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GLI ACQVEDOTTI
SISTEMI DI COSTRVZIONE lE TERME
INTRODVZIONE AGLI ACQVEDOTTI
Tra
le opere più grandi e vistose lasciateci dai Romani, sicuramente ricordiamo gli
imponenti acquedotti. Gli acquedotti vengono ideati a Roma nel V sec. a.C.
perché ormai la fornitura idrica dell'Urbe, che fino ad allora si affidava al
Tevere o ai pozzi, non era più sufficiente. Roma si stava trasformando nella più
grande metropoli di tutta l'Antichità e non solo, quindi si decise di costruire
un' acquedotto che collegasse una sorgente e portasse l'acqua fresca in città,
il primo fu l'Aqua Appia costruito nel 312 a.C. per volere dell'omonimo
Console Appio Claudio, lo stesso che diede il nome alla celeberrima via. Con il
passare degli anni ne vennero costruiti altri di maggior portata. In totale
c'èrano ventiquattro acquedotti, che trasportavano ogni giorno nell'Urbe oltre 1
milione di metri cubi d'acqua percorrendo in totale oltre 400 Km di condutture.
Se oggi possediamo molte informazioni sugli acquedotti e l'edilizia idraulica lo
dobbiamo all'opera del
Curator Aquarum
Sesto Giulio Frontino, contemporaneo dell'Imperatore Nerva, il quale scrisse un
libro, il De aqueductu Urbis Romae (letteralmente Sugli acquedotti della
Città di Roma), nel quale spiega i metodi di costruzione, i materiali
edili, ma anche nomi e percorsi delle condutture idirche, l'ubicazione delle
sorgenti e molto altro.
Dalla prosa ricca di tecnicismi di Frontino traspare la consapevolezza e
l'orgoglio che porta lo scrittore, cives romanus, a compiacersi della
mole degli acquedotti, sostenuti per chilometri da imponenti arcate, e a
sorridere, con un certo disprezzo, delle piramidi egiziane ed ai templi greci,
opere famose ma inutili.
LA STRVTTVRA
Inanzitutto
facciamo una debita precisazione: quando pensiamo agli acquedotti romani, ci
immaginiamo alte ed eleganti strutture ad archi sorrette da pilastri, ma in
realtà la maggior parte del tragitto era effettuato sotto terra, in canali
appositi, e solo in pochi casi gli acquedotti uscivano allo scoperto: per
esempio per superare un fiume, o per portare l'acqua oltre una pianura.
Dietro la costruzione di un acquedotto stanno tutta una serie di problematiche,
che gli ingegneri Romani hanno saputo perfettamente risolvere. Per esempio la
forza motrice dell'acqua. L'acqua non si sposta da sola! E' necessario un
"motore", e i Romani ne trovarono uno veramente "autonomo" cioè la forza di
gravità. Gli ingegneri avevano intuito che sarebbe stato sufficiente dare una
certa pendenza all'acquedotto e mantenerla per tuto il tragitto, e poi la forza
di gravità avrebbe fatto tutto il resto, così capirono che un'inclinazione del
25%, in media un metro di pendenza ogni chilometro, avrebbe fatto scorrere
l'acqua senza problemi fino alla città. Era inoltre necessario saper scegliere
la sorgente giusta, in modo da fare defluire una giusta quantità d'acqua tutto
l'anno senza periodi di secca e periodi di piena.
LA COSTRVZIONE
Una
volta scelta la sorgente adeguata, si stabiliva il percorso che l'aqueductus
avrebbe compiuto per arrivare in città, per fare ciò si tracciava un profilo
della geografia del terreno segnando coline e avvallamenti, pianure e corsi
d'acqua. Per questo lavoro i tecnici adoperavano uno strumento di legno simile
all'attuale livella, ma di dimensioni assai più grandi: il coròbate. Questo
poteva dirsi in esatta posizione orizzontale quando i fili a piombo attaccati al
suo ripiano di legno pendevano parallelamente alle gambe e quando l'acqua che
colmava una vaschetta scavata sul ripiano non debordava. guardando attraverso il
coròbate i tipografi potevano tracciare un'immaginaria linea orizzontale che
seguiva tutto il percorso dell'acquedotto e segnare su questa linea, a
intervalli di 10 metri, le distanze verticali tra essa e il terreno. Unendo
tutti i segni presi con una linea si otteneva il vero profilo del terreno e gli
ingegneri stabilivano se appoggiare le condotte al livello del suolo, se farle
passare sotto, oppure elevarle di alcuni metri. A questo punto si procedeva alla
sua edificazione. Spesso per la necessità di mantenere una pendenza costante le
condotte facevano percorsi molto lunghi con molte curve, e non andavano mai in
linea retta, in tal modo l'acqua defluiva senza problemi fino alla "foce
artificiale", che quasi sempre era costituita da una grossa cisterna.
Il percorso dell'acquedotto come detto
in precedenza per la maggior parte era interrato o talvolta addirittura scavato
sotto colline e montagne, in questo caso la condotta era formata solo da una
struttura di laterizio parallelepipeidale impermeabilizzata e areata con dei
pozzetti posti ogni 20-30 metri, usati anche per la manutenzione periodica.
