,alto e possente,con gli occhi azzurri e capelli di un castano chiarissimo.Anche lui,come Tito Emilio,� un uomo affidabile e riceve dunque l'incarico di esplorare la zona con cento ausiliari.Primo Massimo si avvia con i cento uomini pi� in condizione di marciare e lascia gli altri cento a difesa dei lavori.Fatto questo si addentra nella foresta,ignaro di cosa trover�....
Lucio Emilio Paolo
ATTO V
Primo Massimo sta marciando con i suoi uomini da quasi un'ora.Ha gi� trovato l'acqua potabile e i viveri,ma nessun segno di vita.Concede una breve sosta,mentre cerca rifugio dal caldo torrido sotto uno strano albero.Mentre ammira uno strano uccello dal piumaggio acceso e dai vari colori,un suo soldato ausiliario gli si fa vicino con una certa fretta e impazienza:
"Abbiamo notato dei movimenti.Non crediamo si tratti di qualche animale,dai movimenti ci � sembrato un uomo.Probabilmente un barbaro del luogo".
In effetti solo dei barbari potevano vivere in un luogo simile!Massimo da ordine di riiniziare la marcia e dice a un suo sottoufficiale di seguire quella persona con qualche ausiliario.Continua dunque l'avanscoperta con i suoi uomini per circa cinquecento metri,ma viene raggiunto da rumori provenienti dal sottobosco.Gli ausiliari avevano catturato il barbaro.Aveva uno strano copricapo piumato,la pelle era abbronzata ed era di statura pi� o meno alta.Portava strani anelli alle orecchie e strani dipinti sul torace.Si rivolse a lui in latino,ma il barbaro emetteva strani suoni,incomprensibili per Primo.Gli indica dunque la testa della fila di soldati.Il barbaro sembra capire,e li guida verso una destinazione ignota.Massimo nota che il barbaro � intimorito,ma sembra soddisfatto dell'incontro.Manda avanti alcuni uomini,temendo una trappola.Il barbaro in realt� li st� conducendo verso il suo popolo...
Lucio Emilio Paolo
ATTO VI
E' da pi� di tre ore che Marcello Claudio Prisco aveva mandato in ricognizione Primo Massimo,e il suo fidato amico non era ancora tornato.Che gli fosse capitato qualcosa?La costruzione dell'accampamento era a buon punto,e diede quindi la possibilit� agli uomini di rallentare leggermente i lavori.Mentre la sua legione e gli ausiliari di Primo erano impegnati sull'accampamento,l'equipaggio cercava di risistemare le imbarcazioni come meglio poteva.L'attesa del ritorno di Primo con i suoi ausiliari era snervante per Marcello.La situazione era migliorata,ma non era delle pi� buone.Il comandante e i suoi uomini erano isolati dal resto del mondo,capitati chiss� dove,in un luogo ostile e barbaro,dove la vegetazione prendeva il sopravvento ovunque.Ormai era calata la sera e l'accampamento era terminato.Marcello raduna i suoi centurioni per comunicare loro che l'indomani si sarebbero effettuate delle ricerche per ritrovare gli ausiliari:
"E' impossibile che cento uomini spariscano cos�!Che io sappia queste terre sono disabitate.Nessuno ha notato movimenti."Anche il centurione Tito Emilio era agitato
"Solo perch� non sono stati notati movimenti non significa che questi luoghi non possano essere abitati da barbari,o da fiere."
Marcello temeva che Primo fosse stato attaccato in un'imboscata.
A prendere la parola fu anche Fulvio Stilio,centurione forte e veterano di molte battaglie:
"Consiglierei di lasciare la cavalleria e gli ausiliari all'accampamento,e marciare con met� della legione verso le tracce di Primo Massimo,e la restante met� seguendo la costa.Potremmo essere vicinissimi alla Bretagna,la tempesta avrebbe potuto farci girare intorno.Anche se il clima,la fauna e la vegetazione mi suggeriscono l'opposto.Probabilmente questo ambiente ostile ospita molti barbari,anche i Germani dopo tutto abitano in mezzo a fitte foreste.Per di pi� Primo e i suoi ausiliari sono veterani,e non sono poi cos� ingenui.Deve essere successo qualche cosa."
Marcello prese le redini della discussione:
"Met� della legione rimarr� qui con gli ausiliari e la cavalleria,non voglio correre il rischio di una sortita,mentre l'alra met� verr� con me,Fulvio Stilio e Tito Emilio.Affido agli altri il controllo dell'accampamento e delle truppe rimanenti.Qualche d'uno ha altri suggerimenti?"
