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DOMVS ·
INDICE DELLE RISORSE ·
FORVM
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INIZIO TATTICHE
i MILITES FORTI
LE LEGIONI LA
FLOTTA FOTO
- Colonna, o quadrato "Agmine": era la principale formazione delle centurie, e quella con la quale si schieravano in battaglia; generalmente il quadratum o agmine era composto da 5 file ravvicinate di uomini composte da due contuberne ciascuna, in tal modo risultava facile allargare e restringere i ranghi oppure aprirli per il passaggio di altre truppe facendo "scivolare" gli uomini delle colonne dispari dietro agli uomini di quelle pari. In tal modo era garantita ampia flessibilità sul campo di battaglia.
- Riga "Finis", era uno schieramento formato da poche linee di soldati, era di solito usata dagli ausiliari dalla cavalleria, e talvolta dai legionari durante l'attacco.
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- Testuggine "Testudo",
orgoglio dell' esercito romano, questo schieramento estremamente complesso e
richiedente notevoli doti di coordinamento collettivo, permetteva di avanzare
sotto il tiro di frecce e dardi nemici, facendo un
ire
tutti gli scudi dei soldati in modo da formare un'enorme "tetto" sotto il quale
si "nascondevano"molti più legionari di quanti ne sembrasse celare, e ciò
costituiva un' effetto sorpresa per i nemici.
In pratica, come si può ben vedere nel video, i legionari della centuria
restringevano i ranghi fino ad essere spalla contro spalla, quindi i milites
della seconda fila sollevavano gli scudi e li ponevano con una estremità sulla
testa della prima fila, e con l'altra coprivano gli uomini della fila
posteriore, allo stesso modo faceva la terza fila, la quarta fila etc. I
legionari che si trovavano ai lati dello schieramento si disponevano tra le file
al loro lato e tenevano lo scudo verso l'esterno, proteggendolo. La prima fila
invece manteneva gli scudi alzati per garantire la protezione frontale.
In tal modo la testuggine era impenetrabile alle frecce ed ai dardi da tutti i
lati eccetto quello posteriore.
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Moenia o muro di scudi, così chiamata perché è in effetti una "parete
umana"era utilizzata per contrastare attacchi con la cavalleria, e attacchi con
i carri. Si formava facendo abbassare i legionari della prima fila, con i
pila inclinati verso avanti e infilzati con la parte posteriore in
terra, e quelli della seconda fila si avvicinavano a quelli della prima alzando
gli scudi e inclinando i pila verso avanti.
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Cuneo "Cuneum" è una formazione d'attacco impiegata dai legionari o dalla
cavalleria per sfondare e oltrepassare uno schieramento avversario. Consisteva
nel fare disporre i soldati o gli equites in modo da realizzare una figura
triangolare, quando era pronta questa formazione si scagliava con la punta
rivolta verso i nemici come se fosse un tutt'uno. La particolarità di questo
schieramento non stava tanto nella capacità di combattimento, quanto nella forza
d'urto impressa da quest' ultima verso l' unità nemica.
Altro
schieramento importante era l'orbiter, esso era usato nel caso in cui
parti dei milites si ritrovassero isolati dalle altre truppe e circondati dai
nemici. In tal caso si formava un cerchio con i legionari posti nella prima
fila, e gli altri soldati se presenti al centro. Questa formazione permetteva
una facile difesa, quasi si fosse dietro alle mura di una fortezza umana, e
permetteva di attendere il soccorso delle altre truppe che con l'efficiente
sistema di comunicazioni non avrebbero tardato arrivare.
Le strategie qui sotto riportate sono generalizzate, e servono a fare capire quali fossero le tattiche più utilizzate in epoca imperiale.
