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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
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Posted - 14/07/2005 : 13:38:23
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Ma ve li immaginate questa massa di indisciplinati primitivi coperti di piume con le loro armi giocattolo di fronte alle nostre possenti Legioni con tanto di cavalleria, insigne e armati di tutto punto?
Non so se i primitivi si sarebbero salvati, l'unico punto a loro favore era il numero senza alcun dubbio superiore...
Aurelio Ventidio Aquila |
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Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
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Posted - 14/07/2005 : 18:15:53
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[quote]Originally posted by Quinto Sertorio
Quello che aiuto molto gli spagnoli fu trovare delle situazioni locali ,,che gli avrebbero aiutati enormemente ,,di lotta et ostilita interne (esempio per gli aztechi ,,l alleanza degli Spagnoli con I texalteca ) (i nemici irriducibili degli aztechi)
o di arrivare nell impero Inca a guerra civile appena conclusa da poco ,,( le fazioni erano quella di Cuzco e quelal di Quito ) Athaualpa era sovrano da pocoe venne oltretutto attirato in una vera trappola
A mew risulta che si chiamavano Tlaxcala...
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 14/07/2005 : 18:19:18
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e chi sarebbero costoro?
Lucio Emilio Paolo |
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Aurelio Ventidio Aquila
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Posted - 14/07/2005 : 18:19:23
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quote:
Originally posted by Lucius Antonius Primo
[quote]Originally posted by Quinto Sertorio
Quello che aiuto molto gli spagnoli fu trovare delle situazioni locali ,,che gli avrebbero aiutati enormemente ,,di lotta et ostilita interne (esempio per gli aztechi ,,l alleanza degli Spagnoli con I texalteca ) (i nemici irriducibili degli aztechi)
o di arrivare nell impero Inca a guerra civile appena conclusa da poco ,,( le fazioni erano quella di Cuzco e quelal di Quito ) Athaualpa era sovrano da pocoe venne oltretutto attirato in una vera trappola
A mew risulta che si chiamavano Tlaxcala...
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
Me lo ricordo anch'io, ma in fondo quei barbari avevano dei nomi tutti poco pronunciabili e sicuramente insensati.
Aurelio Ventidio Aquila
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
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Posted - 15/07/2005 : 14:05:33
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Ave!
Sapete ieri sera sul tardi, mentre osservavo la carta delle americhe stavo giusto osservando l'area del golfo del messico e mi sono accorto di un particolare non da ingorare, provate a confrontare nella vostra mente la posizione della florida, di cuba e della penisola dello yucatan (o come diavolo si scrive) e sovrapponetele all'immagine del mediterraneo occidentale, non vi sembra una somiglianza straordinaria? Certo ad ovest il golfo � chiuso e il profilo delle terre non � somigliante nei particolari, tuttavia in una di quelle cartine dell'antichit� le avrebbero riportate sicuramente con una struttura differente, forse, per un'eventuale esploratore romano nell'area, sarebbe potuto sembrare una sorta di segno del cielo? Voi cosa ne pensate?
Aurelio Ventidio Aquila
Aurelio Ventidio Aquila |
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Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
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Posted - 15/07/2005 : 18:41:20
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quote:
Originally posted by Aurelio Ventidio Aquila
Ave!
Sapete ieri sera sul tardi, mentre osservavo la carta delle americhe stavo giusto osservando l'area del golfo del messico e mi sono accorto di un particolare non da ingorare, provate a confrontare nella vostra mente la posizione della florida, di cuba e della penisola dello yucatan (o come diavolo si scrive) e sovrapponetele all'immagine del mediterraneo occidentale, non vi sembra una somiglianza straordinaria? Certo ad ovest il golfo � chiuso e il profilo delle terre non � somigliante nei particolari, tuttavia in una di quelle cartine dell'antichit� le avrebbero riportate sicuramente con una struttura differente, forse, per un'eventuale esploratore romano nell'area, sarebbe potuto sembrare una sorta di segno del cielo? Voi cosa ne pensate?
Aurelio Ventidio Aquila
Aurelio Ventidio Aquila
Cos'� che avevi fuqamto? credimi, cambia spacciatore, ce ne vuole di immaginazione anche se lontanamente sono simili...
Lucius Antonius Primo
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 15/07/2005 : 20:42:48
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ma non lo sai Primo?Aquila � cristiano,e si fa di oppio
Lucio Emilio Paolo |
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
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Posted - 15/07/2005 : 23:19:35
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Si va bene, ma intendevo a grandi linee, ripensate anche alla vostra storia nelle americhe, non pensate che gli eventuali coloni possano aver visto questa somiglianza (sempre a grandi linee) come un segno? Lasciate stare la grecia, la cirenaica e tutto il mediterraneo orientale e concentratevi sulla parte occidentale, tu stesso Emilio hai detto che i romani consideravano l'hispania come una specie di isola collegata solamente da una stretta lingua di terra, pensate agli esploratori che fossero andati nell'occidente, le condizioni del clima erano simili in messico e nello stato dell'arizona e new mexico, e se per puro caso si fossero spinti pi� a sud-ovest, avrebbero trovato una penisola simile all'hispania (non sapendo che il messico si collegava al sud america) e ne avrebbero tratto le ovvie conseguenze, pensate all'ovvio sito dove fondare una colonia importante per Roma, a quale punto pensate?