Dopo un leggero vociferare tra i centurioni tutti si accordarono sulla decisione del comandante.Sarebbero partiti all'alba.Marcello e i due centurioni si avviarono verso i soldati che sarebbero venuti con loro.Resero noto il piano e ordinarono loro di riposare e tenere alto il loro animo.Non sapevano chi o cosa avrebbero incontrato.Marcello nella sua tenda incominciava ad affilare la lama del suo gladio...
Lucio Emilio Paolo
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Licinius Lucullus
Moderator Fori
    
373 Posts
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Posted - 12/05/2005 : 00:11:14
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
Ave!Ho bisogno di un consiglio...come posso (nel racconto) far comunicare gli indigeni del luogo con i Romani?!?!?!?!?!Come posso far capire ai Romani che questi "barbari" li considerano delle divinit�?
eh, quello del linguaggio � un problemino... ma per fortuna nelle ciurme (vedi 1492) e tra gli indigeni ce n'era sempre qualcuno dal talento pi� spiccato e portato per le lingue...
Per la questione delle divinit�... ma, forse basta che gli si inginocchino e gli facciano doni votivi...
Vai che ce la fai!!! 
"Spes ultima dea"
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2371 Posts
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Posted - 14/05/2005 : 17:00:26
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quote:
Originally posted by Lucio Emilio Paolo
Visto che nessuno osa mostrare le proprie doti letterarie continuer� da solo "LOdissea romana in America". Ecco l'inizio di un'Odissea romana in America...Una piccola flotta di triremi composta da 6 navi da guerra,contenenti un modesto numero di militari,sta navigando costeggiando la britannia.L'ordine � di risalire la costa per vedere l'intera espansione dell'isola britannica.La flotta ha viveri e acqua potabile per almeno due settimane.Giunti all'estremo nord dell'isola il comandante Marcello Claudio Prisco da ordine di attraccare sull'isola,notando una tempesta avvicinarsi.A quasi duecento metri dalla spiaggia per� una fortissima raffica di vento sospinge la flotta a mare aperto.Solo una nave riescie a resistere ed ad attraccare.Marcello si rende conto di cosa sta succedendo e d� l'ordine di ammainare le vele e ai rematori di mantenere le navi vicino alla costa.Il vento per� � troppo forte e i rematori,nonostante tutti gli sforzi non possono nulla contro la tempesta.La flotta si abbandona ai flutti del mare,cercando di rimanere unita nonostante le altissime onde e il forte vento.La tempesta dura quasi 24 ore e sfortunatamente due triremi vengono sospinte lontano dalle altre.Finita la tempesta le tre rimaste navigano per tre giorni verso l'ignoto,finch� all'alba del terzo giorno vedono la terra,la Groenlandia...
.
Il comandante Marcello Claudio Prisco ordina di mantenersi presso la costa.Non ha la pi� pallida idea di dove si trovi.Il clima � gelido e sulla terra ferma non scorge alcuna forma di vita.Se non bastasse le navi rimaste a sua disposizione sono solo pi� tre,le altre sono andate disgraziatamente perdute durante la tempesta.Osserva il mare senza fine e prega che il resto dell'equipaggio si sia messo in salvo.Da ordine alle tre navi di mantenersi appresso,poiche il vento continua ad essere modestamente forte.Da quindi l'istruzione di ammainare le vele e di continuare il tragitto con l'ausilio dei rematori.Mentre il comandante passa in rassegna gli equipaggi delle tre triremi,un suo centurione gli si avvicina riferendogli che erano stati avvistati dei movimenti sulla costa.Il comandante � perplesso:
"Possibile che viva qualcuno in queste lande di ghiaccio?!"
Il capitano osserva il punto indicato dal suo centurione.Una massa brulicante di strane fiere dalla corporatura possente e dai lunghi canini aguzzi stava muovendosi sulla costa,facendo sembrare quella massa grigio-marrone una parte stessa dell'isola.Tutto l'equipaggio osserva attonito lo spettacolo che gli si presenta davanti,ma il capitano,ripresosi,da ordine di continuare il viaggio...
Otium cum dignitate!!