TATTICA OFFENSIVA
Prima di ogni battaglia campale (cioè in campo aperto), c'erano, se il tempo lo
consentiva, sempre dei preparativi: innanzitutto la disposizione della
formazione verso il nemico o la direzione dalla quale sarebbe sopraggiunto, poi
la costruzione di trincee,e fossati in grado di fermare un possibile attacco
alle parti deboli della formazione, come ad esempio le aree in cui erano
disposti gli arcieri, o le catapulte (solitamente dietro al fronte). Si passava
quindi al dislocamento delle coorti e delle varie turme di cavalieri.
Solitamente la formazione era disposta su due linee ma talvolta anche su tre con
la cavalleria sui lati per proteggerli da eventuali aggiramenti operati dal
nemico.
Qui sotto c'è la rappresentazione del tipico dislocamento della legione: le
coorti (n° grandi) e le turme (n° piccoli) sono numerate da I a X da sinistra a
destra.

L'attacco iniziava così: dai manipoli in fronte alla formazione, si staccavano quattro (o più) linee di legionari unite due a due, che correvano verso i nemici, a distanza utile scagliavano i pila, dopodiché intraprendevano un combattimento corpo a corpo, se il primo attacco veniva respinto si procedeva allo stesso modo fino allo sfaldamento della formazione nemica. Ed era questo il segreto della tattica romana, tanti attacchi, veloci e letali. Accanto ai legionari, prima dell'attacco della fanteria gli arcieri scagliavano un nutrito nugolo di frecce e si impiegavano anche onagri, e scorpioni, che lanciavano anfore con olio ustionante e lance di 2 m. L'utilizzo della cavalleria in questo caso assumeva due compiti, quello di proteggere i lati della formazione, e quello di fare attacchi a sorpresa alle spalle dello schieramento nemico. Una curiosità: i legionari prima dell'attacco sbattevano i gladi contro lo scudo, in tal modo si formava un fortissimo rumore che spaventava i nemici, inoltre le baliste che lanciavano dardi lunghi fino a 2 metri, erano più usate per spaventare il nemico che per colpire i soldati dato che la prendere la mira era quasi impossibile (chiunque si spaventerebbe se un soldato accanto fosse trapassato oltre per oltre da un dardo di due metri!!), tutte queste cose servivano quindi ad abbassare il morale del nemico ancora prima che iniziasse lo scontro vero e proprio.
TATTICA DIFENSIVA
Nonostante i generali romani prediligessero, la tattica precedente, poiché
permetteva di potere fare la prima mossa, talvolta in alcune condizioni era più
opportuno fare azioni difensive, e quindi lasciare operare i primi movimenti
al nemico. Fondamentalmente le due tattiche erano simili, e differivano
per il fatto che in quella difensiva i manipoli non si muovevano, ma restavano
fermi, vediamo come: una volta disposta la legione in base al tipo di nemico i
manipoli si disponevano con i ranghi (cioè lo spazio tra un soldato e l'altro)
più o meno larghi; anche se solitamente lo spazio era ridottissimo. Appena il
nemico iniziava ad avvicinarsi, gli arcieri scoccavano un nugolo di frecce e si
metteva in moto anche l'artiglieria, che a quei tempi aveva effetti sul morale
nemico assai devastanti. Dopodiché appena le linee nemiche arrivavano a distanza
utile i legionari scagliavano i loro pilum in tal modo falciavano il
nemico in carica, ed intraprendevano un corpo a corpo. A lato della fanteria
operava la cavalleria che cercava di chiudere il nemico da dietro, in modo di
imprigionarlo tra due fronti. Nel qual caso ci fosse stato un attacco con
cavalleria, i legionari si disponevano a "muro" (vedi illustrazione) con la
prima fila abbassata con i pila inclinati e infilzati per terra, la
seconda fila attaccata dietro con gli scudi alzati. In tal modo i cavalli nemici
si fermavano prima di arrivare a contatto con i legionari (questo poiché evitano
lo scontro con "oggetti"). Se avveniva un attacco con arcieri, la formazione a
testuggine rispondeva al problema.