Aurelio Ventidio Aquila |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
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Posted - 16/07/2005 : 13:52:24
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mmmm....come ti ho gia detto,gli indigeni li avrebbero venerati,quindi i Romani avrebbero avuto il controllo dell'america del nord....ma il punto � che se fossero arrivati per caso,come avrebbero comunicato con Roma?come mantenere i contatti con il vecchio continente?
Lucio Emilio Paolo |
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
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Posted - 16/07/2005 : 15:38:09
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In effeti non avrebbero avuto contatti con Roma fino a che i viaggi oceanici non fossero stati sufficientemente sicuri per sostenere una comunicazione efficente, d'altra parte come � successo agli spagnoli forse anche i Romani sarebbero stati scacciati, in minoranza numerica e senza una patria anche il simbolo pi� banale sarebbe stata un'ancora di salvezza, partendo da questo principio ho deciso anche di sviluppare un modello e ho scoperto che, se inseriamo nel contesto eventuali guerricciole con gli aztechi e campagne nordiche contro i popoli come gli iroqesi, i romani stanziati nella penisola americana avrebbero potuto assoggettare un territorio che va dal fiume Mississipi, seguendo la catena degli appalachi e salendo nella zona dei grandi laghi fino a consolidare il territorio incluso tra l'oceano e il canale che va dall'Ontario al St.Lawrence, questo nei primi periodi, la sucessiva espansione possibile grazie a queste conquiste li avrebbe sicuramente portati nelle grandi praterie occidentali ove avrebbero varcato il Mississipi (una sorta di Tigri o Eufrate americano) per andare a consolidare il proprio potere sia sulle lande a nord-ovest che sulla costa del sud-ovest assoggettata al potere azteco, per raggiungere alla fine il nuovo limes rappresentato dal Rio Grande, li la loro avanzata si sarebbe anche potuta fermare, a nord invero ci sarebbero state le solite guerre contro le trib� barbare che attaccavano le aree dei grandi laghi costringendo i Romani a formare dei valli difensivi trasversali che "chiudevano" la pianura dagli appalachi fino alla costa, in questo modo avrebbero sacrificato i territori direttamente a settentrione ma avrebbero impedito l'accesso dei barbari nel nuovo impero, nel contempo a sud della nuova capitale in florida, come successe per la sicilia anche cuba sarebbe stata colonizzata o conquistata e la potenza azteca avrebbe dovuto temere un possibile attacco da due fronti differenti.
E da notare come a questo punto gli Aztechi rappresentino pi� un nemico alla Cartagine che una vera e propria potenza terrestre, almeno nella mente dei romani, tuttavia rimane chiaro e palese che questi barbari attaccheranno via terra e quindi la sede dello scontro saranno le coste del Rio Grande.
A seguito degli attacchi gli Aztechi ridotti alla pace dalle armi romane potrebbero riassumere sia l'immagine di cartagine che quella dei parti, al fine di difendere il loro nuovo impero i romani consolidarono le loro postazioni sul Rio Grande fortificando la costa e costruendo numerose citt� commerciali e militari, la frontiera risalir� fino ad nord-ovest ove i commerci e le esplorazioni porteranno a scoprire le vaste riserve aurifere della california, prossima tappa dell'espansione romana, comunque le provincie centrali delle grandi praterie sono sempre esposte agli attacchi dei barbari indiani che indeboliranno l'impero, al fine di difendersi da essi alcuni imperatori o comunque figure di successo dovranno escogitare nuovi sistemi difensivi e di preallarme posizionando torri di segnalazione a distanze ragionevoli sulle colline che circondano gli appalachi e la cantena montuosa occidentale, la semplice idea di costruire un vallo difensivo lungo tutte le grandi praterie � semplicemente folle.
I costi enormi, e le necessit� della difesa li costringeranno a disporre in quelle aree di personale di cavalleria sempre pi� veloce e potente al fine di intercettare e annientare le bande barbare che potrebbero scendere da nord e assalire le citt� agricole che sfamano il nuovo impero.
Altro punto debole del nuovo impero st� nel fatto che sebbene il limes sul Rio grande sia un'enorme difesa anti-aztechi, la sua estensione non arriva a cingere la california, questa importantissima provincia rimane quindi indifesa dagli assalti dei subdoli nemici del sud che oramai hanno imparato ad assalire le armi romane con successo.
L'unico vantaggio che rimane ai romani � il valente cavallo che nessuna delle due minaccie � riuscita a reperire (poich� solo i romani ne possiedono), � quindi la cavalleria � il metodo di difesa principale per le provincie sotto attacco nemico e allo stesso tempo diventer� un'arma a s� stante per via della sua importantissima capacit� di eliminare il nemico...