Lucio Emilio Paolo
A grande richiesta ecco la continuazione dell'Odissea romana in America:
ATTO III
Ormai il viaggio dura da quasi una settimana e il cibo,nonch� l'acqua potabile,incominciano a scarseggiare.Se ci� non bastasse il morale dell'equipaggio non � dei migliori.Sentono la mancanza della terra ferma e soprattutto del clima mediterraneo.Negli ultimi giorni,fortunatamente,la temperatura si � alzata e il desolante paesaggio ghiacciato ha lasciato posto al mare.Purtroppo buona parte dell'equipaggio � composto da legionari e truppe ausiliarie,non abituati a lunghi viaggi nel mare aperto.Marcello Claudio Prisco cerca di calmare i suoi uomini,che ultimamente lanciano continue lamentele nei confronti del generale e i suoi centurioni.Il comandante ha paura di un insubordinazione e spera che al pi� presto sia avvistata la terra ferma.La sera un suo centurione,Tito Emilio,compagno d'armi di Marcello da anni,gli riferisce che le provviste alimentari sono finite e che il morale dei soldati � al limite.Marcello non ha la pi� pallida idea di come comportarsi,purtroppo la stima che i soldati avevano di lui � sparita quasi del tutto.Invoca l'aiuto degli dei e degli antenati della sua famiglia,la famiglia Claudia.Poi dice al centurione Tito che all'indomani avrebbe comunicato la situazione a tutto l'equipaggio.Spera solo pi� in un miracolo.La notte passa tranquilla e le tre triremi,mal concie,tagliano le onde con silenziosa rapidit�.Il generale non riesce a prender sonno,e non ne ha alcuna intenzione.Mentre la luna piena illumina le tre navi da guerra romane,il comandante sente urlare dall'esterno.
Esce di corsa con il gladio in pugno imitato dal resto dell'equipaggio.Sul ponte delle navi per� c'� la pi� totale tranquillit�.A urlare era stato un legionario della trireme pi� vicina,che gridando e gesticolando freneticamente stava indicando un punto non ben preciso di fronte allo piccola flotta.Marcello aguzza lo sguardo e vede la terra ferma.
"Finalmente la terra ferma!Il fato � dalla nostra parte!"
Un urlo di gioia si alza dagli equipaggi delle triremi,forse c'� ancora un barlume di speranza...
Lucio Emilio Paolo
ATTO IV
Marcello non crede ai suoi occhi,finalmente la terra.Il rischio che i suoi uomini lo uccidessero nel sonno era un pensiero che lo attanagliava da tempo,e non credeva di riuscire a cavarsela.Per fortuna il morale dell'equipaggio � alto,pochi pensano a quello che � successo per giungere l�,e i loro pensieri e i loro sguardi sono concentrati sulla spiaggia.Il comandante,mentre contempla la strana flora del paesaggio si sente dare una pacca sulla spalla.E' il centurione Tito Emilio,che con un largo sorriso comunica al capitano la sua gioia.Il comandante si riprende subito e ordina di attraccare sulla terra ferma.Gli uomini ubbidiscono con pi� entusiasmo del solito e i rematori muovono i loro strumenti con pi� energia,dando un ritmo fortissimo alle remate.La gioia di poter di nuovo scendere sulla terra gli concede una forza che,viste le loro condizioni, sembra quasi soprannaturale,probabilmente il Fato e gli Dei romani hanno concesso loro parte della loro forza divina,salvandoli.La gioia del capitano,ormai quasi del tutto sparita,lascia il posto agli impegni:ci sono tre navi da riunire,esplorare il posto,preparare l'accampamento e raccogliere acqua e viveri.Appena le tre navi attraccano,il comandante controlla,con l'ausilio dei suoi centurioni,la sua legione e l'equipaggio.Quello che rimane della legione sono:cinquecento legionari,una centuria di cavalleria e duecento ausiliari.Tutti si meravigliano del fatto che la cavalleria possa essere riuscita a resistere alla tempesta,come hanno potuto i cavalli a sopravvivere,visto che a stento ci sono riusciti i soldati.Probabilmente la Dea Fortuna voleva che ci� accadesse.Marcello da quindi l'ordine di iniziare la costruzione dell'accampamento,ma visto che gli uomini sono provati,d� loro pi� tempo del solito.Chiama quindi il centurione delle truppe ausiliarie,Primo Massimo,di padre romano e madre barbara,pi� precisamente gallica.Lo si pu� dedurre dalla sua stazza enorme,alto e possente,con gli occhi azzurri e capelli di un castano chiarissimo.Anche lui,come Tito Emilio,� un uomo affidabile e riceve dunque l'incarico di esplorare la zona con cento ausiliari.Primo Massimo si avvia con i cento uomini pi� in condizione di marciare e lascia gli altri cento a difesa dei lavori.Fatto questo si addentra nella foresta,ignaro di cosa trover�....