L'ASSEDIO DELLE CITTA'
Assediare un città non era certo uno delle cose più facile, ma i Romani
eccellevano in questa ars bellica. Questo grazie alla
alta preparazione militare, alle strategie, e sopratutto alle macchine da
assedio. L'assedio di una città iniziava con la costruzione intorno ad essa di
una doppia fila di mura di legno o comunque nel suo isolamento. Questo per
evitare che dalla città potessero uscire messaggeri, soldati, o abitanti, che
avrebbero potuto chiamare dei soccorsi. Talvolta costruito anche un muro sempre
di legno verso l'esterno, per evitare che une esercito alleato potesse prendere
le legioni dal retro: di grande esempio può essere il caso narrato nel
Commentarii De Bello Gallico di Caio Giulio Cesare in cui ci viene illustrato
l'assedio di Alesia. Attorno alle due mura venivano costruiti dei fossati e
delle "trappole" come le bocche di lupo. Le bocche di lupo erano dei buchi
conici scavati nel terreno, al centro dei quali c'era un bastone appuntito, e
serviva a minare il percorso dei soldati nemici, che in tal modo non potevano
stare in formazione e che inoltre non permettevano l'uso della cavalleria. Una
volta fatto ciò, in base allo spessore delle mura si costruivano arieti, o torri
da assedio. Gli arieti potevano fare brecce nelle mura sottili, ma non quelle
fatte con blocchi troppo grandi o particolarmente spesse. Quindi era più
conveniente in questo caso usare la torre d'assedio che permetteva di portare i
legionari direttamente sugli spalti delle mura. La costruzione di una torre da
assedio richiedeva molto tempo, e sopratutto alberi, circa 400, più il
ferro per le giunzioni, e per le piastre protettive.
Con gli arieti, si arrivava fino sotto le mura, e si iniziava il martellamento.
Una volta fatta una breccia, se il nemico non usciva a combattere, i legionari
in gruppi di centurie, coperti dal tiro degli arcieri, entravano nella città in
formazione a testuggine completa, cioè chiusa da tutti i lati, e iniziavano la
conquista per zone.
Con le torri d'assedio, invece dopo la costruzione, era necessario un percorso
sul quale farla correre, una specie di pista, che veniva costruita man mano che
avanzava . Una volta affiancate le mura, si aprivano di colpo i portelloni
superiori, ed uscivano in massa i legionari, conquistando prima le parti
strategiche delle mura, e poi conquistando il resto della città.
Riportiamo qualche riga della celebre opera Commentarii de Bello Gallico in cui Cesare spiega le costruzioni che fa erigere per mettere sotto assedio ad Alesia dove si trova asserragliato Vercingetorige con le sue truppe. N.B. Nel testo Cesare scrive in terza persona.
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COMMENTARII DE BELLO GALLICO - LIBER VII - II PARAGRAPHVS |
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| ...CAESAR HAEC GENERA MVNITIONIS INSTITVIT FOSSAM PEDVM XX DERECTIS LATERIBVS DVXIT VT EIVS SOLVM TANTVDEM PATERET QVANTVM SVMMAE FOSSAE LABRA DISTARENT RELIQVAS OMNES | ...Cesare si mise a costruire queste fortificazioni: fece una grande fossa di venti piedi con le pareti diritte in modo che il fondo di essa fosse tanto largo quanto distavano i margini superiori .... fece scavare due fosse di quindici piedi di larghezza e tutte e due della stessa profondità: quella più interna tracciata attraverso terreni campestri e bassi le fece riempire di acqua derivata dal fiume. Alle spalle di queste costruì il terrapieno e il bastione alto dodici piedi. Vi aggiunse un rivestimento con tronchi sporgenti a forma di corna di cervo presso le giunture dei ripari e del terrapieno per ritardare la scalata dei nemici e tutt'intorno a questa fortificazione collocò delle torri distanti tra loro ottanta piedi .... |
ARS = il termine ars in questo caso non significa arte ma bensì tecnica, ne consegue che ars bellica significa tecnica della guerra.
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