Ad ogni modo dopo aver letto il tuo racconto sui romani in america vorre che mi aiutassi, Lucio Emilio Paolo, a realizzarne un'altro su un periodo pi� avanti nel tempo, ipotizzando che tutto ci� che ho scritto sia veritiero o meglio probabile, il periodo storico in questione � la ripresa delle ostilit� tra il nuovo impero e gli aztechi sul limes del Rio Grande, allora cosa ne pensi?
Aurelio Ventidio Aquila |
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
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Posted - 16/07/2005 : 15:48:52
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Ed ora beccati questo primo pezzo del racconto:
Le fronde lasciavano defluire al terreno la luce solare impedendo la completa oscurit�, il boschetto era calmo e le piante ricoperte di licheni e muschi rilasciavano nell𠿟ria una serie di profumi selvatici che estasiava la memoria umana, il sudore calava dalle braccia e dai volti degli uomini sfiniti dopo la battaglia, le armi scheggiate e in parte distrutte, le armature intaccate ma luccicanti ai deboli raggi del sole erano in parte incrostate da rivoli di sangue e fango dello scontro appena passato, la calma ricopriva quei luoghi e li cullava come in un meraviglioso sogno.
Il comandante, un centurione di avanzata et� era un veterano delle prime spedizioni ed ora gli era stato assegnato il comando dell㠙ntera campagna dal senato, fu incaricato di ridurre i barbari del nord e dell侊vest in stato di non belligeranza e avrebbe fatto qualsiasi cosa per obbedire a quegli ordini, soprattutto perch� il longevo Marcello Claudio era a capo del senato dopo i disastrosi avvenimenti nel caldo sud, ancora ricordava ci� che era stato�
Improvvisamente un messaggero giunse a portargli notizie, era stanco e rattrappito dal freddo, trapelava sudore e stanchezza ma era notevolmente resistente e deciso a tal punto da presentarsi sull𠿟ttenti di fronte al generale Tito Emilio gli si par� di fronte con fare pacato e austero, la barba cresciutagli durante i giorni di guerriglia al nord, le continue scorribande nelle praterie, la cattura del villaggio barbaro iroqese nell侊vest e ora l𠿟vanzata del gruppo barbaro della costa settentrionale li aveva di nuovo dissuasi a muoversi contro i loro veri nemici, l㠙mpero barbaro del sud-ovest.
Il messaggero consegn� la missiva che gli arrivava dal senatore Claudio e lesse che si richiedeva la sua presenza in senato, la citt� aveva bisogno di lui ed erano disposti anche a negoziare il rilascio del villaggio intero a patto di ottenere la pace a nord, sempre con fare austero il generale Emilio si diresse dai suoi ufficiali superstiti e li convoc� per gli ordini, poi fece ricomporre i ranghi e li dispose a parata per dirigersi verso i barbari in maniera festiva, a m� di amicizia�
La marcia dur� alcuni giorni, i suoi esploratori dissero che i barbari si erano spostati a nord lungo il sentiero delle trib� fino al campo invernale che i barbari chiamavano Yamasees, una volta arrivati disposero la legione a parata di fronte al villaggio, da questo usc� qualcuno, probabilmente il loro capo e si avvicin� alla met� campo tra la legione e il villaggio, lo stesso fece Tito Emilio e i suoi ufficiali superiori, la discussione fu breve e concisa, nessuna frottola, nessun rigiro di parole, solamente la disposizione dei fatti: 𨯗bbiamo necessit� di instaurare una pace duratura tra i nostri popoli, siete interessati ad aiutarci? Siamo commiserevoli e se accettate possiamo restituirvi ogni singolo abitante del villaggio che abbiamo catturato tre giorni or sono� il leader barbaro sembr� pensieroso, valutava la situazione e dopo alcuni istanti di indecisione alcuni fiocchi di neve cominciarono cadere dal cielo, era inverno inoltrato e cominciava a nevicare, Emilio pens� che dovevano tornare immediatamente alla citt�, dovevano obbedire agli ordini, che ci fosse pace o meno, il leader barbaro parl� prima nella propria lingua, poi un ufficiale di Emilio, un certo Erminio, tradusse per dovere: 尞a neve sta gi� cadendo come sono caduti i miei fratelli, accetto la pace, e desidero riavere i fratelli della prateria, gli dei vogliono la pace� e termin� constatando che Emilio sorrideva per la bella notizia, questi disse 廍ono dispiaciuto di non poter restare per il rito di pace tra i nostri due popoli ma sono stato chiamato a difendere il mio popolo a sud, devo andare�.
ATTO II
La brezza marina avvolgeva l𠿟ltopiano, il sapore salmastro era nell𠿟ria e rendeva la zona pi� familiare, in lontananza il sentiero piegava verso sud ove era posta la sua destinazione, tuttavia non avrebbe proseguito con l𨬓sercito appresso, era tradizione fermare le truppe su quel lato del fiume e non sarebbe stato lui il primo a infrangere la tradizione.