Lucio Emilio Paolo
ATTO V
Primo Massimo sta marciando con i suoi uomini da quasi un'ora.Ha gi� trovato l'acqua potabile e i viveri,ma nessun segno di vita.Concede una breve sosta,mentre cerca rifugio dal caldo torrido sotto uno strano albero.Mentre ammira uno strano uccello dal piumaggio acceso e dai vari colori,un suo soldato ausiliario gli si fa vicino con una certa fretta e impazienza:
"Abbiamo notato dei movimenti.Non crediamo si tratti di qualche animale,dai movimenti ci � sembrato un uomo.Probabilmente un barbaro del luogo".
In effetti solo dei barbari potevano vivere in un luogo simile!Massimo da ordine di riiniziare la marcia e dice a un suo sottoufficiale di seguire quella persona con qualche ausiliario.Continua dunque l'avanscoperta con i suoi uomini per circa cinquecento metri,ma viene raggiunto da rumori provenienti dal sottobosco.Gli ausiliari avevano catturato il barbaro.Aveva uno strano copricapo piumato,la pelle era abbronzata ed era di statura pi� o meno alta.Portava strani anelli alle orecchie e strani dipinti sul torace.Si rivolse a lui in latino,ma il barbaro emetteva strani suoni,incomprensibili per Primo.Gli indica dunque la testa della fila di soldati.Il barbaro sembra capire,e li guida verso una destinazione ignota.Massimo nota che il barbaro � intimorito,ma sembra soddisfatto dell'incontro.Manda avanti alcuni uomini,temendo una trappola.Il barbaro in realt� li st� conducendo verso il suo popolo...
Lucio Emilio Paolo
ATTO VI
E' da pi� di tre ore che Marcello Claudio Prisco aveva mandato in ricognizione Primo Massimo,e il suo fidato amico non era ancora tornato.Che gli fosse capitato qualcosa?La costruzione dell'accampamento era a buon punto,e diede quindi la possibilit� agli uomini di rallentare leggermente i lavori.Mentre la sua legione e gli ausiliari di Primo erano impegnati sull'accampamento,l'equipaggio cercava di risistemare le imbarcazioni come meglio poteva.L'attesa del ritorno di Primo con i suoi ausiliari era snervante per Marcello.La situazione era migliorata,ma non era delle pi� buone.Il comandante e i suoi uomini erano isolati dal resto del mondo,capitati chiss� dove,in un luogo ostile e barbaro,dove la vegetazione prendeva il sopravvento ovunque.Ormai era calata la sera e l'accampamento era terminato.Marcello raduna i suoi centurioni per comunicare loro che l'indomani si sarebbero effettuate delle ricerche per ritrovare gli ausiliari:
"E' impossibile che cento uomini spariscano cos�!Che io sappia queste terre sono disabitate.Nessuno ha notato movimenti."Anche il centurione Tito Emilio era agitato
"Solo perch� non sono stati notati movimenti non significa che questi luoghi non possano essere abitati da barbari,o da fiere."
Marcello temeva che Primo fosse stato attaccato in un'imboscata.
A prendere la parola fu anche Fulvio Stilio,centurione forte e veterano di molte battaglie:
"Consiglierei di lasciare la cavalleria e gli ausiliari all'accampamento,e marciare con met� della legione verso le tracce di Primo Massimo,e la restante met� seguendo la costa.Potremmo essere vicinissimi alla Bretagna,la tempesta avrebbe potuto farci girare intorno.Anche se il clima,la fauna e la vegetazione mi suggeriscono l'opposto.Probabilmente questo ambiente ostile ospita molti barbari,anche i Germani dopo tutto abitano in mezzo a fitte foreste.Per di pi� Primo e i suoi ausiliari sono veterani,e non sono poi cos� ingenui.Deve essere successo qualche cosa."
Marcello prese le redini della discussione:
"Met� della legione rimarr� qui con gli ausiliari e la cavalleria,non voglio correre il rischio di una sortita,mentre l'alra met� verr� con me,Fulvio Stilio e Tito Emilio.Affido agli altri il controllo dell'accampamento e delle truppe rimanenti.Qualche d'uno ha altri suggerimenti?"