Solo talvolta la conduttura doveva superare fiumi o
pianure ed era quindi necessario costruire una struttura di sostegno (aquae
pensiles). Uno degli esempi più famosi è il ponte-acquedotto sul fiume Gard
nell'attuale Francia, che riforniva la città di Nemasus l'odierna Nimes.
La realizzazione iniziava con l'edificazione delle fondamenta dei pilastri: se
passavano sulla terra si scavava una buca profonda vari metri e si costruiva una
solida base a tronco di piramide con grossi blocchi di pietra.
Se invece si trattava di un fiume era necessario
preparare un recinto di legno impermeabilizzato con la pece tutto intorno
all'area della costruzione di ogni singolo pilastro: in tal modo si poteva
asportare prima l'acqua, poi la fanghiglia e la ghiaia per poter edificare una
solida base di grossi blocchi di pietra. Fatto ciò iniziava la costruzione dei
piloni veri e propri. Questi potevano essere sia di pietra che di laterizio, e
venivano sovrapposti tra loro alternati e uniti con malta. Solo a questo punto
si univano i pilastri con gli archi i quali si costruivano utilizzando delle
strutture di sostegno di legno dette centine che permettevano la collocazione
dei conci fino alla chiusura della "chiave di volta".
Costruita la prima arcata si procedeva all'edificazione delle altre arcate che poggiavano sempre sugli stessi pilastri, all'ultimo piano sorgeva in laterizio la vera e propria condotta dell'acquedotto.
GLI ACQVEDOTTI DELL'VRBE
Una città come Roma con il suo milione e mezzo di abitanti doveva essere ben
rifornita di acqua, anche perché questa non serviva solo direttamente ai suoi
Cittadini ma anche ai complessi termali, i quali sembra consumassero molta
acqua. Roma si avvaleva di undici acquedotti costruiti in varie epoche a partire
dal II sec a.C. e che rimasero sempre tutti in funzione, e che nel complesso
portavano nell'Urbe oltre un milione di metri cubi di acqua al giorno.
I. Aqua Appia
Fu il primo acquedotto di Roma, edificato nel 312 a.C. dal Console Appio
Claudio, lo stesso che fece costruire la Via Appia. Le sorgenti sono situate
sulla via Collatina ed è lungo ben 16 Km, anche se il suo percorso è quasi del
tutto sotterraneo, e giungeva fino al foro boario.
II. Aqua Ania o Anio Vetus
Lungo oltre 63 km, prende il suo nome dalla valle dell'Aniene presso Tivoli, le
sue acque giungevano fino alle Terme di Diocleziano, mentre una ramificazione
secondaria giungeva erogava l'acqua necessaria alle terme di Caracalla.
III. Acqua Marcia
Il nome deriva dal Pretore M. R. Marcius, e fu edificato nel 114 a.C. La
sorgente era situata presso Marano Equo
IV. Acqua Tepula
Costruito nel 126 a.C. prendeva le acque dalla Valle Preziosa scorrendo
esclusivamente in condotte sotterranee. Il suo nome deriva dl fatto che la
temperatura dell'acqua rimaneva sempre sui 18 gradi circa.
V.
Acqua Iiulia
Edificato nel 33 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, convogliava le acque dalle
sorgenti nelle vicinanze di Grottaferrata.
VI. Acqua Vergine
Fu costruito sempre da Agrippa verso il 19 a.C. convogliando le acque ubicate
presso la tenuta della Rustica. E' tuttora perfettamente funzionate.
Alcune derivazioni dall'acquedotto giungevano presso il Campidoglio e Trastevere.
VII. Aqua Augusta
Costruito per volere dell'Imperatore Augusto nel 2 d.C., serviva a portare
l'acqua a Trastevere ove si tenevano le naumachie (o battaglie navali) in un
lago artificiale.
VIII. Aqua Claudia
Iniziato dall'Imperatore Claudio nel 38 d.C. ma terminato da Caligola è uno dei
più imponenti. Le sue sorgenti erano ubicate presso la Valle dell'Aniene, e
portava le sue acque fino a Porta Maggiore ove una diramazione giungeva presso
il Palazzo e riforniva l' area circostante al Colle Palatino.
IX. Aqua Ania Nova o Anio Novus
Costruito per volere di Caligola ma terminato dall'Imperatore Claudio nel 52
d.C. circa prendeva l'acqua dal Fiume Aniene, con la sua lunghezza di oltre 84
Km è l'aquedotto più grande del mondo.
X. Aqua Traiana
Voluto dall'Imperatore Traiano nel 109 d.C. circa convogliava le acque del lago
Sabatino nella zona di Trastevere.
XI. Aqua S. Severa
Fu edificato dall'Imperatore Settimio Severo nel 226 d.C.
CALCE IDRICA >> I Romani inventano tra le altre cose la calce, e una variante di essa detta idrica poiché resisteva all'acqua ed era utilizzata nelle cisterne o negli acquedotti appunto per impermeabilizzare, è tuttora utilizzata.
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