Gli strani alberi con i fiori bianchi che pendevano verso il suolo ricoprivano la pianura e rendevano la regione amabile ai romani, il rumore delle attivit� del castrum erano inequivocabili e per quanto possibile addirittura giovanti al suo umore, l㠙nsediamento romano era grande, fornito di una possente muratura seppur fatta ancora di tronchi d𠿟lbero, era chiamato 鏠astrum Claudiano� in onore al comandante, gli odori che lo percorrevano annunziavano l侊ra del rancio mattutino e quasi gli dispiaceva lasciare il forte in un momento di tale vitalit�, tuttavia un dovere inderogabile lo chiamava dalla citt�.
Dopo mesi passati tra fango e neve, sangue e ghiaccio, la vista della nuova patria era un toccasana che gli avrebbe ridato colore alle gote e gli riavrebbe dato il dono della favella nei comizi al foro.
Il sentiero che scendeva a sud era lastricato, il primissimo tratto di strada lastricato costruito dalla legione all𠿟rrivo in questa terra, era rimasto armato solo del suo gladio e della sua armatura, una lorica segmentata di cuoio, leggera e comoda, una pelle di orso di queste terre sulle spalle gli dava maggior calore ora che il sole era appena sorto e una massa scomposta ma stretta a fascio di piume di falco che gli pendeva dalla spalla sinistra, il cavallo che montava era uno dei pochi che erano originari della prima spedizione ed ora era piuttosto vecchio, la mandria che allevavano gi� in citt� era pi� fresca e avrebbe preso un nuovo animale, comunque stavano ormai per superare il colle che copriva la citt�, questa era un modesto complesso urbano tra i colli occidentali della grande penisola, tutt㠙ntorno a questi colli la manodopera indigena aveva gi� tratto numeroso legname per la citt� che oramai era stata lastricata, e molti edifici erano ormai in muratura.
Ormai la citt� si estendeva dai fianchi dei colli fino alla costa che disponeva di un modesto porto che ospitava a sua volta alcune nuove trireme e moltissime navi per la pesca, attivit� che forniva molto buon cibo alla citt�.
La discesa verso la civilt� lo sorprese nel vedere a distanza il grande palazzo in muratura e colonnato simile ad un tempio greco, a cui mancava ancora il tetto e perfino le capriate, i lavori in effetti erano fermi, il palazzo in questione era la sede del senato, o meglio del senato della citt� e che per quanto sapeva gestiva tutto ci� che c𨬓ra di romano in questa landa selvaggia.
La missiva era chiara ed autoritaria sebbene il tono amichevole, il suo amico e superiore di un tempo lo chiamava in citt� per una grave minaccia che incombeva sui domini romani.
ATTO III
Da quando era entrato in citt� una strana aria aleggiava sulla gente e sul posto, sembrava aria di sventura e perfino chi usciva dalle locande esterne sembrava di cattivo umore, si diresse a cavallo fino alle mura originarie ormai inglobate nella citt�, l� diede in consegna l𠿟rma e il cavallo alla guardia ed entr� nella citt� vera e propria, dall𠿟lto delle mura un arco di mattoni e roccia portava infissa una modesta piastra di bronzo con su scritte le lettere romane che indicavano il nome della citt�: 𡤄RBE NOVA�, passeggiando con calma verso l㠙nterno vide la figura del colonnato a semicerchio farsi sempre pi� grande fino a quando non fu ai piedi della scalinata, da l� chiam� una guardia e fece informare il senato della sua presenza alle porte.
Quando la guardia torn� una piccola folla si stava accalcando verso di lui, ognuno di loro sapevano chi egli fosse, il generale del nord che combatteva per la sicurezza dei Dominii Romani, Tito Emilio fu osannato e a lui furono poste domande sull𨬓sito della campagna a nord, ognuno di loro provavano passione per tale uomo di cos� tale vigore e valore, il vento freddo del nord non aveva neppure scalfito il suo viso ne arma barbara ebbe tale occasione, la lorica era invero scalfita e graffiata in pi� punti e sulla spalla sinistra una striscia di pelle e cuoio portava la medaglia del senato assieme ai suoi 懀rofei� catturati in battaglia, una piuma di falco per ogni barbaro ucciso�
Egli esalt� la folla con alcune esposizioni di battaglie giusto per ridare vigore al loro spirito e per mitigare quel clima di persecuzione che pesava sulla citt�.
Intanto si accalcavano sempre pi� gente attorno a lui che le guardie della citt� dovettero cominciare a pararsi tra il senato e la folla per sicurezza, dalle enormi porte di bronzo e legno sorsero alcune figure coperte di tuniche di lana bianca con una singola striscia di cuoio leggero, molto lunga, poggiata sulle loro spalle sinistre, il simbolo oramai riconosciuto del potere militare e politico della nuova citt�, ognuno di loro disponeva a suo modo di qualche decorazione su tali strisce di cuoio.