Dopo un leggero vociferare tra i centurioni tutti si accordarono sulla decisione del comandante.Sarebbero partiti all'alba.Marcello e i due centurioni si avviarono verso i soldati che sarebbero venuti con loro.Resero noto il piano e ordinarono loro di riposare e tenere alto il loro animo.Non sapevano chi o cosa avrebbero incontrato.Marcello nella sua tenda incominciava ad affilare la lama del suo gladio...
Lucio Emilio Paolo
ATTO VII
Primo Massimo e i suoi ausiliari seguivano con diffidenza il barbaro che da quasi mezz'ora stava facendo loro strada.Aveva un aria entusiasta,quasi se avesse incontrato degli amici,invece che dei soldati romani.Ogni tanto si voltava indietro ad ammirarli.Osservava con molta attenzione le armature e gli enormi scudi ovali.Primo rimase comunque all'erta durante tutto il tragitto:non si fidava di quel barbaro.All'improvviso il prigioniero si ferm� e con un grande sorriso indic� con la mano un punto di fronte agli ausiliari.Il centurione guard� per qualche istante,senza notare alcun ch�,ma dopo aver aguzzato la vista si trov� di fronte a uno spettacolo inaspettato.Una vera e propria citt�.Strutture imponenti,simili alle famose piramidi di cui aveva tanto sentito parlare,si stanziavano imponenti di fronte a lui.Il barbaro usc� dalla foresta,seguito dalla carovana di soldati,e si diresse di corsa verso un gruppo di persone,molto simili a lui,con grande enfasi.Primo cerc� di fermarlo,ma ormai lo sconosciuto aveva gi� indicato alla sua gente il centurione e i suoi soldati.Gli ausiliari e il centurione non sapevano come comportarsi.Dopo qualche minuto una folla di quei barbari si era accalcata attorno a loro.Primo ordin� di prepararsi al combattimento.I soldati serrarono gli scudi e prepararono i loro pilum,attendendo che il nemico caricasse.Ma ci� non accadde.Attorno a loro c'erano vecchi,uomini,donne e bambini.Tutti erano incuriositi dai nuovi arrivati.Dopo qualche istante la folla si apr� in due ali al sopraggiungere di un uomo alto,possente e dalle decorazioni pi� appariscenti degli altri."Ecco il loro capo"pens� Primo Massimo....
Lucio Emilio Paolo
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Edited by - Lucio Emilio Paolo on 29/05/2005 11:26:11
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Ispanico
Membro Adventus
5 Posts
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Posted - 09/06/2005 : 23:24:32
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Ave!
Dunque ipotizziamo che veramente che arrivati nelle americhe i romani avessero instaurato un certo tipo di contatto con popolazioni indigene sia di tipo pacifico che meno pacifico... e che dopo un breve periodo detengano il controllo di una certa area del territorio cosa avremmo... una stuttura difensiva formata da fortini torri una sorta di vallo adriano in inghilterra (dopo parecchie traversate atlantiche), una citt� costiera fortificata e un inizio di traffici commerciali con le popolazioni indigene, pensate che questi poveri disgraziati dopo mesi di mare arrivati a destinazione nn abbiano notato che gli idios sono pressoch� coperti d'oro!! Dunque... i primi carichi d'oro dopo viaggi ideali arrivano Roma e l'america diventa il maialino di porcellana dell'impero!! Ma come la mettiamo con le invasioni dei barbari provenienti da est?? Cio� nella realt� una serie di problemi logistici legati soprattuttto alla distanza di Roma dai confini orientali ha disintegrato buona parte delle legioni ... si ritirano le forze dalla gran bretagna per cercare di tappare le falle causate dagli invasori, le ipotesi sono 2:
Ritiro delle forze di "occupazione" dal continente americano per cercare di respingere i barbari con impiego di forze idios nelle file delle legioni;
Oppure (ipotesi molto fantasiosa) esodo della classe dirigente romana in america (Maialini di ceramica) con buona parte della popolazione, arrivo e totale inglobamento delle civilt� locali, e perch� no apertura della catena di Mc' Donald importati poi in europa alle civilt� rimaste barbare in europa. Ma imaginate l'imponenza di un colosseo nella giungla tropicale!!! |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2371 Posts
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Posted - 15/06/2005 : 20:55:09
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Nessuno vuole proseguire il mio racconto ?...non so pi� che cosa scrivere ...suggerimenti?
Otium cum dignitate
Nihil est magnum somnianti
Lucio Emilio Paolo |
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