La folla prima estasiata e trepidante di richiami ed inneggi alla gloria di Tito Emilio ora si era fatta muta e solo la risacca lontana sembrava rumoreggiare furiosa di fronte ai senatori, costoro fattisi pi� ritti e maestosi di fronte alla folla si allargarono per far passare un vecchio ormai decrepito, era lui il comandante Marcello Claudio Prisco, il tempo non era stato gentile con lui e nonostante questo era ancora forte e imprimeva, fin nella memoria degli uomini chi gli stavano dinnanzi, l㠙mmagine di virilit� e fierezza tipiche di un comandante romano.
Uno dei senatori si fece pi� avanti e url�: 廍ilenzio sia fatto! Parla Marcello Claudio Prisco!�
Egli si fece avanti sorretto da un suo attendente e cominci� a parlare con stanchezza ma con un tono fiero, si rivolse a Tito Emilio: 幈h generale, tu che hai condannato alla sconfitta i barbari del freddo nord consacrando salvezza e prosperit� alle provincie del nord, avanza verso di me e accetta la mia ospitalit�, oggi alla sesta ora ti unirai a me nella cena nella mia umile dimora, la domus aemilia nei quartieri settentrionali.
Era usanza oramai porre i quartieri dei leader dell𨬓sercito a settentrione della citt�, usanza nata quando Marcello Claudio Prisco stesso pose il suo giaciglio a settentrione della legione e del castrum che divenne la citt�.
L侊ra sesta arriv� come di consueto, e Tito Emilio si present� dinnanzi all𨬓ntrata della domus aemilia che prontamente si spalanc� facendo uscire allo scoperto la figura del comandante Claudio pi� eretta del solito, pi� vigorosa di quanto si aspettasse.
Sebbene il buio calasse in quel momento ad occidente, non v𨬓ra un gran gracidare come al solito, anzi solo i grilli sembravano essere la sola fonte di rumore nell𠿟ria, in lontananza la risacca sembrava diminuita d㠙ntensit� e l侊dore salmastro rendeva l𠿟ria pi� gradevole, anche gli incensi sparsi nella domus aemilia portarono un po� di allegria, Claudio gli indic� la via e Tito entr� con fare deciso e impettito, proseguirono un po� nel giardino centrale e poi Claudio prese la parola: 廍ono tempi duri ragazzo, ho sentito cos儫ai fatto al nord, sono felice di vederti sano e salvo�.
鐈o fatto il mio dovere comandante, lo faccio da quando sono sbarcato in queste lande dimenticate e non mi sono mai tirato indietro, perch� mi hai convocato qui in citt�?� il vecchio cammin� ancora per un poco indicando la sala da pranzo, un porticato alto sul mare con diverse fiaccole e candele, era stato molto difficile procurarsi quei beni su quella terra dimenticata dagli dei ma alla fine v𨬓rano riusciti, Claudio riprese 廍e ti ho convocato � perch� ho bisogno di una persona fidata che gestisca questa questione intelligentemente� 廍i ma cosa � successo di preciso per farmi scendere in piena campagna?� il vecchio sembrava indeciso sulla questione ma poi riprese 𨧻 barbari dell侊vest, quelli che vivono sul lago a sud del deserto sono decisi ad attaccarci per ottenere uomini da sacrificare ai loro dei pagani, come sai gestiscono un discreto regno seppur non arrivi neppure a toccare le rive orientali, ma sono bellicosi, tu ricordi quando gli affrontammo in passato vero?� 廍i comandante, fu una strage ma c坿 l𠿟bbiamo fatta, ora siamo qui e possediamo questo impero proprio perch� non riuscirono ad ucciderci, ma� a quel punto il vecchio riprese forza e lo interruppe con un intervento 𨯗llora saprai che siamo in pericolo, ultimamente ho inviato molti esploratori a occidente, fin oltre il deserto per scoprire le mosse di questi barbari, ho scoperto che hanno manovrato in tutti questi anni per conquistare le terre a loro a nord e ora arrivano fino ai confini meridionali del deserto.� 孏utto qua? Credevo ci fosse qualcosa di pi� pericoloso nell𠿟ria.�
Si sdraiarono quindi comodamente sui triclini mentre alcuni schiavi indigeni si apprestavano a servire la cena, un altro schiavo invece prese una lira fatta in legno di quegli alberi dallo strano fiore e prese a suonare note estasianti, il vecchio ebbe un𨬓spressione sempre pi� cupa mentre un lampo all侊rizzonte squarci� il buio con la sua luminescenza, una tempesta in arrivo�
𡥼uello che avevamo scoperto mesi orsono era che i barbari dell侊vest stavano costruendo un𠿟rmata apposta per assalire la provincia occidentale, e� l儫anno fatto, oggi � arrivato in citt�, poco prima del tuo arrivo, un messaggero proveniente dalla Colonia Fulvia� il vecchio sembrava stanco e il suo volto ancora pi� oscuro, Tito lo esort� a continuare, 𡌃bbene� i barbari hanno assaltato e raso al suolo la citt�, i cittadini superstiti sono stati catturati e trascinati in catene attraverso il deserto, l𠿟rmata era piuttosto numerosa ed ora si sta spostando verso Heraclea Silvana, come sai Colonna Fulvia era la nostra roccaforte avanzata sul limes occidentale, ed ora non esistono armate ad occidente in grado di opporsi ai barbari, Tito� ho bisogno che tu e la legione attacchiate e scacciate questi barbari dal sacro suolo, domani ti proclamer� console e ti dar� ufficialmente la gestione della Provincia Fulvia.�
岞a questa � una notizia terribile! Come � potuto accadere?� 尞a soluzione � pi� semplice di quanto tu pensi, un traditore o uno schiavo ha dato la posizione del nostro esercito ai barbari e loro lo hanno assalito durante la notte, scavalcando in silenzio le mura e aprendo le porte del forte mentre le guardie venivano sgozzate, ho avuto un𨬓saustiva ricostruzione degli accadimenti� ad ogni modo ora l𠿟rmata barbara sta invadendo tutta la provincia fulvia, sono state segnalate squadre nemiche perfino ad Altovallum, la rocca del nord, pare abbiano distrutto le strade che la collegavano al resto dei domini, la situazione � drammatica oltremodo, accetterai la mia proposta?�
Ora prova tu a continuare.
Aurelio Ventidio Aquila |
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
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Posted - 17/07/2005 : 02:13:02
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ATTO IV
Il sole era alto nel cielo, anche se a quella latitudine la neve non cadeva mai, il clima non era certo dei migliori, l𠿟ria fredda del mare congelava gli animi, tuttavia il sole era in grado di scaldare a dovere qualsiasi cosa vi fosse in quelle terre.
Da tempo stava pensando a cosa dire a seguito della sua acclamazione a generale delle armate d侊ccidente e console, non voleva scoraggiare la folla e il senato ma non voleva neppure dare l𠿟ria di un novellino, avrebbe dovuto attenersi all𨬓tichetta del buon soldato e accettare di buon grado l𠿟cclamazione.
Si alz� dal triclinio ove si era addormentato la notte precedente non appena torn� a casa dalla cena con il suo vecchio compagno d𠿟rmi e cominci� a vestirsi, i servi avevano raccolto l𠿟rmatura e le vesti e le avevano lucidate e ricomposte e poggiate su una mensola non lontano dalla porta che dava sul corridoio, si alz� velocemente, dimise la toga e si abbigli� ad arte per la grande occasione, il senato sarebbe stato riunito al gran completo, raccolse l𠿟rmatura e si mise in spalla il fascio di piume e la pelle d侊rso ed usc� in strada, quasi non fece attenzione alla forte pendenza che si accentuava mentre avanzava verso la curia, il freddo attanagliava ancora il luogo e l𠿟ltezza della citt� non migliorava molto le condizioni, quando pass� vicino alla basilica scorse le prime due guardie pretorie che con le loro aste e gli scudi ovali stavano a guardia del foro, di fronte alla curia una grande folla si era radunata e da quando ci� era accaduto molti venditori ambulanti con i loro carrettini si piazzarono ai lati dello spiazzo per vendere le loro cibanze, di fronte alla curia in particolare quattro possenti guardie pretorie tenevano la folla indietro e fu addirittura necessario l𠌊so della forza quando queste cominciarono a spingere ulteriormente contro il senato.
Con fare deciso si port� dietro alla massa della folla e a gran voce url� 幈h dei cos坿 cotale caos che della citt� fa preda?� la folla si acquiet� immediatamente e sorpresa si volse a guardare ammirata il generale che cominci� a farsi strada tra la gente, non riusc� tuttavia a fare pochi passi che la folla stessa si apr� di fronte al suo passo sicuro e deciso, allora quando la folla lo ammirava ormai come l𠌊ltima speranza, egli si pose sul suggestum e cominci� a parlare con l侊scurit� e l㠙ra di tale trambusto dipinta in volto: 䥲ente di Urbe Nova! Cos坿 che bramate? Quali domande avete da rivolgere? Cosa il senato pu� per voi?� il tono deciso e rassicurante con cui aveva pronunciato l𠌊ltima frase aveva ridato coraggio alla folla e uno di essi, un popolano qualunque, disse: 幞on hai forse sentito le ultime liete? Il nostro grande e potente senato a lasciato cadere un𠿟ltra citt�, Altovallum oramai non esiste pi� e le nostre armate sono finite! Cosa faremo quando i barbari assedieranno la citt�? Chi ci difender�?� 鏠alma signori, siete uomini di fede e come me avete fede nel senato, io stesso sono stato chiamato per tale questione, se il senato vorr� mi offrir� spontaneamente per attaccare e ridurre alla ragione i barbari, non temete, ora parler� al senato!� e di l� a poco la folla esplose in un tripudio di esultanze e acclami, gente che urlava il nome di Tito erano anche molto numerose ed egli si meravigli� di ci� e arross� per qualche istante, tuttavia not� che alcuni individui stranamente vestiti a lutto con toghe nere erano tra la folla e si riunirono di fronte ad una via secondaria e poco appariscente per voltarsi a guardarlo, erano solo cinque ma erano scuri in volto e minacciavano gravi azioni, sparirono senza che nessuno pot� vederli.
In quell㠙stante si volt� perentorio ed entr� nella curia, spalanc� a fatica i grandi portoni di bronzo e varc� la soglia pi� calda ed entr� nell𠿟trio principale, composto da una stanza quadrata con un colonnato interno circolare, l㠙ntero complesso era pi� vasto della singola stanza ma comunque quella era l𠿟rea ove risiedeva e parlavano i senatori.
La stanza inoltre non disponeva ancora un tetto e il cielo era coperto solo da un ampio telo color porpora, la stanza era illuminata da candelabri posti ad intervalli regolari, otto in tutto, l𠿟tmosfera era pi� cupa del giorno precedente quando aveva ricevuto la notizia della caduta della roccaforte occidentale.
Si sporse oltre il colonnato e chiese la parola, tutti i senatori si voltarono a guardarlo e gli cedettero la parola volentieri, egli raggiunse il centro della sala e cominci� a parlare: 岞i dicono notizie di cattivo gusto siano arrivate oggi in citt�, e vero?� il silenzio si era fatto irreale, nessuno osava parlare, solo il vecchio compagno d𠿟rmi si alz� per rispondergli, presiedeva la seduta del senato ed era affaticato dalla vecchiaia che lo attanagliava, prese la parola con l𠿟rdire di coloro che sanno cosa significa combattere: 𡌃 vero, l𠿟rmata di barbari che ieri ti ho descritto � giunta a notte fonda alle porte di Altovallum e ha preso il forte con la forza bruta delle loro armi, ora non disponiamo pi� di reparti di qualche efficacia ad ovest, ci rimane una sola speranza� restio e stanco volse lo sguardo agli altri senatori che a loro volta gli diedero un segno di accettazione e successivamente si volt� verso il generale 孏ito Emilio! Avanza di fronte al senato! Sei stato scelto per condurre la Legione contro i barbari dell侊vest e per riconquistare il suolo consacrato dal sangue di Roma! Se riuscirai nell㠙mpresa verrai consacrato come massimo generale dei Dominii Romani, e� soprattutto� verrai insignito del titolo di Dux et Imperator, vai ora glorioso milite e sottometti le armi barbare con valore.
Alz� il braccio salutando con il saluto di Roma e si volt� uscendo velocemente nella luce del d� che arrivava, si rivolse alla folla con fare concitante e veloce annunciando di aver ricevuto l㠙ncarico e si diresse velocemente alle porte settentrionali della citt�, quando le raggiunse si fece ridare il cavallo e il gladio mont� in sella e si diresse a grandi falcate verso il Castrum Claudiano.
ATTO V
Mentre il sole raggiungeva l𠿟pice raggiunse il castrum e fece chiamare il legato per impartire gli ordini del senato, fece schierare immediatamente i legionari, 4000 validissimi uomini, 1300 dei quali veterani delle prime esplorazioni, si disposero in formazione nel forum, proprio in quel momento, mentre il legatus legionis disponeva gli uomini e lui stesso usciva dal pretorio con un𠿟rmatura nuova del solido metallo che componeva il suo gladio, una turmae di cavalleggeri romani entrarono nel castrum e salutarono il generale, da essi si stacc� un𠌊fficiale, un decurione, un certo Flaminio che gli rivolse la parola: 䥲enerale Tito Emilio! Siamo mandati dal senato, sono il Decurione in comando della cavalleria ausiliaria, ho ricevuto precise istruzioni di prendere ordini da lei e solamente da lei, quali sono gli ordini generale?� Emilio si volse divertito verso l𠌊fficiale, poco pi� che trentenne, gli si avvicin� e disse: 岞a tu non sei il figlio del senatore Flavio?� il decurione sembrava intimorito ma allo stesso tempo spiazzato 廍i signore, sono suo figlio� 鐈a!� riprese il generale 𨯗llora sei il figlio dell𨬓roe della Battaglia dei Falchi� 廍i signore, mio padre salv� la vita del comandante delle forze romane durante lo scontro a nord, anche se non riusc� a salvarlo in seguito� 𡥼uella dannata freccia, non posso crederci, quanto tempo � passato ragazzo?� 𠐓eh, signore � passato un decennio oramai, il Tribuno Fulvio Stilio non riusc� a sopravvivere nonostante mio padre lo trasse in salvo, una freccia lo colp� al torace e� il polmone sinistro fu gravemente leso�, 廍i ora ricordo, beh, sono contento di averti con me ragazzo, disponi le turmae ai lati della strada e dopo che la legione sar� uscita disponiti in coda, quando saranno in riga portati in avanti, voglio parlare ancora con te�.
Detto questo Tito Emilio mont� sul suo nuovo cavallo e lo spron� verso la porta principale che dava ad ovest, la via Fulvia che portava fino alla citt� caduta era sicura almeno per molte decine o centinaia di miglia e non era saggio restarsene fermi l� ad aspettare, si volt� e chiam� il suo tribuno: 𡌃rminio! Formazione a colonna! Passo di marcia sostenuto! Dobbiamo raggiungere Claudiovilla entro la notte!� il tribuno li schier� e si mise al passo assieme alla truppa, alla fine di questi v𨬓rano anche molti arcieri delle auxilie addestrati dai romani tra la popolazione indigena assoggettata fin dallo sbarco.
Le insigne sfilarono per prime al fianco sinistro del generale, fuori le cinque turmae aspettavano e in testa a queste v𨬓ra Flaminio che aspettava tranquillo.
Passarono velocemente verso ovest, aggirando la giungla impenetrabile e ricca di forme floreali e di piante che sorprendeva i romani ogni qual volta le ammiravano, proseguirono verso settentrione svoltando ad ovest fino a raggiungere la costa, il passo era veloce e sostenuto, i legionari non sembravano soffrire pi� di tanto il caldo e riuscirono entro sera a raggiungere Claudiovilla, la prima cittadina fondata al di sopra della posizione della capitale.
Intanto mentre percorrevano l𠌊ltimo tratto di strada verso le mura cittadine il generale cominci� a scartare gli argomenti tattici e strategici per concentrarsi su altri argomenti 璌immi Flaminio, dove hai servito prima di questo incarico?� questo si fece un poco pi� vicino e cominci� a parlare 𨧻 miei primi incarichi rappresentarono pi� un addestramento che vere e proprie missioni, fui mandato a esplorare e tracciare una mappa dettagliata della penisola, pi� in l� col tempo fui mandato in esplorazione nelle grandi praterie, v坿 molto spazio lass�, io non ho mai visto la patria ma mi hanno detto che era una terra meravigliosa ed era facile sopravvivere laggi�, comunque� 𣫮agazzo, hai mai fatto azioni di guerra?� il ragazzo sembr� arrossire ma era solo un𠿟pparenza 廍i signore, ho combattuto i barbari del nord vicino alla Colonia Gemina, siamo stati i primi a ritirarci per volere del senato� il ragazzo si interruppe, il generale ricord� l𨬓vento, la cavalleria fu ritirata, le truppe di legionari in formazioni sciolte dalle legioni che combattevano senza un comando tranne quello di Fulvio Stilio, un𠿟rciere barbaro che usciva dalla foresta ai confini del campo di battaglia che scagliava la freccia fatale e il centurione che lo trascinava via verso la citt�, e poi� e poi l𠿟ssedio mancato e l㠙nvasione della citt� la precipitosa fuga sulle tre galee, il ritorno al Portus Aggripides con la salma del tribuno e poi la notizia della distruzione della colonia del nord� le ritorsioni furono immediate e fatali per i barbari.
La sera calava a grandi passi sul mondo e uno sciame di vocii e rumori avvolgeva la terra assieme al freddo e all𠌊midit� tipica di quelle regioni, l𠿟cqua del ruscello vicino sciabordava sugli argini della citt� cinta nel sonno, la luna si intravedeva attraverso la cappa di nubi che ricopriva il mondo, in lontananza la tempesta stava picchiando sulla nuova urbe, presto sarebbe giunta qui e avrebbe distrutto molte case e propriet�, nessuno coltivava in queste aree, era inutile in certi periodi, soprattutto durante l𨬓state, le vigne selvatiche erano in effetti l𠌊nico passatempo agricolo di quelle terre oltre che l𠿟llevamento di cavalli, risorsa strettamente custodita da guardie armate.
Aurelio Ventidio Aquila |
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Aurelio Ventidio Aquila
Membro Antiquo
    
2099 Posts
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Posted - 16/08/2005 : 03:09:28
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Ehi! Nessunoha continuato il mio racconto???
Aurelio Ventidio Aquila |
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Lucio Emilio Paolo
Principe del Foro
    
2371 Posts
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Posted - 16/08/2005 : 10:31:00
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a dire il vero all'inizio ilracconto era mio...non tuo,poi tu hai continuato...quindi dovremmo parlare del nostro racconto
Lucio Emilio Paolo |
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Lucius Antonius Primo
Membro Antiquo
    
1249 Posts
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Posted - 16/08/2005 : 12:52:55
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Io ho gi� il racconto dlla britannia...
Pont Max Lucius Antonius Primus Firnus
FIAT IVSTITIA NE PEREAT MVNDVS
Iustitiam quaerimus,rem omni auro cariorem. |
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